Papà del Gnoco va a Monteforte. La Giunta Tommasi attacca: “Telenovela stucchevole: Corradi sabotatore, il Carnevale non è suo”

Continua la polemica sul prossimo “venerdì gnocolar”: Palazzo Barbieri contesta la ricostruzione del Comitato Bacanal del Gnoco che pur di non sfilare a Verona andrà a Monteforte d’Alpone. Franco Bonfante, segretario del PD; mette nel mirino la ricostruzione del presidente del Comitato Valerio Corradi: “Per lui – sottolinea Bonfante – parlano i riscontri dell’amministrazione comunale sul suo operato; la revoca di ingenti finanziamenti da parte del Ministero della Cultura che ha contestato al legale rappresentante del Bacanal di aver ricevuto una condanna per bancarotta fraudolenta, mentre per un altro membro del direttivo risultava una condanna per lesioni personali e falsità materiale commessa in atti pubblici. Nonostante questo quadro allarmante, confermato anche dall’ordinanza del Tar che ha dato ragione al Comune, Corradi continua ad accampare esclusive sul Carnevale, con il tentativo di boicottarlo. E’ davvero il colmo. Il Carnevale è patrimonio collettivo – conclude Bonfante –  non un feudo personale da gestire fuori dalle regole della trasparenza e della legalità. L’Amministrazione Tommasi ha fatto bene a non piegarsi ai ricatti, mettendo in sicurezza la sfilata del 13 febbraio affidandola a chi garantisce serietà e capacità economico-finanziaria. Verona merita un Carnevale che porti gioia e identità, non guai giudiziari e debiti. Chi pensa di poter gestire la cosa pubblica con metodi del passato deve capire che quella stagione è finita: la correttezza non è più un optional, nemmeno a Carnevale”.

Anche la Giunta Tommasi ha commentato la “diserzione” della principale maschera veronese dalla sfilata: “Apprendiamo dalla stampa che è prevalsa, all’interno del Comitato Bacanal del Gnoco e dei comitati aderenti all’Associazione Carnevale Storico di Verona, la volontà di non partecipare alla sfilata del 13 febbraio 2026. Si tratta di una decisione presa in autonomia, che lascia cadere nel vuoto i ripetuti inviti rivolti al Papà del Gnoco e alle maschere sue “simpatizzanti” a partecipare a questo momento comunitario, senza star a sindacare su chi sia il soggetto organizzatore della sfilata.
Di questa decisione, che allontana il Papà del Gnoco e diversi altri gruppi dalla città di Verona proprio nel momento clou del carnevale, sono pienamente responsabili i soggetti che l’hanno presa.
È lecito ipotizzare che la cittadinanza veronese avverta ormai un profondo senso di stanchezza nel dover assistere a questa prolungata e ormai stucchevole “telenovela”. Ciò che un tempo era puro spirito di festa si è trasformato in una sequela di contenziosi e ricorsi ai Tribunali Amministrativi da parte del Comitato Bacanal del Gnoco, contro il Comune di Verona e contro il Ministero della Cultura
. Il tutto per rivendicare l’organizzazione della sfilata più importante del Carnevale di Verona, assieme alla corresponsione di fondi pubblici che questa organizzazione porta con sè.
Nonostante i ripetuti e continui richiami al valore della “tradizione” fatti dal Presidente del Bacanal, si precisa che non corrisponde al vero che il Comitato Bacanal del Gnoco sia “da sempre” l’organizzatore della sfilata. Fino al 2017 era infatti il Comitato del Carnevale di Verona, composto da ben 7 comitati a organizzare la manifestazione che vede sfilare maschere e carri di tutta la città e la provincia.
Come è stato anche sancito dall’ordinanza del Tar del Veneto del 30 gennaio 2026,
il Comitato Bacanal del Gnoco non risulta titolare di alcuna legittimazione “esclusiva”, pur essendo stato autorizzato ad organizzare l’evento negli ultimi anni (dal 2018). D’altra parte, il Tar riconosce che spetta al Comune il potere di autorizzare qualsiasi spettacolo e trattenimento in luogo pubblico.
Purtroppo lo stile e i toni della rivendicazione portata avanti dal Bacanal sono stati sempre poco costruttivi, talora aggressivi.
La ricostruzione – fornita ai media dal Presidente del Bacanal – in merito alle circostanze che hanno portato l’Amministrazione a non poter affidare l’organizzazione dell’edizione 2026 del Venardì Gnocolar al Comitato del Bacanal, è quanto meno omissiva e maliziosamente volta ad attribuire le azioni dell’Amministrazione Tommasi a un disegno persecutorio.
Gli attacchi personali all’Assessora alla Cultura, che per delega si occupa del Carnevale, rivelano la necessità di identificare un “colpevole” al di fuori delle proprie responsabilità. L’Assessora ha sempre agito di concerto con il Sindaco e con la Giunta, informando anche copiosamente i consiglieri di ambo le parti politiche degli sviluppi, continuando a pretendere trasparenza e correttezza e occupandosi della tutela di un bene – il Carnevale di Verona – che appartiene all’intera comunità.
In ogni caso, riservando i chiarimenti giuridico amministrativi alle sedi più opportune, si respinge fermamente
la tesi che il Venardi Gnocolar sia di proprietà del un singolo comitato. Come invece il Bacanal pretenderebbe, spostandosi in provincia ed avendo – addirittura – presentato domanda di deposito del marchio denominativo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, costringendo il Comune a difendere un patrimonio di tutti i cittadini.”
Posso ben comprendere la difficoltà in cui si è andata a cacciare ora la presidenza del Bacanal, che cerca in diversi modi di sabotare il Venardi Gnocolar, per poi attribuire tutte le colpe all’Amministrazione Comunale, alla sottoscritta in primis. – spiega l’assessora alla cultura Marta Ugolini .- Tuttavia quello che sta facendo, con il seguito di diversi comitati rionali, è esattamente il contrario della tradizione e dello spirito carnevalesco. Fa sorridere sentir descrivere questo trasloco come un ‘esilio’. Per definizione, l’esilio sarebbe una pena che ti allontana forzatamente dalla patria, ma qui siamo di fronte a una trasferta decisa in totale autonomia! In pratica, per non darla vinta al Comune, per una questione di principio, si è scelto di autocondannarsi alla sconsolata pena di andare a mangiare gnocchi a Monteforte. Un martirio dal sapore infantile: lo vedo già, tra un brindisi e l’altro, guardare con nostalgia verso San Zeno mentre cerca di convincersi che l’aria della provincia sia molto più democratica di quella del centro storico. Più che una tragedia, mi sembra una farsesca gita!”