La mossa del cavallo

(di Chiara Clini)
Fuori dalla porta, dentro dalla finestra. Gli azionisti privati delle autostrade del Nordest sono pronti a presentare le proprie offerte per il rinnovo delle concessioni in scadenza: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) – dopo la recente sentenza della Corte di Giustizia Ue, che ha bocciato l’uso della prelazione nelle concessioni pubbliche – dovrà procedere infatti con il bando di gara, aprendo ora la seconda fase che farà entrare nel vivo il processo di presentazione delle offerte. Si ricorda che tra gli operatori pre-qualificati vi sarebbero Astm (Gruppo Gavio), A4 Holding (controllata da Abertis), il tandem Fininc (Gruppo Matarrese) – Sacyr e Aspi con la nuova guida Cdp Equity-Blackstone-Macquarie.

Insomma, I benettoniani potrebbero tornare in pista con una mossa del cavallo. Oggi rischiano fortemente di perdere la concessione della A4 Brescia-Padova, che scadrà a fine anno. Se non verranno approvati i lavori di prolungamento della Valdastico verso Trento o il progetto della quarta corsia, un’altra partita miliardaria, non avrebbero possibilità di ottenere una proroga.
Ma c’è sempre il libero mercato che potrebbe “salvare” la società controllata dall’accoppiata Alessandro Benetton – Florentino Perez che con la sua ACS è l’altro grande azionista di Mundys.
La Concessione Autostradali Venete (Cav) è oggi in mano al 50% della Regione Veneto e al 50% dell’Anas. Controlla e gestisce la Padova-Venezia, il Passante di Mestre e quel pozzo senza utili della Pedemontana che costa ai veneti decine di milioni all’anno e rischia di costarli per altri decenni. Se venisse affidata a Cav la concessione in house della Serenissima – promessa di Salvini ai veneti fatta un anno fa – potrebbe rimettere i bilanci in nero visto che la Brescia Padova macina 80 milioni di utili all’anno.
Ma sono in molti ad ostacolare questo progetto, a partire dalla Forza Italia di Flavio Tosi. Ora poi ci mette lo zampino anche l’Europa, che boccia la prelazione sulla Brennero e lancia un messaggio trasversale sulla A4: le gare devono essere tutte fatte (tranne che in Friuli Venezia Giulia dove l’Autostrada Alto Adriatico è a totale controllo pubblico). E questo potrebbe far tornare in carreggiata Abertis, che avrebbe anche la possibilità di raddoppiare con un’altra gallina dalle uova d’oro l’autostrada che va da Modena ai confini con l’Austria.
Ma non c’è soltanto Forza Italia contro il disegno di “venetizzazione” delle autostrade a Nordest: il capogruppo Pd in Consiglio regionale, Giovanni Manildo, attacca frontalmente: « Il piano per la creazione di un polo autostradale integrato nella macroregione Nordest, caldeggiato da Matteo Salvini e Alberto Stefani, sembra un tentativo di mascherare un’emergenza finanziaria senza precedenti: l’operazione non punta all’efficienza, ma a reperire risorse per colmare il disavanzo strutturale della Superstrada Pedemontana Veneta.
L’analisi contabile è impietosa: nel 2024 il Veneto deve fronteggiare un ammanco di 54 milioni di euro derivante dalla scarsa affluenza sulla SPV, con volumi di traffico che non raggiungono i due terzi di quanto inizialmente stimato. Per arginare questa falla, si sta già attingendo agli utili di CAV, confermando l’ipotesi che la futura holding sia concepita come un “artificio di cosmesi finanziaria”, per diluire il peso economico di un’opera in perdita attraverso i proventi di tratte redditizie».
E ancora: « Il percorso verso il gestore unico è inoltre minato da complessità legali e resistenze industriali. I colossi privati come il gruppo spagnolo Abertis, che controllano segmenti strategici dell’A4, non appaiono intenzionati a cedere le proprie concessioni senza indennizzi miliardari. A ciò si aggiungono le incongruenze tecniche legate alla natura della Pedemontana, che essendo classificata come superstrada e non come autostrada, presenta ostacoli normativi per un’integrazione immediata nello statuto di CAV. Siamo di fronte a un drenaggio di fondi pubblici travestito da riforma – conclude Manildo -: chiedo un formale accesso agli atti per esaminare i documenti che rendono la Regione un erogatore automatico di risorse per i concessionari. Bisogna fermare un sistema che ha visto il canone di disponibilità salire a 165 milioni di euro nel 2025, imponendo un sacrificio economico insostenibile alle prossime generazioni».