(di Alberto Cristani)
A poche ore dall’inizio della cerimonia di apertura – che si svolgerà in Arena di Verona questa sera venerdì 6 marzo a partire dalle ore 20 – e dopo il grande successo delle Olimpiadi, con il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Regione Veneto, Davide Giorgi, e con il Delegato CIP della provincia di Verona Claudio Toninel, analizziamo le Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, a prescindere dall’aspetto prettamente sportivo, dal medagliere e dai titoli che la spedizione Azzurra potrà conquistare. Un’analisi in primis dal punto di vista sociale, affrontando tematiche troppo spesso citate ma che, sempre troppo spesso, non trovano necessari e doverosi riscontri nella vita di tutti i giorni.
Presidente Giorgi, che bilancio fa delle Olimpiadi invernali appena concluse?
Sono state straordinarie. Abbiamo ricevuto complimenti da tutte le delegazioni straniere e, soprattutto, abbiamo capito che l’Italia è all’altezza di eventi di questa portata: infrastrutture adeguate, organizzazione solida, volontari competenti e un territorio che ha risposto con entusiasmo. Il modello dell’Olimpiade diffusa, inizialmente guardato con sospetto, si è rivelato vincente ed esportabile. Molti italiani hanno scoperto discipline poco conosciute, come il curling, e per giorni il Paese ha respirato sport, valori, passione.
Toninel, da veronese e uomo di sport, che immagine le resta di questi Giochi?
È stata una splendida Olimpiade diffusa anche dal punto di vista agonistico: 30 medaglie complessive, 10 d’oro, numeri che all’inizio sembravano irraggiungibili e che certificano la forza del nostro movimento. Da veronese, però, porto nel cuore soprattutto la cerimonia di chiusura in Arena: per una sera Verona è stata al centro del mondo, e l’anfiteatro romano ha dimostrato ancora una volta di essere uno spazio unico, capace di ospitare eventi di ogni tipo, se gestito con competenza e rispetto.
Presidente Giorgi, che cosa rappresentano le Paralimpiadi, che si aprono in Arena tra poche ora, per gli sportivi e, in generale, per la società?
Mi piace usare le parole del presidente dell’International Paralympic Committee, Andrew Parsons: “le Paralimpiadi possono provocare una vera ‘rivoluzione di inclusione’, cambiando il modo in cui la società guarda alla disabilità”. La scelta dell’Arena di Verona per la cerimonia di apertura è coraggiosa e simbolica: è uno dei siti storici più complessi da rendere accessibile, ma trasformarlo in palcoscenico paralimpico significa dire al mondo che l’accessibilità deve entrare nel cuore stesso del nostro patrimonio, non restare ai margini.
Si può pensare di arrivare un giorno ad un’unica Olimpiade, senza più parlare di atleti ‘normo’ e ‘para’?
Il movimento paralimpico è nato in un ospedale riabilitativo inglese e in poco più di 70 anni ha fatto passi che il movimento olimpico ha compiuto in oltre un secolo. Siamo passati dagli stadi vuoti a condividere gli stessi luoghi dei Giochi olimpici. Il mio sogno è vedere un’unica Olimpiade, dove atleti olimpici e paralimpici condividano spazi, tempi e prestigio. Non è ancora all’ordine del giorno, ma se ne discute: magari non alla prossima edizione, forse alla successiva. Credo di poterla vedere, e soprattutto credo che il mondo sia pronto per parlare semplicemente di Giochi per tutti.
Toninel, da veronese avrà sentito anche lei i commenti sull’ascensore che verrà installata in Arena, opera che divide: c’è chi parla di sfregio e chi di progresso. Lei come la vede?
Io la considero un ponte perfetto tra passato e futuro. I Romani ci hanno lasciato una struttura splendida e solidissima; negli ultimi anni è stata forse fin troppo “protetta”, rinunciando a molti eventi per eccesso di cautela. Come spettatore ho visto troppe persone in carrozzina confinate in angoli scomodi e lontani, con una visione parziale dello spettacolo. Portarle nei settori alti, con un ascensore e percorsi dedicati, significa restituire loro dignità e qualità della fruizione. E le soluzioni progettate seguono il principio del design for all: rampe, percorsi e strutture reversibili che migliorano l’accesso per chiunque, non solo per chi ha una disabilità.
Presidente Giorgi, l’ascensore in Arena può diventare uno dei simboli della rivoluzione culturale di cui parlava pocanzi?
