Ogni anno i veronesi si giocano al lotto, e perdono, un Bentegodi nuovo di zecca

(di Bulldog)
A Verona ogni anno si giocano in scommesse, videolotterie, gratta e vinci, bingo e ippica 1,9 miliardi all’anno. Sono più di 5 milioni di euro ogni giorno. I veronesi vincono grazie a questi giochi ogni anno 1,6 miliardi. Lo Stato incassa 150 milioni a Verona per questo “servizio”, i veronesi perdono ogni anno 307 milioni di euro, malcontati sono 841mila € al giorno. Ogni giorno, domenica, Natale, Pasqua e
Ferragosto inclusi.
Con 307 milioni di euro Verona avrebbe già bello che pronto uno stadio “che tutto il mondo tremare fa”. Potrebbe costruire oltre 3mila nuovi alloggi ogni anno per le giovani coppie. Potrebbe fornire assistenza domiciliare agli anziani indigenti e bisognosi di cure domiciliari. Potrebbe adottare decine di comunità in Africa e dare una mano al loro sviluppo senza costringerli a scappare in Europa.
Verona invece ha scelto di sputtanare questi soldi al gioco. I Veronesi, meglio, non Verona.
In Italia, se ampliamo un po’ il nostro orizzonte, buttiamo dalla finestra 165 miliardi, ne recuperiamo 143, il “pizzo” dello Stato vale 10 miliardi, gli Italiani perdono al gioco 22 miliardi. Sono 60 milioni al giorno. Dei 10 miliardi che lo Stato incassa andrebbero tolte, per correttezza, anche tutte le spese che lo Stato ha per combattere e curare ludopatie e sindromi collegate. Importo incerto, perso nel bilancio della sanità pubblica che ad ogni italiano costa 2mila euro l’anno.
Ora quegli stessi Italiani che spendono 60 milioni al gioco per tentare la fortuna – come dimostrano le tabelle pubbliche, ufficiali, dell’amministrazione statale – piagnucolano quando debbono pagare uno straccio di ticket al pronto soccorso, quando debbono pagare gli aumenti della benzina, e sollecitano alla politica il continuo taglio delle tasse.
Le spese fiscali – ovvero la domma di tutte le detrazioni, deduzioni, mance elettorali, premi e bonus a categorie ed interessi locali o partigiani – ammontano a oltre 100 miliardi ogni anno. Nel ‘25 abbiamo speso più o meno questa cifra (erano 82 miliardi già alla fine novembre); il massimo è stato nel 2022 con 150.
150 miliardi sono più del costo annuo della sanità, sono un terzo della spesa sociale del nostro Paese. Sono un casino di soldi, insomma.
Andiamo avanti.
Le ricchezze in banca degli Italiani sono superiori ai 2mila miliardi e se consideriamo immobili ed azioni siamo a 5mila miliardi. Lo Stato è in debito per 3.200 miliardi. Vogliamo dire le cose come stanno? Non è la politica che deruba gli Italiani, sono gli Italiani che derubano il loro futuro, i propri figli. Abbiamo un bilancio dello Stato bloccato da una spesa pubblica rigida che è tale perché la politica non ha la forza di mandare a quel paese tutta quella enorme massa di approfittatori che campano sulle sue spalle.
E’ inutile piangere a Bruxelles per avere la possibilità di fare più debiti quando non si ha la forza di tagliare in casa propria. Se gli Italiani possono permettersi di perdere 30 miliardi all’anno per giocare al lotto, possono pagare 6 miliardi di teorico costo extra dell’energia senza che lo Stato paghi per loro. Meglio questo che non una bella patrimoniale che, a questo punto, anche un vecchio liberale come me
inizia ad accettare…