(di Bulldog) Non ce ne voglia il generale Roberto Vannacci, ma il successo della manifestazione di oggi più che segnare un clamoroso debutto è la conferma di un sentiment consolidato nell’elettorato di destra-centrodestra italiano e veronese in particolare. E’ dal 1970, dalla fine del miracolo economico con le rivendicazioni di piazza, il movimento degli studenti, Valle Giulia, la deriva terrorista, che la destra italiana vagheggia il ritorno “dell’uomo forte”, del “regime di salvezza nazionale” che rimette a posto le cose.
Monicelli e Albertazzi ne ricavarono un film, un titolo classico della commedia all’italiana: “Vogliamo i colonnelli!”. Ma il contesto di allora non era altrettanto spassoso: i colonnelli presero il potere in Grecia, in Turchia, in Portogallo (anche se lì erano socialisti e non conservatori tanto che la loro fu la “rivoluzione dei garofani”), in Argentina, in Cile e in un’altra mezza dozzina di Paesi. E la destra italiana guardava chiaramente a quegli esempi.
Sto dicendo che Vannacci è il nuovo Videla? Non pensateci nemmeno, sarebbe una stupidaggine. Ma l’accoglienza della sinistra radicale oggi a San Martino serve soltanto a consolidare l’immagine di “uomo forte”, di “vero e unico avversario” dei progre nostrani. Il risultato? Vannacci crescerà ancora di più, ma sempre all’interno del perimetro del centrodestra di governo cui genererà forti mal di stomaco e forse di più. Perché Vannacci non è poi questa gran novità politica?
Al di là dei temi – uguali a quelli di venti, trent’anni fa – c’è nell’elettorato di centrodestra un 30% di elettori mobili che si spostano fra i tre partiti seguendo il leader più carismatico del momento: Berlusconi prima, Salvini poi, la Meloni oggi. Domani (già oggi in parte) Roberto Vannacci.
C’è il 6% del vecchio MSI, ci sono quelli della destra radicale oggi fuori dai giochi del Palazzo ma presenti sul territorio. Ci sono i delusi della scelta atlantica della Meloni, del suo sostegno a Zalensky – un ebreo contrapposto al cristiano e uomo forte Putin – , della sua amicizia con Bibi Netanyahu (e sono gli stessi che contestarono la kippah di Gianfranco Fini allo Yad Vashem); ai CPR in Albania vuoti…
Quell’elettorato lì non scomparirà, non si asterrà, andrà a votare centrodestra e se in quel campo troverà Vannacci lo voterà, altrimenti lo cercherà in un altro spazio della scheda elettorale.
Quanto pesa e peserà Vannacci a Verona nel prossimo giro elettorale del 2027? Attualmente a livello nazionale cuba attorno al 3 e mezzo percento. In pratica Vannacci “conta” come Carlo Calenda e Matteo Renzi. A livello nazionale. A locale, considerando quanto la destra più radicale trovi consensi, potrebbe ragionevolmente raddoppiare il suo peso e puntare persino alla doppia cifra. In fondo, non ricorda i temi del primo Tosi, quello dell’autobus a ingressi separati? Quel Tosi irruppe a valanga nella vita pubblica cittadina e governò per dieci anni. Se fosse così – attendiamo i primi sondaggi più strutturati – Vannacci e i suoi colonnelli veronesi saranno i kingmaker del prossimo candidato sindaco per il centrodestra.
E la notizia, più che impensierire Tommasi & Trevisi, è un vero incubo per fratelli, leghisti e forzisti di casa nostra. Lo scenario è cambiato e c’è un nuovo sceriffo in città.



