«Ho ascoltato le proposte di Gianpaolo Trevisi e Anna Maria Bigon sulla giustizia riparativa per i giovani protagonisti dei recenti disordini. Ma mi domando se il centrosinistra abbia compreso fino in fondo la gravità di quanto accaduto e, soprattutto, se abbia fatto i conti con le proprie contraddizioni politiche». Lo dichiara Marco Padovani, deputato veronese di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, commentando la conferenza stampa dei due esponenti del Partito Democratico.
«Abbiamo ancora negli occhi le immagini delle camionette della Polizia bersagliate dai sampietrini, dei mezzi danneggiati e degli agenti costretti a fronteggiare una violenza inaccettabile. Dietro quelle divise ci sono uomini e donne, spesso padri e madri di famiglia, che svolgono il proprio dovere per garantire la sicurezza di tutti». «Trevisi è anche un uomo della Polizia di Stato e conosce bene cosa significhi indossare una divisa. Ha condannato le violenze, e questo gli va riconosciuto. Ma proprio per la sua esperienza professionale mi sarei aspettato maggiore chiarezza sulle contraddizioni della sua area politica. Mi domando se abbia davvero chiaro in quale coalizione si riconosce e con quali posizioni rischia di trovarsi a convivere».
«Penso a Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha espresso solidarietà a Youssef Siher, contestando le ricostruzioni sul suo presunto ruolo nelle proteste. Ferma restando la presunzione d’innocenza, sarebbe interessante sapere se Trevisi condivida quella posizione e la ritenga coerente con il messaggio di legalità che intende rappresentare».
«Ben venga l’educazione, ben vengano i percorsi di responsabilizzazione. Ma le pene devono essere commisurate alla gravità dei reati commessi, non diventare qualcosa da cui ci si possa svincolare con un semplice “ne parliamo a scuola”. Chi aggredisce un agente, lancia sampietrini contro un mezzo della Polizia o devasta una città deve rispondere delle proprie azioni. La giustizia riparativa può avere un valore, ma non deve essere confusa con l’assenza di conseguenze penali».
«Il rispetto delle regole si insegna anche dimostrando che violarle comporta delle conseguenze. Da Trevisi mi aspetto quindi una posizione chiara non soltanto sulle violenze, che ha già condannato, ma anche sulle ambiguità politiche di un centrosinistra che, quando si parla di sicurezza e ordine pubblico, troppo spesso fatica a esprimere una linea coerente».



