Lutto Lega, ma non c’è l’erede. E’ scomparso nella serata di ieri a Varese Umberto Bossi

Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord nel 1984, è scomparso nella serata di ieri al reparto di Terapia Intensiva dell’Ospedale di Varese. Malato da tempo, si era ritirato dalla vita politica. Bossi è stato protagonista assoluto della politica italiana sino all’uscita di scena nella “notte delle scope” del 2012 che segnò la fine della Lega delle origini.
«A Verona, Umberto Bossi era di casa – ricorda Lillo Aldegheri, decano dell’informazione politica scaligera, per anni alla Gazzetta di Mantova, poi a TeleNuovo ed oggi firma del Corriere di Verona – i ricordi personali e professionali sono tantissimi. Il primo che mi torna alla mente è un’intervista ai piedi della scalinata di Palazzo Barbieri, nei giorni del ribaltone del primo governo di Silvio Berlusconi, nel 1994. Bossi non ci andò giù leggero: il premier defenestrato era sempre e soltanto “Berluscaz” e “BerlusMafia”. Ricordo i suoi dissidi con Flavio Tosi che con Roberto Maroni guidò la rivolta delle scope di cui dovevano essere protagonisti assoluti avendo in premio sia la guida della Lega che del Governo, ma che poi furono entrambi annichiliti da Matteo Salvini. Ricordo come fece scomparire gli alfieri della Liga Veneta – Rocchetta e Marin – riducendoli a figure di secondo piano, senza alcuna rilevanza.».
Il suo valore politico? «Di assoluta rilevanza: impose al dibattito pubblico la parola “federalismo” che grazie a lui divenne di uso comune. Ricordo che un giorno tutti i settimanali cattolici veneti uscirono con in prima pagina “O ci date il federalismo oppure i Vescovi protesteranno clamorosamente”. Lo stesso Cacciari fu contagiato dal cambio di assetto dello Stato. Tutto frutto di Bossi, delle sue ampolle del Po prese sul Monvisio, della Padania e la questione settentrionale portata al centro del dibattito nazionale anche usando parole urticanti contro il meridione, l’inno nazionale o la bandiera. Poi come sempre accade in Italia quella parola d’ordine venne archiviata e oggi, nessuno la usa o la chiede più. L’autonomia, infatti, è ben altra cosa».
Cosa lascia? «Non vedo un’eredità, e soprattutto, non vedo alcun erede»