La povertà energetica riguarda quasi 315mila veneti, pari a poco meno di 140mila famiglie. Si tratta di nuclei che faticano a sostenere le spese essenziali per l’energia elettrica e il riscaldamento. Nell’analisi non sono inclusi i costi delle famiglie per l’acquisto dei carburanti per auto e moto. In generale, si parla di povertà energetica anche quando il peso della spesa per l’energia sul reddito familiare supera livelli considerati normali. I dati sono stati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA su fonti Istat e OIPE.

Nel Veneto, comunque, l’incidenza percentuale delle famiglie coinvolte da questo fenomeno è relativamente bassa e pari al 6,5 per cento del totale. La media nazionale, infatti, è del 9,1 per cento. Le situazioni più difficili, invece, si concentrano soprattutto nel Sud, in particolare in Puglia. Qui sono oltre 302.500 le famiglie in difficoltà, per un totale di quasi 700.000 persone: significa che 18 famiglie su 100 vivono questa condizione. Subito dopo troviamo la Calabria, con più di 143.400 famiglie coinvolte (oltre 318.000 persone) e il Molise, dove le famiglie in difficoltà sono 22.650 (quasi 49.000 individui). Anche in queste regioni il fenomeno riguarda una quota molto rilevante dei nuclei familiari residenti, rispettivamente il 17,4 e il 17 per cento. Le situazioni meno gravi, invece, interessano le Marche, il Friuli Venezia Giulia e il Lazio.
I dati, sottolinea la CGIA, si riferiscono al 2024. Tuttavia, alla luce dei recenti rincari dei prezzi dell’energia elettrica e gas registrati negli ultimi 40 giorni dopo lo scoppio del conflitto in Iran, è molto probabile che la situazione sia destinata a peggiorare, con un aumento generalizzato della povertà energetica in tutto il Paese. Un andamento che potrebbe essersi già consolidato nel 2025: rispetto all’anno precedente, infatti, i prezzi del gas e dell’energia elettrica sono cresciuti rispettivamente del 6,3 e del 6,7 per cento.
Gli effetti della guerra in Iran

Per quanto riguarda il gas naturale, lo scorso mese di marzo il prezzo di borsa medio si è attestato a 53 euro/MWh, in aumento rispetto ai 38,7 del 2025 e ai 36,3 del 2024. Sempre a marzo, anche il costo dell’energia elettrica ha registrato una media di 143 euro/MWh, contro i 116,1 del 2025 e i 108,3 del 2024. I livelli record raggiunti nelle settimane scorse sono legati alla crisi in Medio Oriente e potrebbero crescere ulteriormente se il conflitto dovesse protrarsi per molti mesi, con gravi ripercussioni negative soprattutto sui bilanci delle famiglie economicamente più fragili.
Gli autonomi pagano due volte gli aumenti delle bollette
Circa il 70 per cento di artigiani e commercianti lavora da solo, senza dipendenti né collaboratori familiari. Una realtà molto diffusa, fatta di piccoli imprenditori e titolari di partita IVA che ogni giorno tengono in piedi botteghe, negozi e attività di servizio. In Veneto questa platea di lavoratori autonomi è composta da poco più di 210mila operatori. Negli ultimi anni, però, questa fascia è stata colpita duramente dall’aumento dei costi dell’energia. Il problema principale è che sono costretti a pagare due volte il caro bollette. Da una parte, come utenti domestici, devono far fronte alle spese più alte per luce e gas nelle proprie abitazioni. Dall’altra, come imprenditori, sostengono costi ancora maggiori per mantenere attiva la propria attività. Tenere accese le luci, i macchinari, riscaldare un laboratorio in inverno o raffrescare un negozio in estate sono necessità quotidiane, non rinviabili. Spese che, con l’aumento dei prezzi energetici, incidono sempre di più sui margini già ridotti di queste attività. Il risultato è una pressione economica crescente che mette in difficoltà molte microimprese, costrette spesso a ridurre i consumi o a rinunciare a investimenti, pur di riuscire a sostenere costi ormai diventati molto pesanti.
Esempi di famiglie in povertà energetica
Secondo l’OIPE, una famiglia si trova in condizione di povertà energetica quando non riesce ad accedere a servizi energetici essenziali – come riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e uso degli elettrodomestici – a un costo sostenibile rispetto al proprio reddito. Si tratta di un fenomeno complesso che emerge dall’interazione tra vulnerabilità economica, qualità dell’abitazione e livelli dei prezzi energetici. Un primo caso tipico riguarda le famiglie che sostengono una spesa energetica eccessivamente elevata rispetto al reddito disponibile. Ad esempio, nuclei a basso reddito che vivono in abitazioni poco efficienti possono arrivare a destinare una quota molto alta delle proprie entrate al pagamento delle bollette. In questi casi, l’elevato fabbisogno energetico è spesso legato a edifici mal isolati o a impianti obsoleti. Un secondo esempio è rappresentato dal cosiddetto sotto-consumo energetico. Alcune famiglie, pur di contenere la spesa, rinunciano a servizi essenziali: limitano l’uso del riscaldamento in inverno o evitano il raffrescamento durante l’estate. Questo comportamento, definito anche “deprivazione nascosta”, indica una condizione di disagio non sempre visibile nei dati di spesa.
Un ulteriore segnale di povertà energetica è la difficoltà nel pagamento delle bollette, con ritardi, accumulo di arretrati o rischio di distacco delle forniture. A ciò si aggiunge l’incapacità di mantenere condizioni abitative adeguate, come temperature confortevoli o ambienti salubri, spesso compromessi da problemi di umidità o muffa. Infine, alcune categorie risultano particolarmente vulnerabili, tra cui anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili. In sintesi, la povertà energetica non è solo una questione di reddito, ma il risultato di molteplici fattori che incidono sulla qualità della vita delle famiglie.
I rincari più pesanti in Lombardia e Veneto: in tutto 5,4 miliardi di costi in più per le famiglie
I rincari delle bollette di luce e gas previsti per l’anno in corso dovrebbero provocare, secondo l’Ufficio studi della CGIA, un prelievo aggiuntivo ai bilanci delle famiglie italiane di 5,4 miliardi di euro che sale a 6,6 se il confronto viene eseguito rispetto al 2024. A livello regionale è la Lombardia che in termini assoluti subisce l’aggravio più importante: rispetto al 2025 il rincaro è di 1,1 miliardi di euro. Seguono il Veneto con +557 milioni, l’Emilia Romagna con +519 e il Lazio con +453. Chiudono la graduatoria nazionale la Basilicata con +45 milioni di euro, il Molise con +25 e la Valle d’Aosta con +10.



