Sono passati 70 anni dalla firma dell’accordo italo-tedesco sul lavoro. Era il 20 dicembre 1955 quando si iniziò a scrivere un capitolo della storia che avrebbe segnato profondamente la vita di centinaia di migliaia di persone e ha contribuito a costruire un’identità europea condivisa. Quel protocollo di lavoro, infatti, ha dato avvio a una migrazione significativa: tra il 1955 e la metà degli anni ’70 oltre 500mila italiani furono assunti nella Germania Ovest. Molti di loro tornarono in Italia, ma una parte si stabilì definitivamente, dando vita a comunità italo-tedesche tuttora vive e radicate. È stata questa ricorrenza, la commemorazione dell’«Accordo fra la Repubblica italiana e la Repubblica Federale di Germania per il reclutamento e il collocamento di manodopera italiana», a essere celebrata nel Palazzo della Gran Guardia, durante il convegno Da lavoratori migranti a cittadini europei: emigrazione italiana in Germania 1955-2025, seguito poi dalla prima nazionale del documentario ”Un sogno italiano”, prodotto da Orisa Produzioni. «Un evento dovuto, per ricordare uno spartiacque nella storia italiana», ha sottolineato Paolo Masini, Presidente Fondazione MEI, Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, promotrice insieme al Comune di Verona di questa iniziativa. «Quell’accordo ha segnato una migrazione importante verso la Germania. Tanti migranti sono rimasti in terra tedesca, hanno fatto famiglia, e oggi siamo già alla terza generazione. Nel frattempo è arrivata l’Europa, con una nuova visione del mondo, con donne e uomini che non sono stati solamente braccia, ma cittadini perfettamente integrati, capaci di contribuire alla crescita della Germania. Di fatto, oggi c’è una grande simbiosi tra questi due paesi, due nazioni che sono cresciute insieme». E ha aggiunto, sorridendo: «Una simbiosi che si interrompe solo durante le partite di calcio». In effetti è proprio così: Italia e Germania nutrono ancora oggi un legame nato per ragioni economiche, ma divenuto nel tempo interessante fusione di culture, tradizioni, affetti. Il convegno ha permesso di ripercorre le tappe dell’emigrazione italiana in Germania e la sua gestione, non sempre facile eppure vincente, nella lunga durata: dagli alloggi ai contratti, dalla presenza di sindacati a difesa dei lavoratori migranti ai percorsi di integrazione linguistica a scuola. Vicende complesse e poco note, eppure attuali, come hanno confermato le numerose testimonianze e l’intervento di docenti e studiosi, preceduti dai saluti introduttivi di Fabrizio Bucci, Ambasciatore d’Italia in Germania, e Wiltrud Christine Kern, Console Generale Aggiunta Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania a Milano. A essere coinvolti nella preparazione di questo evento anche numerosi studenti del Liceo Artistico Statale di Verona, un tempo sede del Centro di Emigrazione, a conferma di come il territorio veronese sia stato un punto di partenza significativo nel grande movimento migratorio degli anni ’50 e ’60. Sono stati loro a presentare ”Storie comuni”, un’iniziativa nata all’interno di un progetto internazionale dedicato alla ricerca di narrazioni condivise sul tema della migrazione, restituendo attraverso la voce dei più giovani un punto di vista fresco e sensibile. Lo ha sottolineato Jacopo Buffolo, assessore alle Politiche Giovanili: «I ragazzi hanno scoperto una memoria storica utile a decodificare e a comprendere ciò che vivono sulla loro stessa pelle, oggi. Tanti di loro hanno un background migratorio e questa ricerca ha permesso loro di interrogarsi sulle sfide del futuro che riguardano, ora più che mai, anche il nostro paese. Attraverso lavori, interviste e un viaggio a Monaco hanno riscoperto una parte della loro stessa storia famigliare: quasi tutti loro hanno avuto parenti migranti. Ecco perché le questioni migratorie non possono essere relegate in un capitolo di un libro: esse sono intimamente legate a tutti noi».



