L’Università di Padova e il razionalismo L’Ateneo, centro tra i più affermati in Italia, indirizzò i suoi interessi verso la medicina

È noto che l’Università di Padova sia uno dei centri di studio più affermati e antichi d’Italia e, soprattutto in Veneto, è usuale considerare questa università il punto di riferimento – per quanto il Nord-Est ospiti indubbiamente diversi ottimi atenei. Probabilmente non è altrettanto nota la lunga storia dell’Università di Padova, e il suo ruolo nello sviluppo del pensiero moderno. A differenza di altri centri, tra il tardo Medioevo e la prima età moderna l’Università di Padova – lo Studium patavinum – indirizzò i propri interessi di ricerca non verso la retorica e la logica, ma verso la medicina e la filosofia naturale di stampo aristotelico, dato che era sui testi di Aristotele che si formavano e si formeranno ancora per alcuni secoli generazioni di studenti: Pietro d’Abano, particolarmente celebre, è un esempio principe di tendenze eretiche e indagine naturalistica.
La fama del centro patavino era già grande tra Tre e Quattrocento, quando diversi studiosi vi si trasferirono dal Nord Europa, portando con sé prospettive mediche e astrologiche che marcheranno il lungo percorso verso quello che può essere definito “razionalismo”, anche per la libertà di pensiero che lì vigeva. Mentre altre città europee – per esempio Parigi – vedevano una forte contrapposizione tra Facoltà delle Arti e Facoltà di Teologia – o Studia teologici –, a Padova, nonostante la presenza della Scuola del Santo e l’interazione con agostiniani, tomisti e scotisti, i filosofi poterono operare in relativa libertà, sebbene l’autorità abbia tentato talora di limitare le tesi che potevano essere professate.
Alla fine del Quattrocento, ad esempio, il vescovo Pietro Barozzi condannò la corrente averroista e le tesi da essa professate, quali l’eternità del mondo e l’unità dell’intelletto per tutta la specie umana. Tuttavia, la predominanza di interessi medico-astrologici diede impulso all’analisi del mondo naturale in relativa indipendenza dalle ingerenze della teologia.
Per “astrologia”, chiaramente, non si intende la pseudo-disciplina infondata e fantasiosa che conosciamo oggi: allora, l’astrologia era una scienza a pieno titolo, che considerava tanto le disposizioni e i rapporti reciproci tra gli astri, quanto le influenze che essi hanno sul mondo inferiore. Questi rapporti non erano certamente negati, e tramite queste spiegazioni alcuni filosofi giunsero a mettere in discussione la possibilità che si diano eventi non rimandabili a cause naturali – per quanto non sempre chiare ed evidenti. Il rapporto tra arte medica, astrologia e generale considerazione del mondo naturale inserisce Padova nell’alveo dello sviluppo del pensiero moderno, via via sempre più libero dai limiti della teologia e, progressivamente, recalcitrante rispetto al controllo dell’autorità.

EffeEmme