Una cisti ovarica di 50 kg è stata asportata ad una paziente all’ospedale di Borgo Trento. Si tratta di un caso raro e di un intervento estremamente complesso, che è stato eseguito con successo e ha coinvolto specialisti di più discipline, coordinati dall’Uoc Ostetricia e Ginecologia B diretta dal dottor Valentino Bergamini. La cisti era composta da liquido e tessuto solido. La signora di 74 anni è giunta in ospedale con una marcata distensione addominale che stava causando una insufficienza respiratoria e una insufficienza renale, oltre ad una significativa limitazione funzionale nelle attività quotidiane. Gli accertamenti diagnostici in Pronto soccorso hanno evidenziato una neoformazione di imponenti dimensioni estesa a tutto l’addome, che comprimeva gli organi addominali dislocandoli, il diaframma e impediva la circolazione del sangue agli arti inferiori.
Data la complessità del caso e i potenziali rischi emodinamici, il ginecologo Stefano Scarperi e l’équipe multidisciplinare hanno dovuto eseguire il processo in più fasi nel corso di un unico lungo intervento. Inizialmente, è stato gradualmente ridotto il volume della massa aspirando il liquido per salvaguardare gli organi interni e i rischi legati ad una improvvisa decompressione della cavità addominale. Successivamente è stata eseguita la graduale liberazione della massa dalle aderenze con gli organi addominali, con il team della Chirurgia dell’esofago e dello stomaco. Una volta liberata, la cisti è stata completamente asportata. L’equipe ha poi eseguito una isterectomia totale (asportazione dell’utero) e anche del secondo ovaio non intaccato dalla massa.
Piuttosto lunga e complessa anche la fase post-operatoria, con monitoraggio in Terapia intensiva dei parametri vitali, prima di essere trasferita nel reparto di degenza ordinaria per riprendere progressivamente le funzionalità e poi la mobilità.
Un’équipe multidisciplinare
Vista la complessità e rarità del caso, l’intervento è stato pianificato attraverso un approccio multidisciplinare che ha coinvolto specialisti di Ginecologia oncologica B (dott. Valentino Bergamini, dott. Stefano Scarperi), Chirurgia Esofago e stomaco (prof. Simone Giacopuzzi e dott. Jacopo Weindelmayer), Anestesia e rianimazione (dott.ssa Cristina Buttazzoni), Dipartimento Emergenza e Terapie intensive (direttore prof. Enrico Polati). Tutto si è svolto con il fondamentale supporto del personale infermieristico altamente qualificato: dott.ssa Chiara Carlotta Marsotto, caposala sala operatoria, dott.ssa Maria Grazia Marchiori caposala degenze Ginecologia, dott.ssa Cecilia Margotto, rappresentante delle infermiere del reparto di ginecologia.
Questo caso rappresenta un esempio estremo. Tuttavia molte patologie dell’apparato riproduttivo femminile possono svilupparsi in modo silente senza manifestare sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Cisti ovariche, fibromi uterini, endometriosi, patologia dell’endometrio e neoplasie ginecologiche possono progredire per mesi o anni prima di dare segnali clinici significativi. Per questo motivo è fondamentale sottoporsi a una visita ginecologica con ecografia pelvica almeno una volta l’anno anche in condizioni di pieno benessere. La visita annuale consente una diagnosi precoce e quindi trattamenti meno invasivi con prognosi più favorevole.
Sottolinea Valentino Bergamini, direttore Uoc Ostetricia e Ginecologia B: “Questo caso clinico rappresenta un esempio di chirurgia ad altissima complessità, in cui la gestione non può essere limitata al singolo specialista ma richiede pianificazione meticolosa, visione sistemica della paziente e un’integrazione tra diverse competenze specialistiche. L’impatto della patologia coinvolge infatti non solo l’apparato ginecologico e la maggior parte degli organi addominali ma l’intero equilibrio fisiologico, rendendo indispensabile un approccio multidisciplinare strutturato. Il successo dell’intervento è stato possibile grazie alla sinergia tra ginecologi, chirurghi generali, anestesisti, intensivisti e personale infermieristico altamente qualificato, in un contesto organizzativo adeguato alla gestione di pazienti ad alto rischio. Questo modello rappresenta oggi lo standard necessario per affrontare casi rari e complessi, trasformandoli in percorsi di cura efficaci e sicuri. Allo stesso tempo, questo caso ci ricorda quanto sia fondamentale investire nella prevenzione: molte patologie ginecologiche possono evolvere in modo silente per lungo tempo. La diagnosi precoce, attraverso controlli periodici, consente di intervenire in fasi iniziali con trattamenti meno invasivi e migliori prospettive prognostiche. La prevenzione rimane quindi uno degli strumenti più potenti per tutelare la salute della donna e ridurre la necessità di interventi così complessi”.



