L’inflazione armonizzata dell’Eurozona ha rallentato a gennaio 2026 all’1,7% su base annua, in calo dal 2,0% di dicembre 2025, ma il dato medio nasconde forti divergenze settoriali e nazionali. L’Italia si conferma tra i Paesi a piu’ bassa dinamica dei prezzi: l’indice, sceso all’1,0% dall’1,2% di dicembre, resta nettamente inferiore alla media dell’area euro, con un differenziale destinato a persistere anche nel 2026. Nel complesso, il dato di gennaio conferma un’Eurozona in fase di disinflazione ma ancora molto eterogenea. In questo contesto, l’Italia si distingue per un’inflazione piu’ bassa sia nel dato corrente sia in prospettiva, con un indice previsto, per quest’anno, intorno all’1,6%, stabilmente inferiore alla media europea. E’ quanto spiega un report del Centro studi di Unimpresa, in cui si legge che la minore crescita dei prezzi in Italia implica che a parita’ di reddito nominale, le famiglie italiane subiscono una perdita di potere d’acquisto piu’ contenuta rispetto alla media dell’Eurozona. Un effetto che riguarda sia la spesa quotidiana alimentari, energia, beni di consumo – sia i servizi, e che trova conferma anche nei dati nazionali di Istat, con l’inflazione al consumo ferma all’1,0% e l’inflazione di fondo stabile all’1,8%, contro il 2,2% dell’area euro. Proprio per l’eurozona, il rallentamento e’ guidato soprattutto dall’energia, che accentua il profilo deflazionistico passando dal-1,9% al-4,1% su base annua, nonostante un aumento congiunturale dei prezzi dello 0,7% su base mensile, inferiore a quello registrato a gennaio dello scorso anno. I servizi, pur restando la componente piu’ rigida dell’inflazione, rallentano dal 3,4% al 3,2% annuo, minimo dallo scorso settembre. I beni industriali non energetici accelerano leggermente, salendo allo 0,4% su base annua. L’inflazione alimentare complessiva cresce dal 2,5% al 2,7%, trainata dai prodotti non trasformati, che passano dal +3,5% al +4,4%. In questo contesto, l’inflazione core dell’Eurozona scende di un decimo al 2,2%. Per il 2026, le stime indicano un’inflazione media dell’area euro pari all’1,9%, con la core intorno al 2%. In Italia, il quadro appare strutturalmente piu’ moderato. Tra le componenti, i prodotti alimentari freschi accelerano al +2,5%, quelli trasformati restano sopra il 2,0%, mentre l’energia esercita un forte effetto frenante: -9,8% per i prezzi regolamentati e -6,2% per quelli non regolamentati. Sulla base di queste dinamiche, per il 2026 l’inflazione armonizzata italiana e’ stimata intorno all’1,6%, contro l’1,9% previsto per l’Eurozona. Il confronto internazionale evidenzia ulteriormente il posizionamento italiano. I dati sull’inflazione confermano che l’Italia si muove su un sentiero piu’ equilibrato rispetto alla media dell’Eurozona. Un’inflazione piu’ bassa significa, in concreto, meno erosione del potere d’acquisto per famiglie e imprese, in una fase in cui la stabilita’ dei prezzi resta una priorita’ sociale prima ancora che macroeconomica. E’ un risultato che va preservato, evitando scelte che possano riaccendere tensioni sui costi energetici e sui servizi. Ora e’ il momento di accompagnare questo quadro con politiche che sostengano i redditi, il lavoro e gli investimenti produttivi, trasformando la moderazione dei prezzi in crescita reale e duratura commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.



