Diciamoci la verita’, l’errore l’abbiamo fatto spingendo la privatizzazione delle autostrade italiane, compresa la «nostra» A4: cedere ai privati realta’ economiche che a fine di ogni giornata incassano forti liquidita’ e che poi realizzano opere nel territorio non suona come una genialata. Certo, c’era stata Tangentopoli e i casi giudiziari che hanno riempito le cronache di cui, oggi, credo nessuno o pochissimi – ricordano cosa accadde e come ando’ realmente a finire. Ma, allora, quello basto’ per togliere ai cittadini il frutto delle loro tasse. Resta il fatto che anche portando su ferro gran parte del traffico merci nel prossimo futuro, le autostrade, le loro bretelle, le loro reti secondarie, i servizi che offrono resteranno un business strategico e uno strumento importantissimo di governo del territorio. Insomma, una «ripubblicizzazione» delle autostrade non sarebbe come «un cane in chiesa» e potrebbe accelerare una ulteriore fase di crescita soprattutto se concordata e programmata dal governo regionale. Ritorna la necessita’ che il Nordest abbia una sua dimensione politico-economica unitaria dato che acquisire a fine concessione la Brescia-Padova non e’ sufficiente a creare quella visione complessiva che serve: c’e’ la partita dell’AutoBrennero, ci sono le Autovie Venete, la Pedemontana, la rotta per le montagne, i collegamenti coi mercati europei a nord e ad est. Quindi, oltre alle considerazioni economiche che genera la ripubblicizzazione togliere il giocattolo A4 ad Abertis-Benetton non sara’ finanziariamente neutro c’e’ un nodo tutto politico: Trento, Bolzano e Friuli Venezia Giulia hanno poteri che il Veneto puo’ soltanto immaginare pur rappresentando la maggioranza del PIL prodotto a Nordest. Non e’ sufficiente che il governo centrale dia il suo via libera al nuovo assetto «regionale» delle autostrade a partire dal 2027. Serve che vi sia omogeneita’ fra i sistemi organizzativi del Triveneto e che Venezia abbia uno status di «specialita’» pari a quello di Trento e Trieste. Questo porterebbe ad una fase espansiva che andrebbe a beneficio dell’intera comunita’ nazionale che potrebbe contare su una piattaforma produttiva e logistica unica in Europa per volumi e integrazione.
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