Il 2026 viene immaginato dagli italiani come un anno privo di reali segnali di ripresa economica. Se la quota maggioritaria della popolazione prevede una situazione economica familiare invariata (52%), questa stabilità va letta in chiave pessimistica: oltre tre italiani su dieci (32%) si attendono infatti un peggioramento delle proprie condizioni, delineando uno scenario di stagnazione fragile, più vicino a un arretramento che a una tenuta. I dati provengono dall’ultima ricerca SWG, il «radar» quindicinale cui partecipa la redazione de La Cronaca e fotografano le aspettative degli Italiani per i prossimi dodici mesi. Il pessimismo cresce con l’età e si concentra soprattutto tra la Generazione X e i Baby Boomers, mentre i Millennials rappresentano l’unico segmento relativamente più fiducioso, pur senza aspettative di miglioramento marcato. Questo clima di incertezza si riflette direttamente sulle scelte di consumo: una parte significativa delle famiglie prevede di ridurre le spese nel corso dell’anno, non tanto per un’emergenza immediata quanto per una crescente sfiducia legata alla perdita del potere d’acquisto e al timore di un peggioramento futuro. In questo contesto, il risparmio assume un ruolo centrale come strumento di protezione e di gestione del rischio, mentre prende forma una ridefinizione più profonda del concetto di «essenziale»: nel 2026 le rinunce vengono accettate, ma solo a condizione di non intaccare ambiti ritenuti fondamentali come salute, alimentazione e vacanze. Nel complesso emerge un quadro di cautela strutturale, in cui gli italiani non si limitano a contenere i consumi ma riorganizzano priorità e aspettative in risposta a un futuro percepito come incerto e poco favorevole.



