Per il referendum sulla separazione si andrà al voto il 22 e 23 marzo. In Comune, il comitato «Società civile per il NO al referendum costituzionale» ha presentato le sue ragioni contro la «Legge Nordio»
Il referendum sulla separazione delle carriere si avvicina e anche a Verona le opinioni si polarizzano. Da un lato, lo scorso dicembre, è stato lanciato il comitato VeroneSi, che sostiene la posizione del centrodestra e di una parte delle cose liberali. Dall’altro, questa mattina in Comune, il comitato «Società civile per il NO al referendum costituzionale» ha presentato le sue ragioni contro la «Legge Nordio». Erano presenti Andrea Castagna, presidente Anpi provinciale di Verona, Mario Faggionato, dei Giuristi democratici, Francesca Tornieri, segretaria generale della Camera del Lavoro CGIL Verona, Agata La Terza, rappresentante dell’Osservatorio di Comunità Ricerca e Azione per i Diritti e i Doveri Sociali e Greta Leonardi, di Unione degli universitari di Verona. «Il principio su cui ci siamo mossi è la difesa di ciò che la Costituzione ha determinato, in particolare l’equilibrio tra i poteri legislativo, giuridico ed esecutivo, i principi fondamentali su cui si regge la nostra Carta. Modificarli significherebbe alterare un equilibrio che consideriamo molto pericoloso. Questa norma serve esclusivamente a far sì che il potere politico possa essere assoggettato dall’Esecutivo», ha esordito Castagna. Faggionato si è scagliato contro il sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura: «Questo passaggio della legge Nordio è volto a dequalificare la componente della magistratura all’interno dell’organo che si autogoverna. L’Esecutivo vuole mettere un cappello sull’attività giurisdizionale». Gli universitari di Udu sono entrati a gamba tesa nel dibattito pubblico e hanno sposato il «No» alla riforma della giustizia, Leonardi, infatti ha affermato: «Non sarà permesso votare ai fuori sede, il nostro è un ruolo di megafono per i nostri coetanei, perché la partecipazione alla vita politica va costruita e resa possibile. Il referendum è un tema fondamentale e la nostra posizione nasce dal fatto che la separazione delle carriere viene presentata come una riforma tecnica, pur non essendolo». La Terza ha posto l’accento su un dettaglio non indifferente: «Il Governo afferma che magistrati e giudici sono troppo amici, vorremmo non fosse così, per caso? Sarebbe peggio se politici e magistrati fossero troppo amici. Il contenuto di questa legge si può riassumere nell’articolo che recita: “È fatto assoluto divieto alla magistratura di intervenire in qualsiasi maniera per fermare provvedimenti del Governo”. Non siamo più nello Stato di diritto. Cosa c’entra tutto questo con la divisione delle carriere?». A sua volta Tornieri ha sottolineato: «Questa riforma non è volta a migliorare la qualità del sistema giudiziario. I padri costituenti avevano un disegno diverso». I primi appuntamenti per il «No» saranno il 7 febbraio a Legnago, nella sala civica Matteotti e il 13 febbraio in sala Cucchi allo Stadio, mentre per il «Sì» è stato organizzato un evento il 26 febbraio in sala Ater. Intanto il referendum sulla giustizia ha superato le 500mila firme.
Christian Gaole



