La chiusura di Wall Street di ieri ha fornito l’avversione al rischio odierna. I principali indici statunitensi hanno chiuso in netto territorio negativo: S&P 500: 6.832,76 punti (-1,57%); Nasdaq 100: 24.687,61 punti (-2,04%) e Dow Jones: 49.451,98 punti (-1,34%). Il catalizzatore di questa discesa non è stato un dato macroeconomico, bensì un evento tecnologico specifico: il rilascio dei nuovi modelli “agentici” da parte di Anthropic. Per anni, la narrazione di mercato è stata che l’Intelligenza Artificiale avrebbe potenziato le aziende di software (SaaS), rendendo i loro prodotti indispensabili. La nuova realtà, percepita brutalmente ieri, è che l’AI potrebbe sostituire il software. Se un agente AI può scrivere codice, gestire il CRM e creare campagne marketing autonomamente, le aziende avranno bisogno di meno licenze Salesforce, Adobe o ServiceNow. Questo timore esistenziale ha innescato una vendita massiccia nel settore tecnologico, trascinando con sé anche i giganti dei semiconduttori, in una logica di contagio che colpisce tutto ciò che ha multipli di valutazione elevati.
L’effetto domino sull’Asia e l’Europa
L’onda d’urto si è propagata durante la notte sui mercati asiatici e ha colpito l’Europa all’apertura. Gli investitori istituzionali stanno ricalibrando i portafogli, riducendo l’esposizione al “Growth” puro e cercando rifugio nel “Value”. Tuttavia, a differenza delle correzioni passate, non c’è panico indiscriminato. Questo spiega la resilienza relativa del Dow Jones (pesante su industriali e finanza) rispetto al Nasdaq, una dinamica che si riflette specularmente tra il FTSE 100 di Londra e il DAX di Francoforte.
Mercati Europei
Piazza Affari (FTSE MIB): la borsa di Milano mostra una debolezza contenuta rispetto ai timori della vigilia. Alle ore 10:19, l’indice principale segna 45.864 punti, in calo dello 0,78%. Sebbene in territorio negativo, Milano beneficia del suo “scudo bancario”. Francoforte (DAX 40): l’indice tedesco varia del -0,040% e viaggia sui 24.843 punti. Parigi (CAC 40): la borsa francese mostra un andamento misto, gravitando attorno alla parità con fluttuazioni minime (+0,03% / -0,30%). Il settore del lusso (LVMH, Kering, Hermès), che solitamente sostiene il listino, è oggi frenato dall’incertezza sulla domanda cinese e dalla rotazione settoriale che penalizza i titoli ad alto P/E (Price-to-Earnings). Londra (FTSE 100): Londra viaggia in controtendenza, segnando rialzi dello +0,27%. Il listino britannico è il rifugio perfetto in questo clima: è un indice “vecchio”, dominato da colossi minerari (Rio Tinto, Glencore), giganti petroliferi (Shell, BP) e farmaceutici (AstraZeneca). Scendendo nel dettaglio del mercato italiano, emerge un quadro complesso e affascinante. Milano non è un monolite; le sue diverse capitalizzazioni raccontano storie differenti sull’economia del Paese e sulla psicologia degli investitori domestici.
FTSE MIB: I Giganti sotto la Lente
Con un valore di 45.969 punti (-0,55%), il paniere principale sta consolidando i guadagni mostruosi dell’ultimo anno. La soglia psicologica dei 46.000 punti è il campo di battaglia odierno tra orsi e tori.
Top Performers
- Generali (+2,34%): la compagnia assicurativa beneficia di un doppio driver positivo. Primo, il contesto di tassi alti favorisce la gestione finanziaria delle compagnie vita. Secondo, e più immediato, è l’endorsement degli analisti: Citigroup ha riavviato la copertura con un rating “Buy” e un target price di 43,40 euro. Generali rappresenta la quintessenza del “rifugio sicuro” italiano.
