Invalidità: 18mila certificati a Verona

VENEZIA 08-10-2020.FOTOATTUALITA'. PALAZZO FERRO FINI.CONSIGLIO REGIONALE . RITRATTI SU SFONDO BIANCO DEI NUOVI CONSIGLIERI REGIONALI.NELLA FOTO: ANNA MARIA BIGON.

“Una riforma presentata come ‘semplificazione’ si sta traducendo, nei fatti, in un aggravio significativo di oneri burocratici ed economici a carico dei medici di medicina generale e, soprattutto, delle persone più fragili”.
Così la consigliera regionale Anna Maria Bigon esprime forte preoccupazione per le criticità emerse con l’introduzione delle nuove modalità di presentazione delle domande di invalidità civile, così come ridefinite dal D.Lgs. 62/2024 e dgr. 670/2025. Un cambiamento, sottolinea la consigliera, avvenuto senza un reale coinvolgimento dei professionisti interessati.
“L’eliminazione del ruolo dei patronati, che negli anni hanno garantito supporto gratuito e competente ai cittadini – spiega Bigon – ha trasferito integralmente sui medici oltre alla certificazione sanitaria, anche la gestione della parte amministrativa della domanda, comprensiva di allegati e trasmissione telematica. Ciò si traduce in un ulteriore aggravio burocratico, insostenibile per molti medici, in particolare per chi opera in forma singola; in difficoltà oggettive nel garantire il servizio ai pazienti; in richieste di compensi diversi ed elevati per l’invio delle pratiche, con il rischio che siano proprio le persone con disabilità a dover sostenere i costi aggiuntivi”.
Nel territorio veronese, dove si registrano circa 18.000 certificazioni l’anno, l’impatto della riforma è particolarmente pesante. L’estensione in via sperimentale della nuova procedura dal 1° marzo 2026 sta mettendo in seria difficoltà l’intero sistema territoriale.
“È inaccettabile che, mentre si dichiara di voler mettere “il cittadino al centro” e rafforzare la sanità territoriale, si scarichino su medici e pazienti responsabilità e costi senza adeguato supporto organizzativo ed economico” rimarca.
La consigliera dem avanza delle proposte concrete: “Aprire immediatamente un confronto con i medici di medicina generale, finora esclusi dai processi decisionali; prevedere forme di sostegno concreto per l’attività certificativa; valutare che l’accesso alle procedure di richiesta dell’invalidità sia equo e gratuito; valutare il ripristino o il rafforzamento di servizi di supporto amministrativo dedicati e il coinvolgimento dei patronati”.
“Ritengo urgente correggere una riforma che, così com’è, rischia di aumentare disuguaglianze e disagi” conclude Bigon. “La tutela dei diritti delle persone con disabilità non può essere subordinata a logiche di risparmio né scaricata su chi è già in difficoltà”.