La Radio non spegne il degrado a Porta Vescovo – GUARDA LE FOTO Ottima idea del Comune in attesa della sede definitiva dentro a Porta Nuova. Veronetta però ha bisogno anche d’altro per liberarsi da delinquenza e sporcizia

Il Museo della Radio, patrimonio cittadino finora non valorizzato a sufficienza dalle istituzioni, trasloca temporaneamente all’interno di Porta Vescovo, in attesa di trovare collocazione definitiva negli spazi di Porta Nuova dopo aver lasciato il “Ferraris”.

L’esposizione aprirà al pubblico il 26 marzo e la data non è casuale: il 26 marzo 1930 Guglielmo Marconi, dal suo laboratorio sullo yatch Elettra, ormeggiato nel porto di Genova, accese le luci del municipio di Sydney, a 22 mila chilometri di distanza. Fu il primo esempio di tecnologia wifi.

ANTENNE E PULIERO
A Porta Vescovo sono in corso i lavori di allestimento. Gli operai però, in collaborazione con gli uomini dell’Amia, hanno dovuto inevitabilmente cominciare dalla pulizia degli spazi, dentro e fuori il vecchio accesso alla città, diventato negli anni terra di conquista per sbandati di ogni risma. Troveranno posto pezzi unici: il ripetitore Rai di Castel San Pietro, lo storico proiettore del cinema di via XX settembre, il primo modem utilizzato da un residente del quartiere. Insomma: vi sarà la storia della tecnologia di Verona ma non solo, dalle antenne dei pionieri delle radio e delle televisioni private fino ai pezzi più recenti. Vi sarà poi un’intera sezione dedicata a Roberto Puliero, la storia della nostra radiofonia: grazie alla realtà virtuale sarà possibile ascoltare – immersi nella riproduzione digitale di piazza Bra in festa – la radiocronaca della storica partita di Bergamo, 12 maggio 1985, che consegnò lo scudetto all’Hellas. L’idea ci piace molto. Oltretutto l’ingresso al museo sarà gratuito.

LOTTA AL DEGRADO
Porta Vescovo però va riqualificata nella sua interezza e non può essere una singola iniziativa, pur lodevole, a nascondere la polvere sotto il tappetto. Veronetta, a due passi dal cuore della città, era e rimane la periferia dell’impero. Il multiculturalismo è stato gestito male da tutte le amministrazioni che si sono alternate negli ultimi trent’anni e nessun sindaco, nel concreto, ha mai fatto nulla per eliminare davvero il degrado e rilanciare la zona. Per tanti immigrati ormai perfettamente integrati e rispettosi delle regole (talvolta più degli autoctoni) ce ne sono molti altri che, ammassati in poche vie, non hanno mai voluto integrarsi. Il proliferare di episodi di criminalità, in queste condizioni, è inevitabile.

LE NOSTRE PROPOSTE
Per capirci: non basta sperare nel salvifico arrivo di Celentano al teatro Camploy (flop totale durato un paio di serate) per risolvere i problemi. Serve eliminare lo spaccio, intensificare i controlli (le forze dell’ordine oggi fanno ciò che possono), pulire i giardini, organizzare manifestazioni che non si limitino al mangiare e al bere a rotta di collo. A farne le spese in mezzo a questo degrado non sono solo i cittadini, ma anche quegli esercenti che hanno investito nelle proprie attività. Ci chiediamo ad esempio perché il Camploy, oltre a ospitare le ottime compagnie teatrali veronesi, non possa diventare una cittadella del musical. Verona, in questo modo, diventerebbe davvero una capitale europea dello spettacolo: lirica d’estate e musical di primo livello d’inverno. E perché, data la presenza dell’università, nei locali e nelle piazze non vengono allestiti eventi letterari, mostre e convegni di caratura nazionale? Sono solo alcune piccole idee lanciate da questo giornale, altrettanto piccolo ma quotidianamente a contatto con la gente.