“Guai a chi esce”. Ma in tanti continuano a fregarsene Sboarina costretto a proibire l’attività motoria su tutto il territorio comunale. Stretta anche per chi esce col cane. Ma in tanti continueranno a fregarsene

Siamo arrivati a questo, a un sindaco obbligato a emanare un’ordinanza che in piena emergenza sanitaria, col mondo in ginocchio e i nostri ospedali allo stremo vieta ai cittadini di continuare le corsette e passeggiatine quotidiane e impedisce a chi deve per forza portare a spasso il cane di farlo a zonzo per la città per un tempo illimitato. Contiamo i morti col pallottoliere, i contagi giornalieri, da tanti che sono, ormai rischiano di non fare nemmeno più notizia, medici e infermieri stanno crepando per tentare di arginare una situazione senza precedenti, l’anno scolastico di fatto si è chiuso a marzo, e gli amministratori pubblici anziché dedicarsi anima e corpo a quelli che dovrebbero essere i problemi reali, sono obbligati a contrastare un esercito di minus habens che non ha rispetto nemmeno per i propri nonni, genitori, figli, nipoti, mogli e mariti.

IL TESTO
Questo, in sintesi, il contenuto dell’ordinanza. Dato che «i controlli disposti hanno accertato che lo svolgimento di attività fisica all’aperto costituisce motivo di aggregazione in cui non risulta possibile garantire il rispetto della necessaria distanza di sicurezza (…) Ritenuto in relazione all’andamento dei dati epidemiologici che segnalano in modo evidente l’aggravamento dell’emergenza (…) il sindaco ordina di vietare lo svolgimento di attività sportiva e motoria, ivi comprese passeggiate, in luogo pubblico o aperto al pubblico nel territorio comunale; di limitare lo spostamento per la gestione degli animali domestici, disponendo la possibilità di attendere alle esigenze primarie degli animali d’affezione per il tempo strettamente necessario e comunque in aree contigue alla residenza dei proprietari nel raggio di 400 metri, fatto salvo il raggiungimento dell’area cani più vicina secondo il percorso più breve». I divieti, al momento, valgono fino al 3 aprile.

CERVELLI SPENTI
Lo diciamo subito: noi non ci facciamo illusioni. Molti di quelli che non riescono a vedersi la punta dei piedi in doccia ma hanno deciso che questo era il momento giusto per improvvisarsi Pietro Mennea seguiteranno a farlo convinti di farla franca (e parecchi ci riusciranno), che tanto gli stupidi sono quelli che rimangono a casa, che «correre mica espande il virus», e chissenefrega se parecchi virologi sono di parere opposto per una serie di ragioni che è inutile elencare qui, tanto lo fanno già nei talk show da mattina a sera. Altra riflessione: sì, siamo convinti (perché così ci hanno riferito alcuni avvocati) che l’ordinanza potrebbe essere contestabile in assenza di una legge ad hoc dello Stato, e buona parte delle persone pizzicate in pantaloncini corti e borraccia siamo certi che si rivolgeranno al tribunale per vedersi annullare la sanzione. Ma il punto, secondo noi, è un altro: è folle che in una situazione simile, di fronte a un dramma che passerà alla storia, si debba dibattere di simili questioni. È angosciante che ci sia ancora tanta, troppa gente che pur di continuare la vita di sempre dice: «Nessuno me lo può vietare». Girano foto, e non poche, di persone che non rinunciano alla grigliata condominiale, di vicini di casa che si riuniscono per cantare l’inno nazionale tutti assieme sui balconi, di podisti che chiacchierano amorevolmente. È il punto più basso della società, l’abisso delle coscienze. L’ora più buia. E certe zucche vuote l’interruttore non lo troveranno mai.

Alessandro Gonzato