Oplà, rispunta la regione del Garda

L’ipotesi è suggestiva, ma – non temete – non vedrà mai la luce: sarà impossibile infatti togliere potere alle strutture attualmente esistenti ma, sebbene ipotesi, tanto vale approfondirla. Limes, la rivista di geopolitica del Gruppo Gedi, ha ripreso gli studi della Società geografica Italiana ed ha provato a mettere sulla carta geografica quello che sarebbe il nuovo modello organizzativo italiano se, al posto delle attuali Regioni (19 più le due Province autonome di Trento e Bolzano) venisse adottato un modello “a distretto” tipico dell’ordinamento amministrativo francese.
Alla base del nuovo modello i servizi offerti ai cittadini con la vicinanza dei centri decisionali ai contribuenti ottimizzando le prestazioni. Ebbene, dalle 19+2 Regioni e Province attuali si passerebbe a 36 distretti che permetterebbero la nascita di vere realtà metropolitane: la “grande” Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma Capitale e Napoli. Lo “spacchettamento” riguarderebbe in modo particolare la Lombardia che finirebbe divisa in cinque realtà diverse, ma al loro interno omogenee, e il veneto che perderebbe l’area dolomitica cje verrebbe assegnata al Trentino che così arriverebbe sino al confine austriaco e la parte occidentale che diventerebbe la mitica “regione del Garda” con Verona, Brescia, Bergamo, Mantova, parti di Vicentino e Rodigino riunite.
Cambierebbe poco o nulla per Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Marche e Basilicata. Smembrate in due sarebbero Sardegna, Campania , la Calabria che perderebbe Reggio finita in dote ad un’unica realtà metropolitana a cavallo dello Stretto soprattutto in ottica ponte e linea di trasporto metropolitana fra le due gronde. La Lombardia apparentemente pagherebbe un prezzo molto alto compensato però secondo un’analisi di “Milano Città Stato” da 11 miliardi frutto di una più corretta ripartizione dell’avanzo fiscale che attualmente è in discussione fra Regione Lombardia e Governo centrale. Questo residuo fiscale è oggi di 54 miliardi, ma ora da Roma arrivano appena 23 miliardi ed il Comune di Milano ne incassa appena 540 milioni. Ricalcolando il tutto in base al PIL, a Palazzo Marino – per tutta l’area metropolitana – arriverebbero 10,5 miliardi in più.
Certo Verona non è Milano, ma col distretto del Garda sarebbe più chiara la sua centralità e, perché non dirlo?, politicamente avrebbe più peso di quello che oggi ci riconosce Venezia. E come si tradurrebbe questo maggior peso politico. A Milano hanno calcolato cosa potrebbero fare con 10,5 miliardi in più. Ovvero: 5 nuove linee di metropolitana; 50 linee di metrotranvia; 15 nuovi stadi di calcio; 50 nuovi ospedali; ripagare l’affitto di tutti gli appartamenti della città; regalare a tutte le famiglie di Milano un’ auto elettrica. Oppure diverse tra queste opzioni insieme: fornire trasporto pubblico gratis (450 milioni di euro circa all’anno); riaprire i Navigli (400 milioni stimati); aprire un parco in ogni quartiere; costruire piste ciclabili in tutta la città; ricoprire tutte le vie di Milano di alberi; realizzare nuove fontane e mantenere in funzione e pulite quelle esistenti; realizzare asfalto a prova di buche e tenere in sicurezza il pavè; costruire parcheggi sotterranei per le biciclette e per le auto oppure, ancora, fare girare le metro H/24, costruire la circle line attorno al percorso delle tangenziali e riqualificare tutte le aree degradate. Capite perché il nuovo “distretto del Garda” non vedrà mai la luce?