Maietta: “Non c’è stato il cambio di passo”

(di Enrico Brigi)

«Nel giro di tre anni torniamo in Serie A». Fu questa la promessa che ‘Mimmo’ Maietta fece ai tifosi gialloblù al momento del suo arrivo a Verona. «La squadra – ricorda l’ex difensore gialloblù – era reduce dalla mancata promozione in B dell’anno prima. La mia – precisa – non fu semplice scaramanzia. Ci credevo veramente».
E la promessa, inutile sottolinearlo, venne mantenuta.
«Questa è una cosa di cui ne vado molto orgoglioso. Come dicevo, ci credevo perché alla base c’era un progetto. C’era una squadra e c’erano due persone come il diesse Gibellini e il povero presidente Martinelli. Fu un’emozionante e indimenticabile cavalcata. Dall’inferno della C fino a sfiorare l’Europa».
Il gialloblù gli è rimasto dentro. Ecco perché l’attuale situazione dell’Hellas non lo può lasciare indifferente.
«Mi dispiace tantissimo. Seguo sempre le gare dei gialloblù. Con l’arrivo della nuova proprietà speravo, ma non credo di essere stato il solo, in un deciso cambio di passo. I risultati, invece, stanno dicendo l’esatto contrario».
Certe stagioni nascono male e finiscono peggio. Tante cose non sono andate per il verso giusto.
«Sicuramente ma – sottolinea – non è mai una questione di sola sfortuna. Se andiamo a vedere i numeri, che non mentono mai, ci sono tanti gol subiti e pochi gol fatti. La fase difensiva ha mostrato evidenti lacune e davanti il solo Orban, non è bastato. La fortuna te la devi anche costruire ma per farlo c’è bisogno anche di qualità, che quest’anno è venuta sicuramente a mancare».
Quella che, forse, poteva dare Giovane.
«La sua cessione mi è parsa affrettata. Il Verona ha perso il suo giocatore di maggior qualità e l’attacco ne ha sicuramente risentito. Un po’ – ricorda riavvolgendo il nastro dei ricordi – come quando nel nostro primo anno di A, la società decise a gennaio di cedere Jorginho. Una scelta tutt’altro che indolore. E guarda caso, ironia della sorte, sempre al Napoli».
Corsi e ricorsi storici, vien da dire. Un addio, quello di Jorginho, vissuto anche da Maietta.
«Da Verona non me ne sarei andato. Fosse stato per me avrei voluto terminare la carriera all’Hellas. Feci di tutto per rimanere. Purtroppo la società di allora aveva preso la sua decisione. Ancora oggi, quando ci penso, mi rimane il dispiacere».
A Bologna, però, non mancarono le soddisfazioni.
«Di Bologna non posso che parlare bene. Bella città e grande piazza. Conquistammo subito la serie A. Quando arrivai il club non era messo bene, poi è arrivato Saputo e da lì ha preso corpo il progetto che ha permesso ai rossoblù di arrivare in Champions e vincere una Coppa Italia. Sono stati quattro anni per me importanti a livello professionale”. L’esito della sfida di domenica, almeno sulla carta, appare scontato.
«Il Verona è ancora squadra è viva ma manca di qualità. Anche se la matematica ancora non lo condanna temo sia spacciato. In caso di retrocessione, tuttavia, si può ripartire. L’importante è farlo nella maniera migliore. Il Bologna, invece, ha subito qualche sconfitta di troppo. Sarà difficile conquistare una qualificazione europea ma non impossibile. Peccato, invece, per l’eliminazione in Coppa Italia».
Difficile strappargli un pronostico. «Sono due squadre alle quali rimango legatissimo. Per non fare torto a nessuno non andrò allo stadio. Seguirò la partita da casa sperando che sia una bella sfida. Non faccio pronostici, vinca il migliore».