Il consigliere Alessio Morosin (Liga Veneta): “L’autonomia differenziata, così come era stata immaginata e promessa, oggi appare priva di prospettive concrete”.
Una proposta tanto auspicata quanto irrealizzabile arriva dal consigliere di Liga Veneta
La politica locale trepida e dibatte in attesa dell’approvazione finale dell’autonomia differenziata, che dovrà essere votata dall’Esecutivo entro il prossimo giugno pena la perdita dei 30 miliardi del PNRR. Una proposta tanto auspicata quanto irrealizzabile arriva da Alessio Morosin, consigliere regionale in forza alla Liga Veneta, il quale, a seguito della volontà di migrare verso la regione a statuto speciale espressa alcuni comuni veneti di confine, ha messo sul tavolo l’idea di fondere il Veneto e il Friuli Venezia Giulia in un’unica grande regione. Morosin invita a partire da una consapevolezza chiara: «La sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale ha segnato, purtroppo, un punto di svolta chiaro e difficilmente aggirabile: l’autonomia differenziata, cosi come era stata immaginata e promessa, oggi appare priva di prospettive concrete, quantomeno in termini di tempi di attuazione ragionevoli». Per questo motivo, secondo il consigliere «uniti si sarebbe entrambi più forti». «Partendo da questa consapevolezza – prosegue – ho avviato un confronto diretto con il consigliere regionale friulano Markus Maurmair, coinvolgendo ovviamente l’assessore regionale del Veneto Marco Zecchinato e il sindaco di Cinto Caomaggiore, Gianluca Falcomer, portavoce delle amministrazioni più interessate. L’obiettivo è aprire un dialogo strutturato con tutti i Comuni del Veneto orientale interessati ad emigrare in Friuli». Il fine ultimo sarebbe aiutare i comuni del Veneto orientale a reperire più fondi per i servizi primari, all’organizzazione amministrativa, alle infrastrutture, sanità, scuola e trasporti. La proposta di Morosin è inserita nella Carta Costituzionale (art. 132 Cost.) e «mira a risolvere il problema alla radice, anche a fronte delle grandi aspettative fino ad oggi disattese, conseguenti al referendum Veneto del 22 ottobre 2017 sull’Autonomia differenziata», sottolinea. Ipoteticamente, questa nuova regione autonoma del Triveneto consterebbe di circa 7 milioni di abitanti e, di conseguenza, potrebbe contare su una capacità economica competitiva. Morosin non estrae questa proposta dal cilindro, ma si è basato su studi di alcuni capisaldi della cultura veneta: il professor Ulderico Bernardi, l’avvocato Ivone Cacciavillani, i professori Ferruccio Bresolin ed Ermanno Chasen. Se si accettasse questo empasse, tanto per i comuni veneti quanto per quelli friulani, conclude Morosin: «Significherebbe accettare l’immobilismo». Intanto ieri a palazzo Ferro Fini, il presidente Alberto Stefani ha fatto il punto della situazione, in particolar modo sui livelli essenziali delle prestazioni: «Iniziando dalla tutela della salute pubblica, possiamo impiegare i risparmi del Fondo sanitario nazionale e reinvestirli in Veneto: stiamo parlando di oltre 17 milioni di euro. Stefani accenna anche al tema della Protezione civile, evidenziando: «Con l’autonomia differenziata si darebbe la possibilità al Presidente della Regione di diventare commissario per le emergenze in caso di emergenze nazionali».
Protagonisti in Italia ed Europa. Stefani: «Strano che l’opposizione critichi il percorso verso l’autonomia differenziata».
Insomma, per Stefani «la Regione Veneto deve sapere fare squadra tra le sue diverse componenti e l’autonomia ci permetterebbe di essere protagonisti, non solo in Italia, ma anche in Europa e nel Mondo». «Trovo strano che l’opposizione critichi il percorso verso l’autonomia differenziata che nasce proprio dalla riforma del Titolo V della Costituzione promossa dal Centrosinistra» ha concluso il presidente. Riguardo il tema della fusione tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia l’eurodeputato Flavio Tosi ritiene che si debba «portare avanti con convinzione il percorso dell’autonomia differenziata», e afferma: «Ci sono stati enormi ritardi in merito all’attuazione della riforma, ma non bisogna desistere, e perdere altro tempo puntando su un obiettivo irrealistico», riferendosi alla proposta di Morosin. Il neo consigliere regionale in forza alla Lega, Matteo Pressi, intervenuto ieri in consiglio, ha ricordato: «La nostra è l’unica regione italiana a statuto ordinario che conta almeno tre consiglieri che hanno una linea politica dichiaratamente indipendentista che va rispettata. Questo è un dato che dobbiamo tenere in considerazione perché significa che nel corpo elettorale è forte il desiderio di autogoverno inteso non solo come autonomia, ma come indipendenza. E’ giusto quindi che noi, in qualità di rappresentanti del popolo, teniamo presente quanto emerso dalle consultazioni elettorali». Sull’argomento è intervenuto anche il segretario provinciale della Lega e vicesegretario della Liga Veneta, Paolo Borchia: «Proposta affascinante ma poco praticabile. Certo, sapevamo che il percorso dell’autonomia differenziata sarebbe stato in salita, però tutto quello che c’è da fare, sia a livello ministeriale con Roberto Calderoli, che a livello regionale con Alberto Stefani e la sua squadra, lo stiamo portando avanti a dispetto di tutti coloro che, in particolare in Veneto, tifano contro l’autonomia».
Christian Gaole