- Tenaris (+2,09% – +3,81%): il produttore di tubi per l’industria energetica sta vivendo un rimbalzo tecnico vigoroso. Nonostante il prezzo del petrolio sia piatto, Tenaris è stata penalizzata eccessivamente nelle sedute precedenti. Oggi, il mercato riconosce che la domanda di infrastrutture energetiche (sia per il fossile che per la transizione) rimane robusta. Inoltre, alcune analisi sul “Fair Value” suggeriscono che il titolo fosse significativamente sottovalutato, scatenando acquisti opportunistici.
- Buzzi (+2,11%): il settore dei materiali da costruzione è ciclico, ma Buzzi beneficia della spesa infrastrutturale pubblica (PNRR in Italia, piani infrastrutturali in USA).
- Telecom Italia (+1,27%): L’ex monopolista telefonico prosegue il suo percorso di recupero, sostenuto dalle continue speculazioni sul consolidamento del mercato delle telecomunicazioni europeo e sulla valorizzazione degli asset di rete.
Worst Performers
- Prysmian (-3,39%): eccellenza mondiale nei cavi oggi paga il suo status di “proxy” dell’intelligenza artificiale e dei data center. Gli investitori temono che se l’entusiasmo per l’AI dovesse raffreddarsi (come suggerito dal crollo del Nasdaq), anche gli investimenti faraonici in cablaggi e reti elettriche potrebbero rallentare.
- Stellantis (-1,16%): Il gigante auto continua a soffrire. Le preoccupazioni sono strutturali: la guerra dei prezzi sui veicoli elettrici (EV), la concorrenza cinese e la possibilità di nuovi dazi commerciali tra USA e UE creano un mix tossico per il sentiment.
- Intercos (-2,62%): il calo di Intercos segue i risultati deludenti di L’Oreal, segnalando che il consumatore globale sta iniziando a tagliare anche sulle spese per la cura personale, o quantomeno a fare “trade down” verso prodotti meno costosi.
- FTSE Italia Mid Cap: L’indice segna 60.192,52 punti, con un calo marginale dello 0,13%. Questa tenuta relativa rispetto al MIB (-0,55%) è significativa. Le Mid Cap italiane, spesso leader in nicchie industriali globali, stanno dimostrando una solidità invidiabile. Titoli come Reply (+1,55%) e Fiera Milano (+1,43%) mostrano che le aziende ben gestite continuano ad attrarre capitali.
- FTSE Italia Small Cap: Qui troviamo la vera sorpresa positiva: +0,31% a 36.415,47 punti. Mentre i giganti tremano, le piccole imprese italiane avanzano. Questo fenomeno può essere spiegato con la “rotazione interna”: gli investitori italiani, rassicurati dalla stabilità dello spread BTP-Bund (fermo a 61 punti base ), stanno spostando liquidità dai grandi nomi ai titoli più sottili e meno presidiati dagli algoritmi internazionali.
Mercato Italiano
| Indice | Valore Attuale | Variazione % | Minimo Giornata | Massimo Giornata | Note Sintetiche |
| FTSE MIB (Large Cap) | 45.969,04 | -0,55% | 45.863,17 | 46.229,08 | Pressione su Tech/Auto, tenuta Banche. |
| FTSE Italia Mid Cap | 60.192,52 | -0,13% | 59.927,35 | 60.244,50 | Resilienza delle nicchie industriali. |
| FTSE Italia Small Cap | 36.415,47 | +0,31% | 36.364,70 | 36.508,30 | Rotazione verso valore domestico e titoli illiquidi. |
| FTSE Italia STAR | 49.562,95 | -0,09% | – | – | Stabilità nelle eccellenze ad alta crescita. |
Materie Prime
| Materia Prima | Valore Attuale | Variazione (24h) | Variazione (1 Anno) |
| Oro (Gold Spot) | $4.976,78 / oz | +1,11% | +72,76% |
| Argento (Silver) | $79,16 / oz | +5,31% | +146,34% |
| Petrolio (Brent) | $67,46 / bbl | -0,10% | -9,75% |
| Gas Naturale | $3,13 / MMBtu | -2,57% | -15,86% |
| Rame (Copper) | $5,77 / lb | 0,00% | +30% (Stima) |
Eventi macrofinanziari di oggi
US CPI (14:30 CET)
Tutti gli occhi sono puntati su Washington. Il Bureau of Labor Statistics rilascerà i dati sull’inflazione al consumo di gennaio 2026.
