Tante le iniziative della Chiesa di Verona in occasione della IX Giornata mondiale dei poveri di domenica 16 novembre. A illustrarle, nel salone dei vescovi dell’Episcopio è stato il vescovo Domenico. «Questa Giornata – ha detto – focalizza un tema che vogliamo continuare a coltivare lungo l’anno e il desiderio è che consenta alla nostra Chiesa di rimanere attenta e di avere sempre un atteggiamento di accoglienza di queste persone, che in varie situazioni rischiano di sentirsi addirittura colpevolizzate». Il momento unitario più importante è il Giubileo diocesano della speranza e povertà che sarà vissuto sabato 15 novembre. A illustrarlo Lucia Vantini, delegata episcopale per l’ambito della prossimità: «Il Giubileo è l’anno della restituzione; l’anno in cui si riconosce che la povertà non è naturale ma prodotta e che la carità senza giustizia è consolazione che perpetua l’ingiustizia». Il programma del Giubileo, come spiegato da don Matteo Malosto referente per il servizio diocesano fragilità, prevede alle 12.00 nella Basilica di San Zeno, il ritrovo di più di 300 persone in situazione di povertà più alcuni volontari che li accompagnano, invitate da diversi gruppi e associazioni, per condividere un tempo di riflessione, testimonianze, preghiera ecumenica e quindi, alle 13.00, il pranzo. Nel pomeriggio, alle 16, al Convento di San Bernardino, il vescovo Domenico Pompili presiederà la Messa aperta a tutta la comunità diocesana. La giornata è organizzata dal Servizio fragilità con la partecipazione di numerosi enti e associazioni che lavorano con la grave marginalità, tra cui Caritas diocesana, Mensa del Barana, Famiglia Canossiana, Adoa, Conferenze San Vincenzo. Il Giubileo diocesano ha come sottofondo alcune parole importanti di papa Leone XIV che, nell’esortazione apostolica Dilexi te descrive la povertà non come una fatalità da accettare con rassegnazione caritatevole ma un’ingiustizia, e nel Messaggio per la IX Giornata mondiale dei poveri esorta la Chiesa e il mondo a riconoscere la povertà in tutte le sue forme, a non abituarsi all’indifferenza e ad agire concretamente con giustizia. Nel 2024, lo ricordiamo, la rete capillare dei Centri di ascolto ha supportato 3.778 famiglie per un totale di 10.654 persone, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Il 63% è una donna; il 59% ha cittadinanza non italiana; l’età media delle persone ascoltate è di 50,7 anni (a livello nazionale 47,8; le persone supportate hanno titoli di studio tendenzialmente bassi; il 31% lavora). La rilevazione dei bisogni ci dice che l’82,8% delle famiglie presenta problemi di povertà economica, cui seguono i problemi collegati all’occupazione (19,1%) e, in una famiglia su dieci, i problemi di salute, abitativi e familiari. A questi dati si devono aggiungere quelli legati persone fragili che vivono nella marginalità e che hanno difficoltà abitative. Le persone attualmente accolte nelle strutture gestite da Caritas in tutto il territorio della Diocesi, in collaborazione con Servizi Sociali, Parrocchie e Associazioni, sono in totale 425. Inoltre, la Rete Caritas supporta 815 persone relativamente alle spese legate all’abitare (affitti, utenze, spese condominiali). Tra le iniziative ricordiamo che domenica si inaugura a Castel d’Azzano la nuova bottega della solidarietà.



