Proprio ieri, 8 marzo, la consigliera comunale alle Pari Opportunita’ Beatrice Verze’ ha pubblicato su Instagram la foto di alcuni manifesti anonimi con scritte volgari e offensive che la ritraggono, e che da circa un anno circolano in diverse zone della citta’. Non e’ satira politica. Non e’ critica. E’ bodyshaming e violenza di genere. Come sottolinea la stessa Verze’, disinnescando l’insulto e restituendo la misura politica dell’episodio: «Un omaggio frutto di grande creativita’ e dedizione, capillarmente distribuito da tempo in citta’, gradito quanto una mimosa l’8 marzo. Ma non puo’ essere un regalo perche’ anche oggi non abbiamo nulla da festeggiare. Anche oggi, in realta’, dobbiamo solo resistere.» Consigliera comunale con delega alle Pari Opportunita’ e capogruppo di Traguardi, Beatrice Verze’ ha 30 anni ed e’ la piu’ giovane a Palazzo Barbieri. Figura tra i sessanta under 30 italiani segnalati come volti emergenti della politica nazionale e nel 2025 e’ diventata capolista per Verona di Le Civiche Venete, rete progressista a sostegno di Giovanni Manildo per il governo del Veneto. Con la Vicesindaca Barbara Bissoli, e’ il presidio istituzionale della citta’ sui diritti delle donne. Non e’ un caso che abbiano scelto lei. Contattata dalla redazione della Cronaca, Verze’ ha confermato che non si tratta di un episodio isolato: «Non e’ la prima volta che questi poster circolano. Sono stati segnalati in varie zone della citta’, attaccati su pali, bar e ristoranti, e continuano ad arrivare segnalazioni.» Il caso e’ gia’ stato denunciato alle autorita’ competenti, anche se l’identita’ degli autori non e’ ancora stata accertata. «Molto probabilmente si tratta di esponenti dell’estrema destra veronese», afferma la consigliera. Per Verze’, pero’ l’episodio va oltre la propria vicenda personale. Rendendo pubblici quei manifesti sottolinea: «Ho voluto portare alla luce qualcosa di piu’ ampio: la collettivizzazione della rabbia nei confronti delle donne e la pressione costante che subiamo quotidianamente sui nostri corpi.» Quello che e’ successo alla consigliera Verze’ non e’ un episodio isolato. Una ricerca condotta su 14 anni di dati raccolti dall’ong Avviso Pubblico ha dimostrato che amministratrici donne hanno tre volte piu’ probabilita’ di subire attacchi fisici o verbali rispetto ai colleghi uomini. La causa, secondo i ricercatori, non e’ politica: e’ il genere. Le donne in carica hanno inoltre il doppio delle probabilita’ di subire violenza digitale rispetto agli uomini, con attacchi che si concentrano spesso sull’aspetto fisico o implicano minacce sessuali. I manifesti contro Verze’ seguono esattamente questo schema: non e’ un gesto estemporaneo, e’ violenza politica di genere, reiterata e sistematica.
Virginia Marchiori



