di Vincenzo Vasapolli
Vicepresidente dell’Associazione Giuseppe Barbieri
L’ultima intervista del sindaco Damiano Tommasi sul futuro di Verona conferma, ancora una volta, una preoccupante impostazione: parlare di futuro della città attraverso una serie di interventi operativi, privi però di quella visione strategica capace di imprimere un vero cambiamento all’assetto urbano.
Avviare il filobus, migliorare i collegamenti tra i quartieri, realizzare nuove piste ciclabili e valorizzare le aree verdi non possono essere scambiati per una strategia di trasformazione della città. Verona ha bisogno di scelte strutturali e di una direzione chiara, non dell’ennesimo rinvio delle decisioni fondamentali. Sul traforo e sulla Meridiana, ancora una volta, il messaggio sembra essere quello di aspettare, di rinviare, di collocare le scelte decisive in una seconda fase. Ma parlare di “strategia in due fasi” ha senso soltanto se le due fasi sono già parte di una visione complessiva della città. Altrimenti diventa semplicemente un modo elegante per procrastinare il cambiamento. Verona non può permettersi un altro quinquennio di immobilismo strategico. Gli ultimi cinque anni, anche grazie alle straordinarie opportunità offerte dal PNRR, avrebbero potuto rappresentare un’occasione irripetibile per incidere profondamente sull’assetto urbanistico e infrastrutturale della città. Invece, ciò che oggi viene prospettato sembra essere soprattutto la prosecuzione di interventi operativi, mentre le grandi decisioni vengono ancora una volta spostate in avanti.
Visione, termine usato con molta leggerezza da Tommasi, è capire dentro quale idea di città questi interventi si collocano. Senza una strategia complessiva, anche le singole opere rischiano di diventare episodi scollegati, incapaci di produrre quel salto di qualità di cui Verona ha bisogno.
E soprattutto, una visione autentica non può essere costruita cercando di “accarezzare dalla parte del pelo” l’alleanza che governa la città, rinviando le scelte più divisive o più impegnative per mantenere l’equilibrio politico del presente.
“Un sindaco deve avere il coraggio di indicare dove vuole portare la città – sostiene AGB – anche quando questo significa assumere decisioni difficili. Governare non significa soltanto amministrare l’esistente o mettere in fila interventi operativi. Significa scegliere una direzione, spiegarla ai cittadini, costruire consenso sul percorso e poi realizzarla. Verona non ha bisogno di altri rinvii: ha bisogno di una visione.”
Per AGB il confronto sul futuro della città deve quindi ripartire da una domanda semplice ma decisiva: quale Verona vogliamo consegnare ai cittadini tra dieci anni? A questa domanda un’amministrazione dovrebbe rispondere oggi, con una strategia chiara, sostenibile e condivisa.



