(bg) Ci sono dei momenti, delle frasi, che pesano più di altro nelle campagne elettorali. Che le segnano in qualche maniera, ne determinano il percorso e il passo. Faccio un salto indietro di dieci anni. Federico Sboarina vs Patrizia Bisinella. Alla prima convention, Sboarina presentò al pubblico raccolto alla Veronamercato, la moglie, con uno slogan bruciante: “Vi presento Alessandra che fra cinque anni, vi assicuro, non sarà candidata a sindaco di Verona”. Quindici parole per evidenziare il limite della campagna di Bisinella, essere in effetti l’allora fidanzata del sindaco uscente Flavio Tosi (poi sposatisi nel 2020). La candidata di Fare! dovette poi rabbiosamente inseguire questo statement, quello che sottintendeva, e il dubbio che aveva seminato fra gli elettori d’area, battendo la candidata del centrosinistra al primo turno e perdendo poi al ballottaggio.
Ieri Damiano Tommasi – piacerà o no, ma certamente meno sprovveduto di quanto voglia lui stesso mostrare – ne ha piazzata un’altra altrettanto pesante: “C’è chi organizza un summit con i leader di partito per capire se trovano la quadra su un candidato, e c’è chi invece si ritrova per capire come scrivere quello che c’è da scrivere, analizzare quello che è stato fatto, correggere, coinvolgere, partecipare. Questo credo che sia il metodo e il modo di fare politica».
Anche qui in evidenza viene messo il limite della campagna altrui: si vota a primavera prossima e il centrodestra non c’è. Non soltanto non ha un candidato, ma nemmeno sta lavorando col territorio, coi quartieri, coi circoli dei partiti, per capire cosa fare, dove attaccare l’amministrazione uscente e come.
C’è chi vuole un sondaggio; chi non vuole l’evergreen Tosi; chi punta ad un esponente di Fratelli d’Italia purchè sia uno “delle origini”; chi invece propone un “fratello” di nuova affiliazione…insomma, tutti attenti a chi sarà il challenger ma non a cosa proporrà ai veronesi. Non a caso, alle dichiarazioni di Tommasi non ha risposto che il solo Marco Padovani sul filo dell’ironia per la retorica sportiva dello speech dell’attuale sindaco e sulla tradizionale contestazione: ciclabili e “sgrendeni” in città. Un po’ fragilina…rispetto a Tommasi e al centrosinistra che aspettano di chiudere i cantieri e non mancheranno di sottolineare che se lo scarrafone del filobus non piacerà ai veronesi, ad esempio e come assai probabile, la responsabilità “storica” sarà del centrodestra che per decenni ha sabotato e rinviato la “vera” tramvia.
Tommasi sottolinea il metodo, un “deficit di democrazia“: da un lato decide Roma, dall’altro i movimenti (coi partiti locali tutti dentro a fare il tifo e mettere in campo l’organizzazione) dal basso. E questo vulnus resterà – al pari di Alessandra Canova, moglie di Federico Sboarina – per tutto l’avvio della campagna elettorale.
Certo, snobbare Tommasi, non citare l’avversario, può essere un calcolo, ma nel dogfight chi colpisce per primo, colpisce due volte. E ieri l’underdog ha colpito diritto alla mascella. Per chi continua a sottovalutarlo un segnale non da poco…



