“L’infortunio ha messo fine alla mia carriera. Non c’è più il calcio di una volta”
(di Enrico Brigi)
La maglia gialloblù dell’Hellas Verona, l’esordio in Serie A, la convocazione nella Nazionale Under 21. Quello di Paolo Piubelli era diventato il sogno perfetto che un passo alla volta aveva finalmente preso forma. Una storia partita da lontano, nelle giovanili dell’Arbizzano.
«Avevo dodici anni quando feci un provino per il Milan. Fui notato e preso. A Milano andai in un patronato: scuola e calcio. La mia permanenza, però, durò solo tre mesi. I miei genitori decisero di riportarmi a casa. Oltre a quello con il Milan avevo fatto anche un provino con il Verona, anche quello andato bene. Fu così che iniziò la mia storia con l’Hellas che culminò con l’esordio in Prima squadra nella stagione 91/92».
In panchina c’era un certo Eugenio Fascetti.
«Un grande allenatore che ha sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani. Se uno meritava non si faceva problemi a mettere in panchina uno dei cosiddetti “senatori”».
Una squadra, quella, piena di bravi giocatori.
«C’erano Ezio Rossi, Prytz, Magrin, Renica. Probabilmente se Raducioiu avesse sbagliato qualche gol di meno e se non ci fosse stato l’infortunio di Stojkovic ci saremmo sicuramente salvati».
La voglia di giocare lo spinse a fare le valigie.
«Abituato alla Primavera dove ero titolare inamovibile, mi si prospettava una stagione di panchine. Del resto non poteva essere altrimenti visti i giocatori che avevo davanti. Chiesi quindi di poter andare a fare un po’ di gavetta altrove».
Lo vogliono Como e Padova ma lui sceglie la Juve Stabia.
«Il direttore sportivo Nardino Previdi mi prospettò questa soluzione e io accettai. Volevo mettermi alla prova in un ambiente particolare come quello del Sud».
In Campania non mancarono le soddisfazioni.
«Il Presidente Roberto Fiore aveva costruito una squadra per vincere. Arrivammo fino in fondo perdendo la finale play off contro la Salernitana».
C’è anche un curioso aneddoto.
«Sapendo la poca simpatia nutrita in quelle zone verso il tifoso gialloblù avevo un pizzico di timore su come sarei stato accolto. In realtà, gli “stabiesi” non amano molto il Napoli e quindi l’accoglienza nei miei confronti fu inaspettatamente calorosa. Non sai quante sciarpe e gadget ho portato ai tifosi».
Dopo quella stagione il ritorno a Verona pronto a riprendere il filo del discorso con i colori gialloblù. Il destino, però, era pronto a presentargli un conto salatissimo.
«Avevamo appena finito il ritiro a Cles e ci aspettava una partita di Coppa Italia contro il Perugia. La società decise di fermarsi a Rimini per un’amichevole».
In uno scontro fortuito di gioco Piubelli riporta la rottura di tre legamenti del ginocchio.
«Un infortunio che di fatto pose fine alla mia carriera. Tentai di tutto per ritornare. Quattro operazioni, andando addirittura in Francia dal prof. Bosquet, a quei tempi un luminare. Poi, però, dovetti arrendermi. Anche oggi con un infortunio del genere succederebbe la stessa cosa».
Rimpianti per quello che avrebbe dovuto essere e, invece, non è stato.
«Il mio grande rammarico è stato quello di non essere riuscito a sapere dove sarei potuto arrivare».
Oggi l’ex centrocampista ha voltato pagina. Fa l’imprenditore con successo e guarda il calcio in maniera un po’ distaccata.
«Da un tragedia sportiva è nata una bella opportunità. Ho completato gli studi e ho voltato pagina. Sono anche tornato allo stadio a seguire il Verona ma da qualche anno non più. Questo è un calcio che non mi entusiasma più come un tempo. Rimango, però, sempre un tifoso dell’Hellas».



