«Quanto lavoro dietro le vittorie». Sarah Bazzocchi, fisioterapista di Sofia Goggia, ha raccontato il dietro le quinte delle Olimpiadi

Scende copiosa la neve sul villaggio olimpico di Cortina d’Ampezzo dove oggi doveva esserci la prima prova di discesa libera femminile, rimandata a domani per le condizioni meteo instabili. Ed è proprio da Cortina che Sarah Bazzoccchi, fisioterapista di Sofia Goggia ha raccontato il dietro le quinte del villaggio olimpico e com’è la vita e il lavoro al seguito di un’atleta professionista di questo calibro.

Come hai deciso di avvicinarti a questa professione?

lo ho studiato fisioterapia e mi sono laureata nel 2016. Ovviamente ho sempre avuto la passione per lo sport che mi ha avvicinato a un lavoro in questo ambiente.

E nello specifico come ti sei avvicinata a lavorare con Sofia Goggia?

Con Sofia ho iniziato tre anni fa perché collaboravo con un centro dove lei si allenava e per delle casualità, aveva bisogno di un trattamento ed io ero li, ho iniziato a trattarla e da qual momento ha richiesto la mia figura sempre più frequentemente finché non mi ha detto «mi puoi seguire?» E da li è nato tutto. L’anno scorso ho iniziato proprio con le trasferte e ho iniziato a seguirla h24 sette su sette proprio per il recupero post gara.

Qual è la tua giornata tipo?

E’ svegliarsi insieme la mattina, fare colazione e seguirla in allenamento, quindi proprio sulla pista. E da li ci si sbizzarrisce a fare diverse faccende, quindi a guardarla in pista, fino a portare degli sci se c’è bisogno e quant’altro. Ci si allena fino alle 10:30-11:00, poi torni e tendenzialmente o lavoriamo subito, quindi proprio con trattamenti manuali fisioterapici, oppure nel pomeriggio dopo l’atletica. E poi si va a letto presto per essere di nuovo pronti alle 5:30 la mattina dopo.

E durante una giornata di gara?

In gara è un pochino più difficile, diverso, perché comunque i tempi sono molto più rigidi e scanditi. Tendenzialmente nelle giornate di gara Sofia ha un po’ i suoi rituali, quindi la colazione, poi va su in camera, si prepara, poi andiamo in hospitality dove, se c’è bisogno, si fanno dei trattamenti con delle mobilizzazioni varie. Poi nel post gara avviene il trattamento.

Quindi può essere che ci sia bisogno di un trattamento direttamente sulla pista.

Si se lei lo richiede io sono a disposizione. Per esempio l’anno scorso durante una gara a Garmisch, Sofia scendendo ha toccato per terra con la mano e si è la sublussata spalla. Li sul campo l’ha rimessa dentro lei, però subito dopo l’abbiamo mobilizzata e trattata sul posto.

Qual è la parte più bella del tuo lavoro?

Una cosa molto bella è cercare sempre quell’equilibrio psicofisico, perché poi alla fine è un lavoro tanto fisico, ma l’aspetto mentale è fondamentale. Quindi il mio compito è farla stare stare bene al cento per cento anche a livello mentale.

E la parte meno bella?

Siamo sempre in viaggio. E’ un lavoro he mi porta a stare fuori sette giorni su sette per dire, o comunque cinque giorni alla settimana. Mi porta a stare via tanto, viaggiamo tanto, voliamo tanto. Quindi è un lavoro proprio a trecentosessanta gradi, ma è continuo, la preparazione è continua durante tutto l’anno. Durante la stagione che inizia a ottobre facciamo tutto il giro d’Europa, poi a marzo si va negli stati Uniti o in Canada e la preparazione comunque non si ferma mai per tutto l’arco dell’anno.

Secondo te quali sono le speranze di medaglia per Sofia?

Le carte in tavola ci sono, è una pista che piace a Sofia, è una pista dove Sofia ha già vinto svariate volte e il pubblico in casa ovviamente aiuta tanto. Sicuro poi che le pressioni non mancheranno.

E per quanto riguarda tutta la squadra dello sci?

Anche qui non mancano le possibilità. Scia forte Federica Brignone come anche le due sorelle Delago.

Giulio Ferrarini