Olimpiadi, ecco quanto guadagniamo. Il Veneto incasserà 2,1 miliardi, il 34% del totale nazionale, con una crescita del PIL dell’1,7%.

Gli effetti positivi arriveranno sino al 2050. Il Centrostudi di Unimpresa ha fatto un’analisi molto completa delle ricadute economiche dell’evento sportivo

Ci siamo, le Olimpiadi invernali sono entrate nel vivo: delegazioni arrivate, primi allenamenti in pista, tutto pronto per la cerimonia inaugurale. Ma la parte economica delle Olimpiadi è iniziata già nel 2020 e in questo mese si dispiegherà al massimo. Ma non finirà qui: gli effetti positivi di Milano-Cortina arriveranno sino al 2050 e genereranno effetti positivi a lungo termine. Il Centrostudi di Unimpresa ha fatto un’analisi molto completa delle ricadute economiche dell’evento sportivo, un impatto così positivo da mettere in secondo piano i disagi che inevitabilmente comporterà. Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 genereranno un impatto economico complessivo stimato in 6,1 miliardi di euro, con effetti distribuiti nel tempo e sul territorio ben oltre la durata dell’evento sportivo. La stima considera non solo la spesa diretta legata ai Giochi, ma anche il turismo indotto, la valorizzazione delle infrastrutture permanenti e gli effetti moltiplicativi sull’economia: l’impatto complessivo è composto da 1,1 miliardi di spesa turistica diretta durante l’evento, 1,4 miliardi di turismo indotto nei 24 mesi successivi, 3,2 miliardi di legacy infrastrutturale valorizzata e 400 milioni di effetti indotti netti. Il Veneto intercetta 2,1 miliardi di euro, pari al 34% dell’impatto complessivo. A fronte di un PIL regionale di circa 180 miliardi di euro, l’effetto relativo sale a 1,17% del PIL, evidenziando un’incidenza più elevata rispetto alla Lombardia. Questo riflette il ruolo strategico di Cortina d’Ampezzo e degli investimenti sulla viabilità e sull’accessibilità delle aree dolomitiche, oltre alla funzione di Verona come sede di eventi e infrastrutture di supporto. Nel periodo 2020-2025, fase di preparazione e realizzazione delle infrastrutture, si concentra 2,1 miliardi di euro, pari al 34% del totale, legati soprattutto ai cantieri, ai servizi di progettazione e alle attività organizzative. Il solo mese di febbraio 2026, durante lo svolgimento dei Giochi, genera 1,3 miliardi, ovvero il 21% dell’impatto complessivo, grazie alla spesa turistica diretta e alla piena operatività dell’evento. Nei dodici mesi successivi, tra 2026 e 2027, l’impatto stimato è pari a 1,1 miliardi di euro (18% del totale), riconducibili principalmente al turismo indotto e agli effetti moltiplicatori della spesa olimpica. La fase di legacy di medio termine, tra 2028 e 2030, contribuisce per 900 milioni di euro (15%), mentre la legacy di lungo periodo, tra 2031 e 2050, vale ulteriori 700 milioni (12%), legati al valore residuo delle infrastrutture e ai benefici permanenti in termini di mobilità, attrattività e competitività territoriale. Anche la distribuzione geografica dell’impatto evidenzia differenze rilevanti. La Lombardia concentra la quota maggiore in valore assoluto, con 3,2 miliardi di euro, pari al 52% del totale. Rapportato a un pil regionale di circa 447 miliardi, l’impatto equivale allo 0,72% del prodotto regionale. Detto del Veneto, il Trentino-Alto Adige, con 800 milioni di euro (14% del totale), registra l’impatto relativo più significativo: 1,60% del PIL regionale, stimato in 50 miliardi. Nel complesso, l’impatto aggregato sulle tre regioni coinvolte, che presentano un pil combinato di circa 677 miliardi di euro, è pari a 0,90% del loro prodotto complessivo.

Il turismo componente significativa. Occupazione: 36mila nuove unità di lavoro per un reddito generato di 1,7 miliardi

La spesa turistica diretta di 1,1 miliardi di euro è stimata sulla base di un afflusso complessivo nell’ordine di alcuni milioni di presenze, includendo spettatori muniti di biglietto, accompagnatori, personale tecnico, media, sponsor e visitatori attratti dal contesto olimpico. La permanenza media è valutata in circa 3,2 notti, con una spesa giornaliera differenziata tra visitatori italiani e internazionali. I turisti provenienti dall’estero presentano una spesa media giornaliera stimata in 180-185 euro, mentre quella dei visitatori italiani si colloca intorno ai 130-140 euro. La distribuzione settoriale della spesa vede la ricettività assorbire circa il 38-40% del totale, pari a oltre 420 milioni di euro, la ristorazione circa 280 milioni, i trasporti locali e regionali circa 150 milioni, il commercio e il merchandising intorno ai 120 milioni, mentre intrattenimento e servizi accessori superano complessivamente i 130 milioni. Si tratta di flussi ad alta intensità di lavoro, con un’elevata capacità di trattenere valore nei territori ospitanti. Il turismo indotto post-evento rappresenta una delle componenti più significative dell’impatto economico, con una stima pari a 1,4 miliardi di euro distribuiti su 24 mesi. L’ipotesi di fondo è che l’esposizione mediatica globale dell’evento olimpico produca un incremento strutturale dei flussi turistici, come già osservato in precedenti edizioni. Applicando un tasso di conversione estremamente prudente, inferiore allo 0,1% dell’audience globale potenziale, si ottiene un afflusso aggiuntivo nell’ordine di 2,0-2,2 milioni di visitatori nel biennio successivo ai Giochi. La permanenza media di questi turisti è stimata in 4,5 giorni, con una spesa complessiva per visitatore pari a circa 650-670 euro, valore che riflette una domanda meno concentrata sull’evento sportivo e più orientata alla fruizione complessiva del territorio. La distribuzione temporale di questi flussi è decrescente ma persistente, con circa 800 mila visitatori nei primi sei mesi post-evento, 600 mila nei successivi sei mesi e il resto distribuito nel secondo anno. L’occupazione diretta generata dall’evento è stimata in circa 13.000 unità, cui si aggiungono occupazioni indirette lungo le filiere con un rapporto medio di 1 a 1,8, portando il totale a oltre 36.000 unità di lavoro complessive. Il reddito medio annuo lordo associato a queste posizioni è stimato in circa 32.000 euro, con una durata media dell’impiego pari a 18 mesi. Il reddito complessivo generato supera così 1,7 miliardi di euro. Considerando una propensione marginale al consumo dell’82%, la spesa indotta ammonta a circa 1,4 miliardi, cui viene applicato un moltiplicatore netto prudenziale pari a 1,28, coerente con studi su eventi analoghi in economie avanzate. Al netto delle sovrapposizioni con le altre voci, l’effetto aggiuntivo netto è quantificato in 400 milioni di euro.