Giornata del ricordo: la memoria nelle mani degli smemorati

La giornata del ricordo del martirio di giuliani, fiumani e dalmati ci riporta non soltanto ad una delle pagine più buie della storia recente nazionale, ma evidenzia una volta di più la fragilità della nostra politica che resta incapace di uscire dai propri paletti ideologici. Il problema riguarda entrambi gli schieramenti.

La sinistra italiana resta incapace di chiamare le cose col proprio nome e di ammettere che le sue posizioni di allora furono pregiudizievoli per la difesa degli interessi degli Italiani rimasti bloccati nella Jugoslavia comunista. La vergogna di Osimo, nel 1972, è frutto anche di questo. Ancor oggi si ha paura nel definire l’esodo di allora quello che realmente fu: un atto di pulizia etnica che si svolse in due momenti precisi, all’indomani dell’8 settembre 1943 e dopo il 25 aprile 1945.

Il Comune di Verona, per restare a casa nostra, definisce democristianamente quei momenti «... alla fine della Seconda guerra mondiale, in un continente devastato dal conflitto, la ridefinizione dei confini nazionali costringe allo spostamento forzato diversi milioni di europei. L’Italia, sconfitta, accoglie i profughi che abbandonano le zone del confine orientale passate sotto il controllo jugoslavo» omettendo l’assassinio sistematico della classe dirigente italiana e di chiunque non fosse organico alle milizie titine (nella foibe finirono anche sloveni e croati anticomunisti e prigionieri di guerra passati per le armi). E omettendo che quei profughi furono osteggiati e derisi dai militanti comunisti italiani.

La destra italiana – che ha tenuto vivo il ricordo di quella tragedia sino al riconoscimento fatto dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi – resta incapace di riconoscere che senza una sciagurata decisione del regime quelle popolazioni sarebbero rimaste tranquillamente nelle loro case e che senza le politiche di italianizzazione forzata delle minoranze etniche slovene e slave molti eccessi non sarebbero accaduti.

E resta incapace di non vedere l’enorme contraddizione fra la condanna dei crimini comunisti del secolo scorso e l’accettazione benevola di quanto commette oggi l’erede diretto di quella stagione nella guerra d’aggressione all’Ucraina in un fil-rouge che inizia con l’invasione della Finlandia e della Polonia e prosegue con Budapest nel ’56, di Praga nel ’68… tutti momenti che erano nel comune sentire della destra italiana ma che oggi l’ala più radicale rinnega e, forse, approva.

Resta alla fine soltanto la sofferenza immane patita da Italiani traditi e abbandonati dalla politica e dalle loro classi dirigenti. Allora e, forse, pure oggi.

Bulldog