Sì, perché la vera barriera non è quasi mai il gradino in sé, ma lo sguardo con cui lo consideriamo “inevitabile”. Rendere accessibile un sito UNESCO come l’Arena apre la strada alla richiesta di interventi analoghi in altri luoghi simbolo, dal Colosseo a grandi palazzi storici. È un messaggio fortissimo: il patrimonio è di tutti, e tutti devono poterlo vivere. Le Paralimpiadi in Arena mostrano esattamente questo: non un adattamento provvisorio, ma una scelta strutturale, pensata per restare e per cambiare le abitudini della città ben oltre le due settimane di gara.
Da presidente del CIP Veneto, e secondo la sua visione più ampia, le Paralimpiadi possono essere uno stimolo, un’ispirazione, per le famiglie che ancora esistano a far praticare sport a figli, o familiari, con disabilità?
I numeri ci dicono che molto è stato fatto ma non basta. In Veneto vivono oltre 4,8 milioni di persone e circa 180.000 hanno una disabilità; tra i 6 e i 49 anni si stimano più di 70.000 persone, ma solo poco più di una su cinque pratica attività motoria, e solo una piccola minoranza in forma agonistica: siamo lontani dai livelli della popolazione senza disabilità. Tenere chiuse le porte di casa ha un costo enorme, umano e sanitario. Investire nello sport come strumento di salute e riabilitazione consente risparmi superiori al 50% rispetto alla sola riabilitazione tradizionale, come dimostrano diversi studi accademici: meno farmaci, meno ricoveri, più autonomia e qualità della vita.
Quindi lo sport è anche una scelta economica ‘intelligente’…
Assolutamente sì. Ogni euro investito nello sport paralimpico genera risparmi nel sistema socio-sanitario e, soprattutto, restituisce alle persone una vita più piena: allenamenti, trasferte, gare significano relazioni, esperienze, responsabilità, crescita personale. Sono cose che nessun altro percorso può sostituire completamente. Le Paralimpiadi devono essere la scintilla per politiche attive stabili: più impianti accessibili, più progetti sul territorio, più collaborazione tra scuole, associazioni e istituzioni. Il nostro obiettivo è semplice e ambizioso: nessuna persona con disabilità deve restare a casa perché non sa dove o come fare sport.
Toninel, da insegnante e tecnico, che ruolo hanno i giovani in questo cambio di mentalità?
Quando sono entrato a scuola, negli anni Settanta, lo studente con disabilità era vissuto come un problema. Spesso veniva isolato, non c’erano insegnanti di sostegno e mancavano strumenti e sensibilità. Nel corso dei decenni ho visto una trasformazione profonda: sono arrivati i docenti dedicati, sono cresciute competenze e attenzioni, e i ragazzi con disabilità hanno riconquistato dignità e partecipazione anche nelle attività sportive. Alcune delle medaglie paralimpiche veronesi sono ‘nate’ sui banchi di scuola, in palestre scolastiche. Questa è la prova che quando la scuola crede nello sport per tutti, i risultati possono arrivare fino al palcoscenico internazionale.
Che effetto potrà avere Milano Cortina 2026, tra Olimpiadi e Paralimpiadi, sulla base dello sport?
Come sempre, i grandi eventi accendono i riflettori: in 15 giorni i bambini vedono sulla stessa schermata slalom, discesa, salto dal trampolino, curling, hockey su ghiaccio e sport paralimpici. Memorizzano volti, gesti, storie.
È già successo con l’effetto Sinner nel tennis, che ha riempito i campi di ragazzi: qualcosa di simile può accadere anche per gli sport invernali e per quelli paralimpici. Naturalmente servono strutture e amministrazioni pronte a raccogliere questa domanda: impianti accessibili, palazzetti del ghiaccio, società aperte all’inclusione. Olimpiadi e Paralimpiadi non sono più serie A e serie B, ma due momenti con pari dignità; il traguardo, un giorno, sarà avere una sola grande manifestazione, davvero “giochi per tutti”, dove le differenze non separano ma arricchiscono.
Presidente Giorgi, in chiusura, perché un telespettatore dovrebbe fermarsi davanti allo schermo a guardarle?
Dal 2012 in poi le Paralimpiadi registrano uno share sempre crescente. Perché? Perché vedere un ragazzo con una gamba sola scendere da una montagna con le stesse prestazioni di, di gambe, ne ha due, oppure una persona cieca che si affida totalmente alla propria guida e non può mai fermarsi, facendo tempi paragonabili a quelli dei normodotati, è qualcosa di unico. Oppure pensiamo a chi scia su un monosci, seguito da chi lo accompagna, che riesce a fare le stesse cose di chi scia in piedi: è uno spettacolo davvero incredibile. Questo incolla il pubblico davanti al televisore e sono convinto che anche in Italia lo share sarà importante, perché lo spettacolo sarà bellissimo e sarà bellissimo vedere i nostri atleti in azione!



