Pinot Grigio, quanto “pesa” nel Collio: l’analisi con Collio Evolution

(di Alessandra Piubello)

Collio Evolution 2026, l’evento consortile alla sua seconda edizione, ha puntato l’attenzione sul Pinot Grigio con una degustazione tecnica di circa una novantina di etichette dalla 2025 fino alla 1999. Due le masterclass dedicate, di Daniele Cernilli e di Cristina Mercuri MW. Poi, durante il walk around tasting con circa 50 produttori presenti, è stato possibile assaggiare anche altri vini del Collio.

Cos’è il Pinot Grigio

Il Pinot Grigio nasce con tutta probabilità in Borgogna e deriva da una mutazione genetica del Pinot Nero. È un vitigno che ha una sua identità peculiare, lo si capisce già dalla bacca, né bianca, né rossa, ma grigio-rosa. Inizialmente i vini erano di colore aranciato carico, ramato, appunto, e solo in seguito, con l’evoluzione delle tecniche enologiche e l’avvento delle presse orizzontali arrivate in Italia negli anni Sessanta, la produzione si è spostata verso la vinificazione in bianco.

Il Pinot Grigio ramato è una tipologia che a tutti gli effetti rappresenta la storia e la tradizione vitivinicola di questo vino-vitigno, anche se è diffuso e conosciuto a livello mondiale per la sua versione bianca. È stato per molti anni uno dei vini di successo della produzione italiana, tanto che all’estero, con la notorietà internazionale negli anni Sessanta del Pinot Grigio Santa Margherita, nell’immaginario collettivo internazionale il Pinot Grigio viene associato ad un vitigno italiano.

Il Pinot Grigio nel Collio

Il Pinot Grigio arriva in Collio grazie al conte Theodor de La Tour. A Villa Russiz, divenuta di proprietà dopo il matrimonio con Elvine Ritter de Záhony nel 1868, il conte di origini francesi pianta le prime barbatelle.  Il Pinot Grigio ha una grande adattabilità all’ambiente pedoclimatico e nel Collio, zona di collina nella mezzaluna compresa tra il torrente Judrio e il fiume Isonzo, celebre per la ponca, la formazione geologica tipica, composta da strati alternati di marne friabili e arenarie più compatte, trova una sua espressività e una sua voce legata al luogo e ai vignaioli che interpretano un vitigno che esiste sul territorio da circa centocinquant’anni.

Il Pinot Grigio è la prima varietà in estensione della denominazione (circa 320 ettari) di cui rappresenta quasi il 30% della produzione del Collio, con circa 1,5 milioni di bottiglie prodotte nel 2025.

Le impressioni della degustazione

Gli assaggi hanno sottolineato delle diversità interpretative: alcuni produttori hanno scelto la via dell’immediatezza, altri hanno puntato sulla materia, sull’equilibrio fra acidità e morbidezza ma tutti con una matrice comune: un risvolto sapido, più o meno presente. Ben lontani gli echi dei Pinot Grigio apolidi e senz’anima, commercialmente studiati per il mercato estero. Le annate più evolute ci hanno donato momenti di intensità sensoriale, dimostrandoci che è nel tempo che il terroir del Collio prevale sul vitigno, stupendoci con sorsi dalla trama ancora fitta eppure fresca, vivi ed espressivi, con un’eleganza e una classe che restano nella memoria.

La nostra cinquina preferita

Abbiamo scelto di presentarvi cinque tra i nostri vini preferiti tra i 2025 assaggiati: vi proponiamo l’annata più giovane, poiché è quella che troverete più facilmente rispetto alle altre.

Collio Doc Pinot Grigio Venica Jesera 2025

Colore ramato chiaro. Profuma di pesca, pera, mela rossa e melagrana. Il corpo, abbastanza strutturato, è armonioso e la freschezza è accompagnata da buona morbidezza glicerica. Fondata nel 1930, l’azienda ha quasi un secolo di vita ed è un fiore all’occhiello del Collio. Sono quaranta gli ettari vitati, con una produzione di circa 350mila bottiglie.

Collio Doc Pinot Grigio Muzic 2025

Da vigne tra i 30 e i 50 anni proviene questo vino che profuma di susina gialla, pera, biancospino. Il sorso è ben bilanciato tra struttura, sapidità e freschezza acida. I giovani Fabijan ed Elija Music si prendono cura di un’azienda storica, fondata nel 1963 su circa 27 ettari vitati, per una produzione di circa 130mila bottiglie.

Collio Doc Pinot Grigio Raccaro 2025

Profuma di erbe aromatiche, di tiglio, di pera, con cenni balsamici. In bocca la sua progressione è spinta dall’acidità e dalla sapidità ben dirette in una materia saporita e presente, che invoglia la beva. Dal 1928 la famiglia Raccaro opera a Cormons, attualmente su 7,5 ettari con una produzione di circa 35mila bottiglie.

Collio Doc Pinot Grigio Toros 2025

Il profilo olfattivo è peculiare, con note di fiori bianchi, pera, humus. Al sorso è fresco, sapido e con un’acidità presente ma ben integrata nella materia consistente. Franco Toros e la figlia Cristina si prendono cura dell’azienda nata nel 1900, estesa su 12 ettari con una produzione di 60mila bottiglie.

Collio Doc Pinot Grigio Russiz Superiore 2025

Naso intrigante, tra note di erbe aromatiche, pera, spezie leggere. L’ingresso è teso, poi si stempera in morbidezza e finezza con un lungo finale. L’azienda fondata da Marco Felluga, ora in mano alla nipote Ilaria e alla famiglia Tommasi, si estende su 50 ettari con una produzione di 130mila bottiglie.

Lo studio Nomisma Wine Monitor sul posizionamento dei vini del Collio nel settore Horeca

Collio Evolution è stata anche l’occasione per presentare l’articolata indagine, dopo quella sui consumatori dello scorso anno, su cento operatori (tra ristoranti ed enoteche) di tutta Italia, di cui riportiamo alcuni fra gli elementi salienti. È emerso che i vini del Collio sono conosciuti dal 96% degli operatori della ristorazione italiana e figurano nelle carte di otto locali su dieci. Una denominazione premiata da una rinomanza fondata non sulla quantità di bottiglie prodotte  – circa 5,8 milioni su poco più di 1.300 ettari – ma sulla reputazione dei suoi bianchi. Il Collio infatti è il primo territorio collinare associato ai bianchi di maggiore qualità, indicato dal 41% degli intervistati, davanti ad Alto Adige (21%) e Colli Orientali del Friuli (18%).

Tra i punti di forza indicati dagli operatori del mondo Horeca: l’origine collinare (50%), la riconoscibilità della Doc (49%) e la versatilità negli abbinamenti gastronomici (45%). “In un mondo in rapido cambiamento in cui il settore vitivinicolo attraversa un momento complesso – ha commentato Luca Raccaro, presidente del Consorzio – il Collio trasmette valori identitari: la bellezza e la biodiversità del paesaggi, la vocazione vitivinicola dei luoghi, il tessuto di aziende familiari che innovano mantenendo un forte senso di comunità, una zona di confine che ha sviluppato nel tempo la capacità di affrontare difficoltà e sfide, un territorio dalla lunga storia che vuole scrivere il suo futuro”.

(foto: Alessandra Piubello e Consorzio DOC Collio)