Risiko Brennero

La concessione scaduta nel 2014 è in regime di proroga. Ora il MIT deve sciogliere il nodo. Un banco di prova per i rapporti tra Stato, autonomie territoriali e Unione Europea

La partita per la concessione dell’Autostrada del Brennero entra nella fase decisiva e si trasforma in un banco di prova per il governo e per i rapporti tra Stato, autonomie territoriali e Unione Europea. La gestione della A22 è formalmente scaduta nel 2014 e da oltre dieci anni prosegue in regime di proroga. Ora il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è chiamato a sciogliere il nodo: confermare l’impianto del bando con il diritto di prelazione a favore dell’attuale concessionaria oppure riscriverlo togliendo il diritto di prelazione alla luce dei rilievi europei. Il cuore del problema è proprio la prelazione. La normativa italiana consente al gestore uscente, in caso di gara, di pareggiare l’offerta migliore e mantenere la concessione. Un meccanismo pensato per tutelare la continuità gestionale e valorizzare gli investimenti già programmati, ma che, secondo la Commissione europea e la Corte di Giustizia Ue, rischia di alterare la concorrenza. Dal canto loro le Province autonome di Trento e Bolzano – azioniste di peso della società Autobrennero – difendono il modello pubblico-territoriale e spingono per una soluzione che garantisca continuità e governance locale. Il governo, tuttavia, deve misurarsi con un equilibrio più ampio. Ignorare i rilievi europei significherebbe esporsi al rischio di una procedura d’infrazione e a un contenzioso capace di bloccare ulteriormente la concessione, prolungando l’incertezza. Riscrivere il bando eliminando o attenuando la prelazione, invece, potrebbe aprire la porta a grandi gruppi infrastrutturali nazionali e internazionali, con una gara competitiva e investimenti programmati per decenni. La dimensione economica è centrale in quanto la nuova concessione avrebbe una durata cinquantennale e comporterebbe un piano di investimenti significativo, tra manutenzioni straordinarie, digitalizzazione, sicurezza e opere di compensazione ambientale. Di primaria importanza anche il capitolo delle risorse già versate all’erario: si parla di centinaia di milioni come extra utili e “fondo ferrovia”. In caso di riformulazione o annullamento della procedura, quei fondi non potrebbero restare automaticamente in capo al gestore uscente ma dovrebbero essere ricondotti nell’alveo della nuova gara oppure restituiti agli enti, secondo le regole contabili e contrattuali vigenti. La A22 diventa, così, un caso emblematico del rapporto tra sovranità nazionale e diritto europeo. Da un lato la volontà di difendere un modello di gestione radicato nei territori; dall’altro l’obbligo di garantire mercati aperti e competitivi nel rispetto dei rilievi europei. Il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta definitiva. La decisione del MIT non avrà effetti solo sull’autostrada del Brennero, ma costituirà un precedente per l’intero sistema delle concessioni autostradali italiane. In gioco non c’è soltanto una tratta strategica, ma la credibilità del Paese nel coniugare autonomia, concorrenza e certezza delle regole.

Christian Gaole