Un altro record: il più duraturo “governo balneare” della storia repubblicana

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la riunione dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi G7 a Borgo Egnazia, Giovedì, 13 Giugno 2024 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Prime Minister Giorgia Meloni during the meeting of the Heads of State and Government of the G7 countries in Borgo Egnazia, Thursday, 13 June 2024 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

(di Bulldog) Per chi non se ne fosse accorto, la campanella dell’ultimo giro è suonata davvero per il governo di Giorgia Meloni. Che questo giro finisca in autunno, nella prossima primavera o fra un anno (l’ipotesi meno probabile) poco importa: questa maggioranza parlamentare ora sta pensando alla sua sopravvivenza e a null’altro. I parlamentari passeranno le prossime settimane a trovare soluzioni per ottenere la riconferma: si lavoreranno i capibastone; usciranno con comunicati roboanti per convincere i propri referenti di quanto sono efficaci, duri, presenti, cazzuti nel trattare i problemi del mondo.

Ma questi saranno l’ultimo, ma proprio l’ultimo, dei loro pensieri.

Del rilancio economico, dell’uscita dallo sforamento del deficit, di Hormuz o di Kiev non gliene potrà fregare di meno. Del loro collegio, idem. L’unica cosa che conterà nella loro mente sarà la riconferma. E quindi, a maggior ragione, di legge elettorale e di preferenze nemmeno a parlarne. Il campo di gioco non si cambia a partita iniziata: la corsa al seggio 2027 è già iniziata e nessuno ha voglia di tornare a battere i marciapiedi per ottenere finanziamenti e voti.

Zero illusioni. Una sola certezza: si approverà qualunque legge di spesa pur di far contenti gli elettori, qualunque marchetta sarà ben accolta e bipartisan.

Gli unici che torneranno a guardare al territorio – alla ricerca di posizioni utili per sopravvivere – saranno quei parlamentari che già son sicuri di non essere nelle grazie dei vari capataz e che quindi scenderanno di posizione nelle liste future oppure scompariranno.

Davanti a questo scenario – non nuovo nella vita repubblicana -, davanti a questo cupio dissolvi che mortificherà l’azione di governo e farà crollare la credibilità delle istituzioni forse non sarebbe male mettere una data certa. La fine di questa legislatura e la nascita di una nuova stagione politica che, probabilmente, vedrà le forze in campo portare a casa i risultati elettorali di cinque anni fa, ma almeno avremmo un Parlamento con un arco temporale davanti lungo e di “costruzione” e non di “distruzione” come l’attuale.

Di governi balneari ne abbiamo visti tanti, avevano una funzione utile: duravano poco e facevano in minimo indispensabile. L’attuale rischia di diventare il più duraturo governo balneare, un’anatra zoppa in un forno a lenta cottura. Per il Paese non la soluzione migliore.