
All’apertura di settimana i listini Ue sono in calo, appesantiti dal sell-off dei metalli preziosi e da tensioni geopolitiche.
Il DAX tedesco ha perso circa lo 0,4%, il CAC 40 francese lo 0,5% e il FTSE 100 inglese lo 0,6%. Piazza Affari ha aperto con un -0,41% (Ftse Mib ~45.280 punti), mentre lo spread BTP-Bund decennale si è mantenuto intorno ai 60–62 punti base (rendimenti circa 3,4% per l’Italia, 2,8% per la Germania).
Le banche continuano a focalizzare l’attenzione: Intesa Sanpaolo ha comunicato utili 2025 in crescita (+7,6% a €9,3 mld) e un piano industriale al 2029 con obiettivi di profitto espansi, mentre la svizzera Julius Baer ha riportato utili 2025 in calo del 25%.
Mercati europei: azioni e settori
Il mercato tecnologico europeo è sotto pressione e il settore energetico risente delle dinamiche petrolifere (il comparto oil in rosso dopo il calo del greggio). In settimana prosegue la stagione delle trimestrali: oltre il 30% della capitalizzazione dell’EuroSTOXX sarà chiamato a rendicontare i conti. Oltre a Intesa e Julius Baer, segnaliamo che giovedì 5/2 usciranno i conti di Shell (energia) e in USA i conti dei tech titani Amazon e Alphabet, che potrebbero influenzare il sentiment europeo sul comparto tech. In Piazza Affari spiccano in questa fase i ribassi di Banca BFF (ricapitalizzazione e cambio AD in corso) e i titoli legati al ciclo (p. es. petroliferi, ciclici) colpiti dall’avversione al rischio.
Mercati europei: obbligazioni
I rendimenti dei titoli di Stato continuano a risentire dei flussi verso i cosiddetti rifugi sicuri. Il decennale tedesco (Bund) tratta intorno al 2,8%, quello italiano al 3,4%, con spread stabile sui ~60–63 pb. I mercati rifuggono (dopo i maxi ribassi di fine gennaio) Nuove tensioni USA-Iran hanno spinto capitali verso Bund e lingotti d’oro, mentre i rendimenti tedeschi sono scesi attorno al 2,83%. In Italia lo spread rimane sui livelli minimi recenti grazie anche al miglioramento dell’outlook sovrano (rating confermato e outlook da S&P ora positivo). Nei prossimi giorni il MEF ha in calendario aste di titoli di Stato (BOT/BTP brevi e a medio termine), con i tassi offerti di recente attorno al 3% per i nuovi BTP decennali.
Forex (EUR/USD)
L’euro è forte, vicino a 1,19$ (massimi da 4 anni), in rialzo del ~14,6% da inizio anno. Il differenziale di politica monetaria (BCE ferma, Fed quasi ferma) supporta la valuta unica. In vista del comunicato BCE di giovedì (tassi deposito al 2%, invariati), analisti e banchieri avvertono che un eccessivo apprezzamento dell’euro può essere problematico: per esempio il membro BCE Kocher ha dichiarato che un euro troppo forte potrebbe spingere a tagliare i tassi prima del previsto. Gli occhi restano puntati anche sul Dollar Index (stabile ma vicino minimi recenti): eventuali sorprese sui dati USA di questa settimana (posti di lavoro ADP e NFP venerdì 6/2) potranno rimescolare le carte sul cambio.
Movimenti delle materie prime
L’oro e l’argento proseguono il forte sell-off di fine gennaio. Stamattina l’oro spot è sceso a circa $4.434/oncia (oltre il -9% da venerdì), portando a cedimenti oltre il 10% in pochi giorni i metalli preziosi. Anche i future su rame e stagno hanno segnato forti ribassi (liquidità e margini stretti). Il petrolio perde quota: il Brent è calato intorno a $66/barile e il WTI sotto $62, dopo che Trump ha fatto intendere possibile dialogo con l’Iran. L’OPEC+ mantiene intatti i tagli, ma l’outlook rimane orientato al ribasso: le previsioni 2026 indicano un surplus di offerta globale (IEA parla di +3,84 mln bbl/giorno di super supply) e analisti come Leverage Shares vedono il WTI potenzialmente vicino ai 50$ nella prima parte dell’anno.
Mercato europei: macro e BCE
In agenda i principali dati economici Ue. Mercoledì 4 febbraio è atteso il dato flash dell’inflazione eurozona di gennaio: gli analisti stimano un lieve rallentamento a ~1,7% annuo (da 1,9% in dicembre), confermando la stabilità dei prezzi vicino al target. Segue sempre il 4 febbraio il dato preliminare del PMI manifatturiero eurozona di gennaio, che dovrebbe segnare un modesto recupero (ma probabilmente resterà ancora sotto 50).
Giovedì la BCE riunisce il suo consiglio direttivo: tassi invariati al 2,00% di deposito sono dati per certi, così come la Bank of England manterrà il suo tasso a 3,75%. Il commento della BCE (Lagarde) sarà scrutinato per valutare scenari di normalizzazione (come una normalizzazione dei tassi depositi verso il neutrale) e per suggerimenti sul percorso futuro (cut o stability).
Temi chiave della settimana
i riflettori saranno su flash PMI e inflazione Ue, che diranno se la fiducia del manifatturiero torna lentamente a salire; sulle decisioni di politica monetaria BCE/BoE (attesi tassi fermi); sul continuo rally dell’euro e sulle tensioni geopolitiche nel Medio Oriente, viste le minacce tra USA e Iran che continuano a influenzare petrolio e “beni rifugio”. Altro catalizzatore sarà l’evolversi delle trimestrali corporate (da Intesa agli Americani tech, fino a colossi energetici come Shell) e gli sviluppi sul fronte economico globale (elezioni in Giappone l’8 febbraio e i dati sul lavoro USA).
(Immagine di copertina frimufilms on Freepik)