- Le Attese: Il consenso degli analisti prevede un’inflazione annuale (YoY) al 2,5%, in raffreddamento rispetto al 2,7% del mese precedente. Anche l’inflazione “Core” (esclusi energia e cibo) è attesa al 2,5%.
- Perché è Fondamentale: La Federal Reserve è a un bivio. Se l’inflazione scende come previsto (o più del previsto, es. 2,3%), la strada per il primo taglio dei tassi a luglio è spianata. Questo farebbe esplodere l’oro sopra i $5.000 e darebbe ossigeno al Nasdaq. Ma se il dato dovesse sorprendere al rialzo (es. 2,7% o 2,8%), lo spettro del “No Landing” (economia che non rallenta e inflazione che riparte) terrorizzerebbe i mercati. I rendimenti dei bond schizzerebbero in alto, affossando ulteriormente le borse e forse frenando temporaneamente la corsa dell’oro.
- Il Dettaglio da Guardare: L’inflazione dei servizi “Supercore” (servizi escluso housing). È la componente più appiccicosa. Se questa sale, la Fed non taglierà i tassi presto.
Altri appuntamenti rilevanti
- PIL Eurozona (Finale Q4): Alle 11:00 CET. Atteso a +1,3% YoY. Un dato in linea confermerebbe che l’Europa sta evitando la recessione tecnica, ma cresce a ritmi anemici rispetto agli USA. Questo differenziale di crescita giustifica la debolezza dell’Euro contro il Dollaro.
- Interventi Banche Centrali: I discorsi di De Guindos (BCE) e Pill (BoE) sono già stati assorbiti dal mercato nelle prime ore, ribadendo un approccio “data dependent”. Nessuna colomba in vista, per ora.
Il Trend “BTP Valore” e il risparmio italiano
Un fenomeno tutto italiano sta plasmando la liquidità di Piazza Affari. Il successo delle emissioni di debito pubblico dedicate ai retail (BTP Valore) ha avuto un effetto collaterale positivo: ha riattivato l’interesse delle famiglie per gli investimenti finanziari. Una volta aperto il dossier titoli per comprare BTP, molti risparmiatori stanno iniziando a guardare anche all’azionario domestico, specialmente alle Mid Cap che offrono buoni dividendi. Questo flusso costante di “denaro fresco” domestico è uno dei motivi per cui il FTSE Italia Mid Cap e Small Cap stanno sovraperformando i giganti europei. È un “patriottismo finanziario” che stabilizza il mercato.
L’AI e le utility: un legame inaspettato
Mentre Prysmian soffre oggi, il trend di lungo periodo lega indissolubilmente l’Intelligenza Artificiale all’energia. I data center che fanno girare i modelli di Anthropic o OpenAI sono idrovore di elettricità. In Italia, questo mette sotto i riflettori non solo chi produce cavi, ma chi produce e distribuisce energia (Enel, A2A, Terna) e chi gestisce le infrastrutture gas (Snam). Il calo odierno di questi titoli sulla scia del tech USA potrebbe essere un errore di valutazione del mercato: l’AI ha bisogno di più energia, non di meno, indipendentemente da quale software vinca la battaglia. Monitorare le utility italiane come “proxy” infrastrutturali dell’AI è un trend intelligente per il 2026.
Il ritorno della “Old Economy”
Il successo odierno di Tenaris e Buzzi non è casuale. In un mondo in cui il software divora se stesso (disruption AI), il cemento, i tubi d’acciaio e le assicurazioni appaiono improvvisamente molto attraenti. Sono business comprensibili, con flussi di cassa reali e barriere all’ingresso fisiche che nessun algoritmo può abbattere facilmente. Potremmo essere all’inizio di una rotazione pluriennale in cui i portafogli si riempiono nuovamente di titoli industriali classici a discapito delle “growth stocks” ipervalutate.



