(di Sara Falchetto)
Ci sono aziende che parlano di sostenibilità e altre che la praticano davvero, giorno dopo giorno, scelta dopo scelta. Il Bilancio di Sostenibilità 2025 di Tinazzi, giunto alla sua quinta edizione, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non è un semplice documento formale, ma un racconto concreto di ciò che significa fare impresa oggi con responsabilità.
A guidare questo percorso è Francesca Tinazzi, che porta avanti una storia familiare lunga oltre sessant’anni. Un’eredità costruita dal nonno, consolidata dal padre e trasformata nel tempo in una realtà articolata, capace di crescere oltre i confini di Verona, radicandosi anche in Puglia e in Toscana. «L’azienda è nata come realtà familiare, ma crescendo abbiamo capito quanto fosse fondamentale il ruolo dei collaboratori e di tutto ciò che ruota intorno a noi, dagli stakeholder ai partner», racconta Francesca. «Oggi non si può più pensare a un’impresa come qualcosa di isolato».
Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce un’idea di sostenibilità che rifiuta le semplificazioni. «Sostenibilità non è essere biologici», chiarisce. «È molto di più: significa sostenibilità economica e sociale. La rendicontazione serve proprio a questo, a rendersi conto del proprio impatto sulla società e sull’ambiente e comunicarlo agli stakeholder».
Un approccio che si riflette anche nelle scelte strategiche.
«Per me la parte più importante resta la governance», sottolinea. «Se non ho un’azienda economicamente e finanziariamente stabile, non può esserci nient’altro». Parole che assumono ancora più peso se lette alla luce delle difficoltà attraversate dal settore vinicolo. Tinazzi non è rimasta immune, il fatturato ha subito una contrazione significativa. Ma la risposta non è stata quella di arretrare.
«Il fatturato è diminuito del 25%», racconta Francesca con grande trasparenza, «ma abbiamo raddoppiato l’EBITDA, ovvero il guadagno operativo dell’azienda. È stato un cambiamento obbligato, certo, ma siamo riusciti a farlo grazie alla nostra solidità . La riorganizzazione commerciale e di marketing è stata fondamentale, abbiamo creato una divisione molto più strutturata grazie anche alla figura di Marco Fasoli e alla sua esperienza».

Parallelamente, l’impegno ambientale continua a evolversi. Nei vigneti, ad esempio, la sperimentazione è costante: dall’introduzione di 6.000 barbatelle di Souvignier Gris, vitigno PIWI resistente alle principali malattie fungine, all’uso della tecnologia Trapview per monitorare in tempo reale gli insetti dannosi. E poi c’è Longevitis, un progetto che unisce ricerca e visione: uno studio sviluppato con l’enologo Gianni Gasperi e il professor Fulvio Mattivi della Fondazione Edmund Mach, con l’obiettivo di ottenere tannini naturali capaci di migliorare la stabilità e la longevità del vino.
Anche la gestione delle risorse racconta un cambiamento concreto. L’introduzione del sistema di depurazione MBR ha ridotto i prelievi idrici del 40% e i rifiuti di fanghi del 68%. L’energia pulita cresce, grazie al potenziamento dell’impianto fotovoltaico nella sede di Lazise, mentre le emissioni di CO₂ diminuiscono anche attraverso scelte produttive mirate. Tra queste, una in particolare colpisce per la sua semplicità ed efficacia: la riduzione del peso delle bottiglie. Dalle più pesanti bottiglie “imperiali” si sta passando a formati più leggeri, come la “prince”, oggi utilizzata per oltre il 40% della produzione.
Ma la sostenibilità, per Tinazzi, è anche — e forse soprattutto — una questione di coerenza nelle relazioni: «Abbiamo creato un codice di condotta per i fornitori», spiega Francesca. «Chi si adegua resta nostro fornitore. Vogliamo lavorare con chi condivide la nostra etica».
Lo stesso approccio si ritrova nelle iniziative sociali. Tinazzi sostiene progetti che generano impatto reale, dalle attività di inclusione e housing sociale con Città in Fiore all’inserimento lavorativo di persone con disabilità insieme alla Cooperativa La Quercia. L’azienda investe anche nelle nuove generazioni attraverso borse di studio e percorsi di apprendistato per futuri cantinieri, in collaborazione con l’Istituto Tusini di Bardolino. E poi c’è lo sguardo che si allarga fino al mare, in Puglia, dove l’azienda è presente con le proprie tenute. Qui nasce la collaborazione con Jonian Dolphin Conservation, impegnata nella tutela dei cetacei nel Golfo di Taranto.
Questo percorso, fatto di scelte quotidiane e visione a lungo termine, ha ricevuto anche un riconoscimento importante, il premio del Corriere della Sera – Buone Notizie per il Bilancio di Sostenibilità 2024, che ha inserito Tinazzi tra le realtà più virtuose d’Italia nella categoria piccole imprese.
Durante la fiera Vinitaly, l’azienda presenterà, nel suo stand B8 nel Padiglione 4, la speciale selezione di vini provenienti dalle proprie tenute agricole per esprimere il legame con i territori e di una visione produttiva sempre più orientata all’enoturismo.



