(rfg) Nella notte le parole del presidente Usa DJT – “la guerra dovrebbe finire ‘molto presto’, non oltre questa settimana2 – hanno fatto muovere il mercato del petrolio: dal picco di oltre 119 dollari toccato alla vigilia per il contratto future sul Brent, si è tornati in area 84 dollari per poi risalire a 93,6 dollari al barile (-5,3%). Andamento analogo per i future sul Wti, che dopo il crollo risalgono a 89,78 dollari (-5,3%). «Un ribasso di oltre il 30% in una singola sessione che ricorda vagamente quanto successo negli stessi giorni di marzo del 2022, subito dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino dove il petrolio salì in modo molto forte per poi ritracciare pesantemente nei giorni successivi – nota David Pascucci, Market Analyst di Xtb – Questo crollo – aggiunge – potrebbe decretare a livello tecnico i massimi del petrolio, un ribasso così forte indica che la domanda era effettivamente assente e che i prezzi sono saliti sull’onda della speculazione di breve termine» Secondo l’analista, tuttavia, la dinamica dei prezzi rimane comunque rialzista.
Il sentiment degli investitori nella giornata odierna è indissolubilmente legato alla performance dei listini statunitensi di lunedì 9 marzo 2026. La sessione americana è iniziata sotto una coltre di pessimismo, con l’S&P 500 che ha aperto in calo dell’1,5% a causa del timore di un’impennata incontrollata dei prezzi del petrolio, con i futures che minacciavano di superare i 120 dollari al barile. Tuttavia, la tendenza è stata invertita in modo spettacolare a seguito delle dichiarazioni del Presidente Trump, il quale ha suggerito che il conflitto potrebbe essere “quasi completo”. Queste affermazioni, sebbene non ancora supportate da comunicati ufficiali, hanno innescato un “volatility crush” che ha permesso ai principali indici di chiudere in netto rialzo.
L’indice S&P 500 ha terminato la seduta con un guadagno dello 0,83%, attestandosi a 6.795,99 punti. Si tratta di una reazione tecnica significativa, che ha interrotto una serie di perdite durate due giorni e ha riportato l’indice a circa il 2,62% dai massimi storici toccati nel gennaio 2026. Più marcata è stata la performance del Nasdaq Composite, che ha guidato la ripresa con un incremento dell’1,38%, chiudendo a 22.695,95 punti. La resilienza del settore tecnologico, in particolare dei semiconduttori, è stata alimentata dal giudizio positivo di Morgan Stanley su Nvidia, che ha visto le proprie azioni salire del 2,7%.
L’apertura dei Listini Europei
In Europa, l’apertura della giornata di martedì 10 marzo 2026 riflette questo cauto ottimismo. L’indice Euro Stoxx 600 ha avviato le contrattazioni in rialzo dello 0,13%. La stabilità relativa è supportata dalla riduzione del prezzo del greggio, tornato sotto i 100 dollari dopo i picchi di panico della settimana precedente, e dalle garanzie fornite dagli Stati Uniti sulla sicurezza dei carichi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz.
| Indice | Ultimo Valore | Variazione % | Fattori Determinanti |
| FTSE MIB | 45.055 | +2,34% | Chiusura resiliente; focus su consolidamento bancario (MPS-Mediobanca). |
| DAX 40 | 23.887 | +2,04% | Futures positivi (+0,2%) e dati export positivi. |
| CAC 40 | 8.064 | +1,89% | Ripresa della produzione industriale aeronautica vs incertezza dazi. |
| FTSE 100 | 10.386 | +1,34% | Sostegno dai titoli energetici e minerari; sterlina stabile. |

Il mercato italiano, rappresentato dal FTSE MIB, ha aperto con un guadagno del 2,34%. Gli investitori si focalizzano in particolare sul settore bancario, dove è prevista per oggi la conclusione delle attività istruttorie per la fusione tra MPS e Mediobanca. Lo spread BTP-Bund si attesta a 77 punti base, in calo dell’1,05% rispetto alla seduta precedente, indicando una stabilizzazione del rischio percepito sul debito sovrano italiano.
