Addio alla pastissada de caval? Il tipico piatto veronese potrebbe avere i giorni contati. E’ iniziato infatti alla Camera dei Deputati l’esame del testo AC 48 dal titolo «Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione», ha iniziato nei giorni scorsi il proprio percorso di approvazione nella commissione Agricoltura della Camera con l’abbinamento di due altre pdl depositate successivamente.

Il testo inserisce i cavalli fra gli animali di affezione e di conseguenza non solo non dovrebbero essere considerati cibo. Un concetto che all’inizio della legislatura era stato tradotto anche in una proposta di legge alla Camera, a firma di Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati e presidente della Leidaa. È la prima volta che il Parlamento italiano esamina una proposta di legge per dichiarare gli equidi animali d’affezione e, conseguentemente, vietarne la macellazione e l’utilizzo a scopo alimentare.
«Attualmente – afferma al Corriere della Sera, Michela Vittoria Brambilla – gli equidi sono ancora sfruttati in ogni modo e spesso l’ultima meta delle loro corse è il macello. Questa proposta è una straordinaria occasione per realizzare un cambiamento culturale che è già nel cuore della maggioranza degli italiani». Infatti, pare che il numero delle macellazioni di equini sia in calo: da oltre 70 mila l’anno nel 2012 a circa 22 mila nel 2024 secondo l’Istat. Del resto un rapporto di Ipsos, pubblicato in maggio, mostra che nel nostro Paese il consumo di carne equina è ai minimi: solo il 17% dei consumatori di carne afferma di mangiare cavallo (nella foto della Strada del Soave un piatto di pastissada secondo la ricetta scaligera) almeno una volta al mese. Tra coloro che non la consumano, il 42 per cento spiega la propria scelta con un sentimento di empatia nei confronti di questi animali e il 31 per cento li considera già «da compagnia». Del resto, l’Italia è l’unico fra i grandi Paesi europei che considera commestibile il cavallo.
La proposta di legge prevede l’attribuzione automatica della dicitura «Non Dpa» a tutti gli esemplari, rendendo illegale la loro macellazione e la commercializzazione delle carni. Il testo introduce poi sanzioni importanti nei confronti dei trasgressori, tra cui la reclusione da 3 mesi a 3 anni per chi alleva equini a scopo alimentare e multe da 30 a 100 mila euro, con aumenti di un terzo se la carne viene poi effettivamente immessa sul mercato.



