Lunedì sera, non un secolo fa, il centrodestra veronese si era affrettato a dichiarare la propria, piena e convinta, adesione al messaggio di Giuseppe Riello ed Emanuele Orsini, presidenti degli industriali di Verona e italiani. Una condivisione arrivata quando l’assemblea pubblica, dove il messaggio era stato lanciato, non era nemmeno finita a dimostrazione di quanta urgenza c’era nel sottolineare l’appoggio convinto alla visione degli imprenditori che alla politica – locale, nazionale ed europea – chiedevano “soltanto” di essere responsabili e di lavorare per salvaguardare la seconda manifattura continentale.
Neppure una settimana e di quei bei propositi non è rimasto nulla.
Il Consiglio provinciale di Verona per due volte consecutive – l’ultima questa mattina – non ha votato sulla nomina dei propri tre consiglieri nel Cda del Consorzio ZAI, scaduto da diverse settimane, che deve urgentemente rinnovare i propri vertici. Pena il commissariamento da parte della Regione. Per fare queste tre nomine i signori consiglieri provinciali – sono tutti sindaci, è gente che ha competenza e responsabilità e quindi dovrebbe saper agire con determinazione – debbono soltanto esprimere due preferenze. Po si fa la somma e chi ha preso più voti va nel Cda della ZAI che è stato convocato per lunedì mattina, poi – per attendere i signori consiglieri – è stato spostato al pomeriggio di lunedì e oggi non si sa bene quando si terrà perché la Provincia deve riconvocare il Consiglio per fare quelle tre nomine sulle quali, oggi, non c’è alcun accordo.
Qual è il punto del contendere? Filosofie diverse sul futuro della ZAI? Curricula da confrontare? Analisi strategiche sul ruolo pubblico nell’economia locale? Manco per il cazzo. Stiamo tutti attendendo che in Fratelli d’Italia si decida chi appoggerà chi nella prossima corsa a sindaco e nel dubbio il partito di maggioranza relativa ha infilato nel Decreto Infrastrutture (che il Governo ha già schifato venerdì scorso e che forse guarderà la prossima settimana se non succederà qualcos’altro) la proroga di un anno dell’attuale Cda della ZAI così da far fare le nomine alla nuova amministrazione. Avendo già risolto il nodo del nome dello sfidante a sindaco e quello delle candidature al prossimo Parlamento.
Insomma, solo ed esclusivamente problemi personali. Chi porta a casa un posto e chi si cerca un altro lavoro. Problemi importanti, per carità. Dei problemi delle imprese e della ZAI nessuno dal centrodestra proferisce verbo.
Eppure le grane non mancano: il nuovo PAT taglia del 40% l’area utilizzabile della Marangona; i nuovi treni per il nuovo Brennero che debbono essere montati a Verona hanno bisogno di una nuova asta di lavorazione che costa più di cento milioni e questi milioni vanno trovati a Roma entro qualche mese perchè poi i lavori bisogna farli partire se vogliamo che la ZAI sia pronta all’apertura della nuova galleria. Ci sono imprese anche internazionali che vogliono investire su Verona e non sanno se ci sono le aree promesse oppure no. C’è il “doppione” di Isola della Scala, un polo logistico fatto dall’Autostrada del Brennero che farà le stesse cose della ZAI, un doppione che “questa” politica – presente e stipendiata tanto nella Autobrennero che nella ZAI – è riuscita a creare per ragioni sconosciute ai più.
E’ vero che la politica italiana campa con la pigrizia e le amnesie di giornalisti ed elettori, ma su questo rinnovo della ZAI si sta sfiorando il ridicolo. E questo centrodestra vorrebbe proporsi come alternativa “pragmatica e di buon governo” di Verona rispetto ai barbari del centrosinistra (che nel frattempo hanno già provveduto alle loro nomine rispettando pure il manuale Cencelli…). C’è da preoccuparsi davvero sul futuro della nostra città fra improbabili piste ciclabili e ancora più improbabili strateghi economici…