In Germania, il DAX 40 cerca di recuperare dopo la debolezza dei giorni scorsi. L’attenzione è rivolta alla bilancia commerciale tedesca, prevista a 15,6 miliardi di euro. Il rallentamento della crescita globale e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti pesano sul comparto manifatturiero, sebbene la parziale discesa dei prezzi del gas naturale offra un sollievo marginale ai costi di produzione.
In Francia, il CAC 40 è influenzato dai segnali contrastanti provenienti dall’economia interna. Se da un lato la produzione industriale nel settore aeronautico mostra una ripresa vigorosa dall’inizio dell’anno, dall’altro il settore del lusso (Kering, LVMH) continua a soffrire a causa del credito costoso e del rallentamento della domanda asiatica.
L’andamento delle materie prime
| Commodity | Valore (USD) | Variazione 24h (%) | Variazione 1 Anno (%) |
| Oro (Spot) | 5.174,53 | +0,68% | +21,04% |
| Argento | 89,16 | +2,47% | +168,97% |
| Petrolio Brent | 92,42 | -6,60% | +32,87% |
| Gas TTF (Amsterdam) | 55,86 | +4,63% | +53,41% |
| Gas Naturale (US) | 3,08 | -1,27% | -30,83% |
Il petrolio Brent ha mostrato una forte volatilità, scendendo dai massimi di sessione sopra i 100 dollari per attestarsi in area 92 dollari a seguito delle dichiarazioni di Trump sulla possibile fine delle ostilità. Tuttavia, il gas naturale in Europa (TTF) rimane sotto pressione, con un aumento annuo superiore al 53%, evidenziando come l’indipendenza energetica rimanga l’obiettivo primario per il Vecchio Continente.
Mercati, gli appuntamenti macroeconomici di oggi
| Orario | Area | Evento / Indicatore | Valore Atteso | Precedente |
| 10:00 | Italia | PPI (Prezzi Produzione) Annuale | — | -1,4% |
| 15:00 | USA | Vendita Case Esistenti | 3,89 Mln | 3,91 Mln |
| 15:00 | USA | Vendita Case Esistenti (MoM) | — | -8,4% |
Board Monte dei Paschi di Siena: È attesa la presentazione del piano di fusione con Mediobanca e della relativa proposta di concambio, un’operazione che potrebbe ridisegnare il panorama bancario nazionale.
Il mercato italiano
Il listino milanese ritrova forza nel settore bancario: i titoli di maggior rilevanza corrono veloci sopra le aspettative, recuperando in parte le perdite delle sedute precedenti. La rotazione settoriale in atto in questa sessione è guidata dalla necessità di riposizionarsi in asset “difensivi” o legati a trend macroeconomici strutturali come la difesa e l’energia.

- Leonardo (+6,58%): Il titolo della difesa italiana – grafico qui sopra – guida i rialzi. L’acuirsi del conflitto in Medio Oriente ha generato un massiccio afflusso di ordini nel comparto, con gli investitori che scommettono su un aumento strutturale della spesa militare in tutta la NATO.
- Eni SpA (-2,24%): Il colosso energetico risente del calo dei prezzi del petrolio greggio, che nonostante la volatilità intra-day, perde circa il 30% del picco di settimana scorsa.
- Nexi (+3,09%): Il titolo mostra segni di ripresa dopo il crollo seguito ai risultati del 2025. La promozione da parte di Morgan Stanley ad “equal-weight” e il lancio del servizio Zippay in Irlanda hanno agito da catalizzatori positivi per la sessione odierna.
- Ferrari (+1,56%) e Stellantis (+3,00%): Il lusso italiano segue il trend e vola in territorio positivo. Anche il settore automobilistico rimbalza nonostante i rumors che il gruppo voglia staccare la spina sullo storico marchio Lancia.



