Il pareggio strappato ieri dall’Hellas sul campo della Cremonese, pur con una formazione rimaneggiata per le tante assenze, è l’ennesima occasione mancata. Quando devi rincorrere la salvezza e hai di fronte una Cremonese che sta attraversando un momento nerissimo, devi portare a casa tre punti. E invece è arrivata l’ennesima camomilla tiepida che non placa il mal di pancia e, soprattutto, non calma una tifoseria sempre più delusa e preoccupata.
Il calvario del calciomercato: un problema che si ripete.
E qui si tocca il punto dolente, quello che ormai è diventato un ritornello triste per i tifosi del Verona: il calciomercato. Ogni volta che si aprono le sessioni di mercato, qualcosa nella testa dei giocatori sembra cambiare: le prestazioni calano vistosamente, la concentrazione scende, l’impegno diventa tiepido. E i risultati parlano chiaro. Senza andare troppo lontano con la memoria, le ultime sconfitte contro Torino e Bologna – squadre in palese difficoltà – sono lì a dimostrarlo. Partite che potevi e dovevi vincere, buttate via con prestazioni inconsistenti che lasciano tanti dubbi. Cosa passa nella testa dei giocatori quando iniziano a circolare le voci di mercato? È una questione di scarsa professionalità? Di mancanza di attaccamento alla maglia? Di sogni di gloria altrove che distraggono dal presente? Le risposte non arrivano, né dalla società né dallo staff tecnico, e questa mancanza di chiarezza alimenta solo frustrazione. Come detto, il problema non è nuovo e non imputabile alla nuova società. Ma il fatto che si ripeta stagione dopo stagione, sia a gennaio che in estate, fa pensare che ci sia qualcosa di strutturale che non funziona nell’ambiente Verona.
Una società che fatica a comunicare.
La Presidio Investors non può essere chiamata in causa per la sindrome da mercato, che arriva da lontano. Però ha altre lacune che stanno diventando sempre più evidenti: la mancanza di comunicazione e un immobilismo che preoccupa. Va benissimo parlare di progetti futuri, di stadio nuovo, di infrastrutture. Sono cose importanti, nessuno lo mette in dubbio. Ma i tifosi vogliono capire anche cosa succede sul campo, quali sono gli obiettivi reali della stagione, se esiste un piano B nel caso le cose dovessero mettersi male. Se l’obiettivo è la salvezza, va bene, ma allora servono rinforzi, serve una strategia chiara. Se invece il progetto prevede un percorso più lungo che potrebbe anche contemplare una discesa in B per ripartire con basi più solide, la prospettiva cambia e non di poco. I tifosi non sono bambini, possono capire e accettare anche scelte difficili, ma devono sapere dove sta andando la loro squadra. Continuare a parlare di investimenti e ambizioni di classifica quando poi sul campo si vede tutt’altro rischia di creare un fossato sempre più profondo tra società e tifoseria. E questo è un lusso che il Verona, in questo momento, non può permettersi.
L’Hellas ha ancora un futuro?
Ed eccoci alla domanda scomoda (alla provocazione?) che nessuno vuole fare ma che molti hanno in testa: l’Hellas Verona ha ancora un suo spazio nel calcio che conta? C’è ancora qualcosa che rende questo club attrattivo e interessante? Non basta rifarsi ai fasti del passato o consolarsi con l’essere in serie A. Bisogna guardare avanti e chiedersi: dove stiamo andando? Qual è il progetto? Quale identità vogliamo costruire? Il rischio concreto è quello di diventare una squadra senza un’identità precisa, senza quella progettualità che serve per attrarre giocatori di qualità, investitori seri e soprattutto per mantenere viva la passione dei tifosi.
Alberto Cristani



