L’Avvento dell’Orbetto.

Visto ormai l’avvicinarsi del periodo d’avvento che inizierà il 30 Novembre 2025, e conseguentemente il periodo natalizio, ho pensato per un po’ di occuparmi di opere d’arte e quindi di artisti che hanno trattato dentro la città di Verona il tema della Natività. Inizio, non tanto per una questione temporale ma solo affettiva, ad analizzare l’ADORAZIONE DEI PASTORI DELL’ORBETTO, presente nella chiesa di San Fermo Maggiore a Verona. E’ un’opera importante, attribuita appunto ad Alessandro Turchi, detto ”Orbetto” attivo a Verona che nel 1608 avrebbe realizzato proprio questa tela per San Fermo Maggiore. Titolo dell’opera appunto e’ Adorazione dei pastori. La datazione dell’opera è legata all’iscrizione sull’altare della chiesa. È un dipinto a olio su tela di 352 x 220 cm. che come già ricordato si trova nella Chiesa di San Fermo Maggiore, a Verona. L’altare per il quale fu commissionato era dedicato a Santi Giuseppe, Gerolamo e Antonio abate, come ricorda la documentazione. San Fermo Maggiore è un edificio architettonicamente molto interessante: è composto da due chiese sovrapposte una ”inferiore” romanica e una ”superiore” in stile gotico. La chiesa superiore ha una navata unica, cinque absidi e vari altari laterali. È ricca di opere artistiche: affreschi, dipinti e sculture dal XIII al XVII secolo. Questa pala d’altare è uno dei contributi più significativi di Orbetto a Verona. L’opera mostra la sua abilità manierista nel rappresentare figure sacre, composizioni dinamiche tipiche dell’epoca e una buona gestione della luce e del colore. Si tratta di un’opera giovanile di Turchi, in cui convivono ancora elementi di cultura tardo-cinquecentesca e primi segni di linguaggio barocco (uso della luce, intensità cromatica). Nel dipinto, Il fulcro è la scena della Natività: il Bambino deposto su bende/stoffa è al centro in posizione leggermente obliqua Maria è vicina, su di un piano leggermente rialzato e in atteggiamento dolce e raccolto; Giuseppe sta dietro o di lato, in atteggiamento protettivo. Intorno al Bambino si raccolgono diversi pastori: alcuni inginocchiati in primo piano (in abisso come vengono definiti quei personaggi che sembrano emergere in primo piano risalendo dalla parte bassa della cornice). O che offrono o protendono le mani, altri in piedi più dietro che guardano dal lato destro. Significativa la presenza di questi personaggi, poiché per la chiesa non erano considerati persone troppo credenti, in quanto il loro girovagare per mesi col gregge impediva di vivere un vita di fede attiva. Ma a tutti è concesso di avvicinarsi ad adorare Colui che è il Redentore. In alto, nella lunetta/parte superiore dell’arco, compaiono angeli o putti che confermano che quello è un evento celeste. In primo piano a destra si riconoscono animali della stalla (bue e asino) presenza tipica della tradizione natalizia. L’illuminazione è ”miracolistica”: la figura del Bambino e l’area prossima appaiono illuminate da luce interna che modella i volumi tramite forti contrasti.