Non è il solito libro sul vino. “Il Sussurro delle Viti”, candidato al Premio Campiello 2026, è un viaggio tra le vigne

Il Sussurro delle Viti, prima opera di narrativa di Carlo Rossi, pubblicata da Laura Capone Editore (130 pp., €20), è il viaggio di un autore che attraversa vigne e continenti per ascoltare ciò che la terra ha ancora da dire. Non un semplice romanzo di viaggio, ma una geografia emotiva dove il vino diventa memoria, paesaggio, rito silenzioso e dimensione sacra. Rossi, laureato in Scienze Politiche a Padova, ha sempre creduto che la parola potesse nascere dal momento esatto in cui ci si ferma ad ascoltare. In Argentina, accanto ad Alejandra e ad Andrea – amico nato tra i filari – Rossi comprende che la vendemmia non è lavoro, ma rito; che il vino non si “fa”, ma si accompagna. Un vecchio vignaiolo gli dice: «Ogni acino parla. Devi solo ascoltare». È qui che nasce la sua idea di sacro nel vino: un patto tra natura e uomo, un atto di cura, una forma di gratitudine. Il viaggio continua tra l’incontro dei visionari veronesi, come Alessandro Speri e Sandro Boscaini, che unisce suolo argentino con know how valpolicellese a Mendoza, i profumi del Torrontés di Salta, dove i vendemmiatori offrono un grappolo a Pachamama con Matervini e Roberto Cipresso, e tra i venti della Patagonia.
Rossi attraversa poi l’Italia del vino: il Molise della Tintilia rinata, la Verona delle botti che hanno attraversato la guerra, la Toscana del Monte Amiata dove ogni vendemmia ha un carattere unico. Sull’Etna scopre vigneti nutriti dal vulcano, in Sardegna incontra l’enologo Andrea Pala. Qui Rossi ritrova la conferma del sacro: il vino come creatura della luce e della terra, come promessa di equilibrio tra uomo e natura. E il Sud incantato, raccontato da Fabio Mecca mentre Riccardo Cotarella narra di un’impresa epica, quella di rifare la viticoltura millenaria della Georgia. Il cammino approda infine a Soave, territorio che l’autore sente parte intima della propria storia. Le colline ordinate, il castello scaligero, i filari che salgono verso il cielo evocano un’armonia millenaria. A Monteforte d’Alpone, accanto a Sandro Gini, Rossi scopre la nobiltà della Garganega e le scelte coraggiose che hanno restituito identità al territorio: vinificazione gravitazionale, fermentazioni pure, assenza di solfiti. Soave gli appare come un tempio naturale del vino, animato da storie che diventano simboli. e poi l’iconico Amarone, di cui Celestino Gaspari narra la traiettoria frutto di attenzione, pazienza, cura e lentezza.
Con una scrittura lirica, luminosa e attenta ai dettagli del mondo, Il Sussurro delle Viti offre alla narrativa contemporanea uno sguardo nuovo: il vino non come oggetto, ma come storia; non come bevanda, ma come ponte tra radici e futuro. Un’opera sensoriale e spirituale che invita a fermarsi, a osservare, a comprendere che le viti parlano davvero – e che il loro sussurro custodisce una promessa antica: l’uomo, quando ascolta la natura con rispetto, può ancora riconoscersi parte di un racconto più grande.
Originale. Vero. Profondo. Non il solito libro sul vino.