Dieci anni di poetica espressione che Agata De Nuccio, pugliese di nascita ma veronese d’adozione, dati i suoi tanti anni nella nostra città, ha raccolto in un’antologia che si propone come “viaggio poetico” che rivela la LUCE, quella espressiva delle parole, che riesce a trapassare il dolore, le solitudini e le angosce, e vive dentro di noi sempre, anche quando sembra che tutto intorno sia solo buio e tristezza.
Un’antologia che raccoglie il meglio della sua produzione poetica: perché?
«È nata per caso. Il mio editore mi chiama per propormi di pubblicare un’antologia che raccolga il meglio della mia produzione degli ultimi dieci anni. Quell’offerta editoriale mi ha fatto capire che gli ultimi tre libri di poesia pubblicati a mio nome: “Numero Trentotto” – “Lievito Madre” e “Il Tempo Necessario”, sono per i lettori, come anche per me, un percorso importante che porta a credere nella mia poesia e ricercarla.»
Una raccolta di suggestioni dell’anima che si trasforma in dimora per la passione, l’amore per la terra, i diritti umani, le città e i luoghi a lei cari.
«Esattamente. Un riepilogo ragionato di poesie che si trasforma in una tela visiva, un viaggio nelle parole, come talismano sonoro, oppure faro, con la sua luce che si accende e rischiara tutto intorno e tutto diventa possibile. Nell’antologia c’è spazio per l’amore per la terra, i versi scritti per denunciare la desertificazione del pianeta, che va di pari passo con la desertificazione dell’animo umano. Ho parlato anche di diritti umani: tema importante, poiché sono universali, inalienabili e indivisibili, ma purtroppo spesso vengono calpestati.»
Cos’è per lei un poeta?
«Il poeta è “sacro” solo quando si mette al servizio della poesia e scuote le coscienze. I luoghi della mia adolescenza – il Salento – con il suo mare, sono il mio rifugio, il mio posto sicuro dove so di dare voce all’anima che poi raccolgo su carta e si trasforma in poesia.»
Come nasce una sua poesia?
«La poesia non nasce, non è un parto. È una lotta contro sé stessi, un tentativo di superare i propri limiti. La poesia è un processo di creazione, distruzione e rinascita. È un atto di coraggio, di vulnerabilità e apertura. La “poesia” è una parola potente, una dichiarazione di intenti, un manifesto per chi scrive. La poesia non è solo un’espressione artistica, ma un atto di resistenza, una lotta contro le parole, le emozioni, le idee. Quindi, per me non nasce; è già materia esistente, in ognuno di noi.»
Qual è la sua maggiore fonte di ispirazione?
«Sono molto restia a identificare i miei versi. Scrivo poesie attingendo ad un patrimonio umano che si chiama intelligenza emotiva, un talento che abita in ognuno di noi.
Per me l’ispirazione è tutto, e la trovo quotidianamente in ogni luogo, in ogni volto, nella natura, nella luce che mi porto dentro.»
Cosa si aspetta dai lettori che si immergeranno nella sua opera poetica?
«In realtà non sono una persona che si presta molto alle aspettative, sono libera dalla forza centrifuga del consenso a tutti i costi e questo mi rende libera. Un dono prezioso come la libertà di esprimere sé stessi senza filtri è tutto quello che mi aspetto.»



