Mercati europei: partenza titubante, Milano scivola sul debito delle pubbliche amministrazioni

La mattinata del 16 marzo si apre con un andamento misto per i mercati europei. Sebbene si noti un tentativo di rimbalzo tecnico dopo le perdite registrate nel finale della settimana precedente, il sentiment generale rimane improntato alla prudenza. La performance dei listini è influenzata non solo dalle notizie dal fronte mediorientale, ma anche dall’attesa per i dati macroeconomici statunitensi previsti per il pomeriggio e per le decisioni sui tassi d’interesse attese tra mercoledì e giovedì.

Mercati europei: le aperture di mattina (ore 11:00)

FTSE MIB: Milano è l’indice peggiore del Vecchio Continente a circa 43.848 punti sul -1,06%. La debolezza del comparto bancario (UniCredit -2,08%, Intesa Sanpaolo -1,30%) e di Stellantis (-2,38%) è parzialmente bilanciata dalla forza dei titoli legati all’energia Eni (+0,51%).

  • DAX 40: Il listino tedesco cede lo 0,30%, penalizzato dall’alta sensibilità della propria industria pesante ai costi energetici e dai dati sulle vendite al dettaglio in Cina, cresciute meno del previsto.
  • CAC 40: -0,53% a 7.871 punti, zavorrato dalle vendite sui colossi del lusso e del tech, settori molto sensibili ai tassi d’interesse elevati e all’incertezza sui consumi globali. Verdi i settori dell’energia e dei minerali.
  • FTSE 100: Unica piazza in territorio positivo in apertura, anche se nel corso della sessione è tornata in parità (+0,0043%), nonostante l’elevata esposizione a major petrolifere e minerarie come Shell e BP che beneficiano direttamente del rally delle materie prime.

Materie Prime: Energia e Metalli Preziosi

Il mercato delle commodity rappresenta attualmente l’epicentro della turbolenza finanziaria. Il petrolio si mantiene stabilmente sopra i 100 dollari al barile a causa del rischio di interruzione delle forniture nello stretto di Hormuz, mentre l’oro funge da bene rifugio primario in un contesto di incertezza sistemica.

Materia PrimaValore (USD)Var. 24hVar. 1 Anno (%)
Petrolio Brent104,82 $/Bbl+1,26%+47,26%
Oro4.984 $/t.oz-0,73%+66,22%
Argento78,50 $/t.oz-2,25%+133,16%
Gas Naturale (TTF)52,05 €/MWh+3,91%+26,21%

Mercati europei: agenda macroeconomica 

La giornata odierna è densa di appuntamenti istituzionali e dati macroeconomici che orienteranno il sentiment per il resto della settimana. Oltre alla consueta diffusione dei bilanci a Piazza Affari, l’attenzione è rivolta alle banche centrali e ai collocamenti di titoli di stato.

OraPaeseEventoRilevanzaConsensus
10:30ITAAggiornamento Debito Pubblico (Bankitalia)Alta
13:30USAIndice Empire Manufacturing (Mar)Alta$3,9$
14:15USAProduzione Industriale m/m (Feb)Alta$0,1\%$

Focus Mercato Italiano

Un trend critico da monitorare è il consolidamento del settore bancario. Le assemblee straordinarie di Bper Banca e Banca Popolare di Sondrio (BPSI) hanno approvato ufficialmente il progetto di fusione tra i due istituti il 12 marzo 2026. L’operazione, benedetta dal mercato, vede JP Morgan detenere una quota superiore al 10% nel nuovo polo bancario, segnalando un forte interesse internazionale per il credito italiano.

Nei primi scambi, il rendimento del BTp decennale di riferimento, scadenza 1 febbraio 2036, scende al 3,77% dal 3,78% della chiusura di venerdì. Lo spread nei confronti del Bund tedesco di pari scadenza scende a 80 punti dagli 81 di venerdì sera.

Bankaitalia: debito delle Amministrazioni pubbliche aumentato di 16,8 miliardi

A gennaio, il debito delle Pubbliche Amministrazioni è salito a 3.112,3 miliardi, con un aumento di 16,8 miliardi rispetto al mese precedente. Bankitalia ha dichiarato alle 10.30 che l’incremento è dovuto principalmente alla crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (+9,5 miliardi a 61,9) e al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (+8 miliardi), compensato in parte da effetti tecnici negativi (-0,8 miliardi).

L’aumento è attribuibile per 16,6 miliardi alle Amministrazioni centrali e per 0,2 miliardi a quelle locali; il debito degli Enti di previdenza è stabile. La vita media residua del debito resta a 7,9 anni.

La quota detenuta dalla Banca d’Italia è scesa al 18,3% (da 18,5%). A dicembre, la quota dei non residenti è salita al 34,4% (da 34,3%), mentre quella degli altri residenti (famiglie e imprese non finanziarie) è diminuita al 14,4% (da 14,5%).