Nel 2026 l’industria italiana entrera’ in una fase di crescita moderata dopo la stabilizzazione del 2025. Le stime indicano un aumento del fatturato reale compreso tra +0,8% e +1,5% su base annua, trainato prevalentemente dai volumi di produzione e non dall’effetto prezzi. La ripresa dovrebbe essere graduale, con un primo semestre di assestamento e un rafforzamento nella seconda parte dell’anno, sostenuto da investimenti in beni strumentali e filiere produttive. I margini delle imprese sono previsti stabili, grazie alla normalizzazione dei costi energetici e finanziari. Lo confermano le analisi del Centrostudi di Unimpresa sulla base dei piu’ recenti dati Istat. Nel complesso, il quadro restituisce l’immagine di un sistema produttivo che ha superato la fase piu’ critica e sta consolidando le basi per una ripresa piu’ strutturata nel passaggio tra fine 2025 e inizio 2026. «I dati Istat vanno letti con attenzione e senza cedere alla tentazione dei titoli allarmistici. La tenuta del fatturato industriale su base annua e, soprattutto, la crescita dei volumi confermano che l’industria italiana sta attraversando una fase di stabilizzazione avanzata, dopo mesi complessi segnati da incertezza internazionale e rallentamento della domanda. Il dato tendenziale e’ quello che conta di piu’: produrre di piu’ rispetto a un anno fa, in un contesto di normalizzazione dei prezzi, significa che il tessuto produttivo sta ritrovando equilibrio e capacita’ di reazione. E’ un segnale incoraggiante per le imprese, che dimostrano di saper difendere i ricavi e mantenere attivi i cicli produttivi anche in una fase di transizione. Servono misure che rafforzino gli investimenti, sostengano il credito alle piccole e medie imprese e riducano il carico fiscale sul lavoro e sulla produzione. L’industria sta facendo la sua parte; spetta alle istituzioni creare un contesto favorevole affinche’ questi segnali di tenuta possano trasformarsi, nel 2026, in una crescita piu’ solida e diffusa» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. Per il 2026 lo scenario piu’ probabile e’ quello di una crescita industriale moderata ma progressiva, con un incremento del fatturato reale compreso, in media d’anno, tra +0,8% e +1,5%, trainato piu’ dalla produzione che dai prezzi. Non si intravede una ripartenza inflattiva: l’aumento dei ricavi dovrebbe avvenire principalmente per maggiori quantita’ vendute, segno di un rafforzamento della domanda effettiva. Il primo semestre 2026 sara’ verosimilmente ancora di assestamento, ma con una graduale riattivazione degli investimenti, soprattutto nei comparti legati ai beni strumentali, alla transizione tecnologica e all’ammodernamento delle filiere. Questo significa che la crescita non sara’ trainata dai consumi finali, che resteranno prudenti, bensi’ da una ripresa endogena del sistema produttivo, piu’ solida e meno volatile. La normalizzazione dei costi energetici e finanziari dovrebbe consentire alle imprese di difendere i margini, pur senza significativi ampliamenti. Il 2026 sara’ probabilmente un anno di consolidamento, in cui l’obiettivo principale delle imprese non sara’ massimizzare i profitti, ma rafforzare la struttura patrimoniale e produttiva dopo anni di shock. Due fattori saranno decisivi: la politica monetaria, che dovra’ accompagnare la ripresa senza irrigidimenti prematuri; la politica economica nazionale, chiamata a sostenere investimenti, credito e competitivita’ fiscale delle pmi. In assenza di nuovi shock esterni, il 2026 puo’ essere l’anno in cui l’industria italiana passa dalla resistenza alla crescita ordinata, non esplosiva ma piu’ duratura.



