Inizia l’ultimo giro per la Giunta di Palazzo Barbieri e Damiano Tommasi è pronto a dare battaglia. Senza rinunciare però al low profile. Cercando di salvare l’esperienza delle liste civiche e guardando a cosa succede fra i nuovi sindaci di centrosinistra
Damiano Tommasi è entrato in campagna elettorale. Ha davanti a sé diciotto mesi in cui taglierà nastri, metterà la faccia negli eventi delle prossime Olimpiadi, magari anche nel nuovo Bentegodi. Vedrà partire la tramvia, firmerà il nuovo Pat. Insomma, diciotto mesi apparentemente sul velluto anche perché il centrodestra è uscito vincente dalle Regionali, ma ammaccato in città. «Non guardo in casa d’altri. Personalmente sono dispiaciuto dal risultato delle civiche, che portavano un vento nuovo in Regione, e sottolineo il ruolo svolto da Luca Zaia che è stato protagonista di queste elezioni. Invece, mi preoccupa sempre di più la latitanza dal voto: sempre meno elettori e su questo dovremmo lavorare tutti insieme per riportare la gente a votare. Ritengo sia necessario restare concentrati sulla nostra idea di città e sul programma che avevamo elaborato – spiega il sindaco a La Cronaca – ; abbiamo ereditato molte cose che non venivano chiuse da tempo ed abbiamo cercato di portare a casa il miglior risultato per i cittadini. Mi sembra che il volume dei progetti messi a terra sia un segnale molto chiaro di come intendevamo amministrare e di come lo abbiamo fatto. E penso sia chiaro anche ai cittadini».
Che tipo di campagna si attende fra diciotto mesi? (Scherzando: «Beh, non c’è mica soltanto il centrodestra: prima potrei anche fare le primarie di coalizione…») Seriamente? Vedremo chi ci sarà o chi preferirà scegliere impegni diversi a Roma o altrove. Mi immagino che attaccheranno duramente questa amministrazione su alcuni temi-bandiera, contesteranno il lavoro fatto. Ma noi presenteremo proprio quanto realizzato e i risultati che hanno portato nella vita dei cittadini. La nostra idea di città: fatta non di quartieri, ma di comunità vive ed unite e di servizi vicini alle persone».
Temi-bandiera, ovvero la sicurezza in primis. Avete cambiato approccio, più pragmatismo e forse meno cadute ideologiche come avvenuto nella vicenda Diarra… «Non sono d’accordo: non mostrare empatia davanti ad una persona che muore è fuor di discussione. Ma contesto anche questa divisione ideologica: la sicurezza non è né di destra né di sinistra. La sicurezza è dei cittadini. E su questa ciascuno deve fare la propria parte. Quella del sindaco è chiara, ma è inferiore a quella che hanno altre istituzioni che hanno responsabilità istituzionali ben precise. Come sindaci abbiamo espresso le nostre necessità e preoccupazioni; ci è stato risposto snocciolando i dati delle nuove assunzioni, ma non quello dei pensionamenti e delle uscite. A volte non parliamo di nuove risorse, ma di subentri. C’è un problema di addestramento e anche qui, come sindaci del Veneto, abbiamo avanzato delle proposte. La polizia municipale è nelle strade tutti i giorni e fa tantissime cose. Non vedo perché non debba essere riconosciuto e valorizzato questo ruolo. E comunque non c’è soltanto la microcriminalità: c’è tutto il tema della violenza domestica che dobbiamo contrastare. E anche lì siamo in prima linea».
Si torna a parlare di “movimento dei sindaci” anche nel centrosinistra: Silvia Salis, Matteo Lepore…anche Tommasi? «Fra sindaci parliamo tanto fra di noi e c’è la convinzione generale che l’esperienza maturata nell’amministrare una città sia un patrimonio utile anche a livelli di responsabilità più alti e complessi. Non penso sia un fattore negativo per la politica in generale e per le prossime Politiche».
Restando sulle elezioni prossime: è andato controcorrente, ha chiesto di veder ripristinata l’Irpef regionale per sostenere le spese della raccolta dei rifiuti? «Non ho mai capito la scelta di non adottarla, onestamente. Altre Regioni finanziano con la propria Irpef servizi indispensabili ai propri cittadini, e una corretta gestione del ciclo dei rifiuti non è un vezzo ma una cosa utile. Non è una gabella, ma uno strumento di corretta gestione. Sottolineo l’impegno ed il lavoro per la “nuova” Amia in house con l’obiettivo di migliorare la percentuale di raccolta differenziata che significa anche migliorare i nostri conti economici non pagando sanzioni. Se ci lavoriamo ora è perché per anni non è stato fatto nulla, ricordiamolo».
Lei è il primo azionista di diverse realtà economiche di primo piano in città. Non pensa sia il momento anche di valorizzarle per avere più risorse da investire sulla città? «Sì, e vorrei dirle che è quello che stiamo facendo iniettando risorse, ad esempio, nelle politiche abitative pubbliche per far ripartire la macchina dei riatti e rimettere in circolo soluzioni abitative ora poco sfruttate».
Non trova che l’azionista Comune sia un po’ isolato rispetto agli altri soci? «Non direi, manteniamo interlocuzioni costanti attraverso gli assessori e gli uffici a tutela dei nostri interessi di azionisti. Non mi sento isolato, no».
Nella lunga lista di opere pubbliche realizzate, anche ereditate dalle precedenti amministrazioni, non compare più il central park a Porta nuova sebbene fosse d’interesse condiviso la possibilità di avere un polmone verde in città. Cambiato idea? «Beh, se il Central park è in panne non è perché noi si sia o meno d’accordo. Il proprietario dell’area, le Ferrovie, hanno visto fallire l’interlocutore che avevano scelto, l’imprenditore austriaco Benko. Mancando il partner, la cosa si è arenata. E su questo possiamo fare ben poco sino a quando le Ferrovie, nel più complessivo rinnovamento della tratta ad alta velocità, non riaprirà quel dossier. In quel caso, faremo la nostra parte. Poi, mi permetta… noi abbiamo valorizzato il polmone verde che già c’è a Verona ed è rappresentato dall’insieme delle mura magistrali. Polone verde sarà anche il “nuovo” Arsenale che a primavera verrà restituito alla città col completamento della ristrutturazione della Palazzina Comando. Non abbiamo sottovalutato o cambiato idea sul nostro verde».



