Paolo Arena: “Chiedo responsabilità”

«La silver economy? Mettiamo sia pure bella, ma ha un difetto grave: ha una scadenza naturale. E dopo, cosa farà Verona?» Paolo Arena, presidente della Camera di commercio e dell’Aeroporto, è preoccupato: i convegni vanno bene, la stampa riprende, ma non succede nulla, non cambia niente. Verona resta ferma, immobile.
«Non possiamo continuare così: dobbiamo iniziare a programmare il nostro futuro. Dobbiamo decidere cosa dovrà essere Verona nei prossimi cinquant’anni. E dobbiamo farlo ora, ora che siamo ai vertici nazionali in tantissimi settori economici; oggi che abbiamo un’immagine forte al di là delle narrazioni negative che ci gettiamo addosso. Oggi che siamo in una situazione di benessere dobbiamo tornare alla povertà della Verona dell’immediato secondo dopoguerra quando un gruppo di persone – ridotto nei numeri , ma non nel pensiero – si fece carico delle necessità di un territorio distrutto e seppe far ripartire la macchina produttiva, riportare i servizi essenziali, ma anche progettare fiera, università, quadrante Europa, sanità, Zai. Non avevano soldi, avevano idee e la voglia di fare. L’opposto dei giorni nostri».

Facciamo degli esempi concreti?
«Il primo, abbiamo da realizzare la quarta asta al Quadrante Europa. Sappiamo come farla, dove farla, a cosa serve, come si ripagherà, cosa ci permetterà di fare. Abbiamo il suo costo, 150 milioni di euro. Siamo tutti d’accordo. Bene, quando andiamo a recuperare questi soldi? Quando andiamo a presentare il progetto a chi ha la cassa? Stiamo perdendo tempo prezioso. E ancora…

Dica.
«Finalmente siamo riusciti a convincere il mondo della necessità e fattibilità di un collegamento ferroviario Verona-aeroporto-lago. Abbiamo persino un commissario delegato alla sua realizzazione. Sappiamo che ci vorrà una decina d’anni per un’opera che ci serviva ieri. Vabbè, pazienza. Ma adesso quand’è che incontriamo questo Commissario? Quando iniziamo a progettare nel dettaglio? ».

Ci sono altre urgenze magari…
«Ovviamente, abbiamo sempre urgenze. E la prima che abbiamo si chiama A22 dove le necessità di Verona – e non solo: anche Mantova e Modena vorrebbero poter discutere del suo futuro assieme a noi – rischiano di passare in secondo piano. Insieme, tutti i nostri enti territoriali hanno il 15% del capitale. Vogliamo parlarne? Vogliamo decidere su come gestire il quadrante veronese con l’intermodalità di Isola della Scala? Ho chiesto un incontro fra i tre maggiori azionisti: noi, Comune e Provincia. Ci abbiamo messo un mese per allineare le agende. Così non si va da nessuna parte!».

Il tema è il futuro della città: «Stiamo dando tutto per scontato – sottolinea Arena -. Diamo per scontato che i turisti arriveranno sempre, che le industrie andranno avanti, che la nostra ricchezza non evaporerà. Ma non teniamo in considerazione che la competizione fra territori è spasmodica, che tutti vogliono mettere mano ai cervelli in circolazione, che tutti vogliono ridisegnare le loro città, che davanti a evoluzioni sempre più rapide – in cinque anni abbiamo avuto una pandemia globale, la prima guerra ai confini europei, e adesso la terza guerra del Golfo – la capacità di risposta dev’essere veloce. Che dobbiamo imparare a difendere i nostri asset, quelli che ci rimangono dopo aver già visto sfumare quel polo finanziario che rappresentavamo pochi anni fa. Dobbiamo difendere la nostra Fiera che sta facendo un lavoro eccezionale, ma che dev’essere blindata nelle sue manifestazioni».

Facciamo una check-list: i punti di forza dai quali partire?
«Primato nell’agroalimentare, nella logistica, nell’industria, nel turismo. Siamo diventati la prima provincia veneta per abitanti».

Le pare poco?
«Anzi, tutt’altro. Ma dobbiamo saper portare nuove competenze di qualità ai settori produttivi ed ai turisti dare qualcosa in più oltre all’eccezionale mix storico-culturale. Vogliamo allungare le permanenze in città? Servono decisioni chiare e investimenti sul turismo congressuale – adesso abbiamo limitazioni impossibili da risolvere -; servono grandi mostre che attirino nuovi flussi. Da quanto mancano in città?»

Ad occhio e croce dal secondo mandato Tosi, dall’addio a Marco Goldin…
«Esatto, una quindicina d’ anni. C’è stato il Covid, è vero, ma è un’assenza che si avverte».

Punti di debolezza?
«Ognuno lavora per sé. E se non si è protagonisti di un progetto, lo si snobba».

Ma non dovevano essere gli obiettivi di Verona 2020-40?
«.Verona 20240 è una parte di questa azione che va fatta soprattutto per fissare una road-map infrastrutturale. Ma bisogna iniziare anche a parlare di quale Verona vogliamo. Come renderla attrattiva per i giovani: i nostri ma soprattutto quelli che potrebbero arrivare dal resto d’Itala e dall’Europa. Quali posti di lavoro qualificati possiamo offrire? Quale sistema dell’abitare? Quali benefit “di sistema” possiamo garantire? Dobbiamo mettere a fattor comune la qualità della vita, l’eccellenza sanitaria, le opportunità professionali, il sistema della scuola. Qui siamo in piena emergenza: siamo nell’inverno demografico e le cose non cambieranno dall’oggi al domani. Dobbiamo agire ora. Come Camera di commercio ci siamo mossi, cerchiamo di parlare coi giovani per capire cosa immaginano per il loro futuro. Dobbiamo parlare con loro, non di loro. Ma non possiamo essere da soli: bisogna che chi ha incarichi, elettivi e non, a Verona, a Venezia, a Roma e Bruxelles esca dal breve termine e si confronti sul lungo periodo. Qui il tempo passa, e non possiamo aspettare la prossima emergenza per fare qualcosa ».