Un ministro per Verona

(di Christian Gaole)
Stabile fra le prime 5 mete turistiche italiane, seconda destinazione veneta e votata come quarta destinazione europea da visitare nel 2026, Verona ha finalmente il «suo» ministro del Turismo. Gianmarco Mazzi ha giurato davanti al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Una nomina, questa, che spariglia le carte sulla tavola della politica veronese, ponendo proprio Mazzi in una posizione di vantaggio rispetto ai colleghi locali. Nella scelta del primo cittadino, l’ormai ex sottosegretario alla Cultura, avrà voce in capitolo quando i tre leader del centrodestra dovranno scegliere a chi assegnare il Comune scaligero, che vede in pole position un nome di Fratelli d’Italia. Anche se per il centrodestra un candidato unitario ancora non è stato espresso, in casa Meloni, più di un nome eccellente sarebbe pronto a farsi avanti per indossare la fascia tricolore.
Si parlava dell’eurodeputato Daniele Polato di FdI ed ex Forza Italia, e di Ciro Maschio presidente della Commissione Giustizia della Camera che non disdegnerebbero la fascia tricolore. Ma la promozione di Mazzi, rimescola le carte e una consultazione con il neoministro si dà per scontata in prossimità della decisione sul nome per Verona 2027.
La militanza nel Fronte della Gioventù
Mazzi ha mosso i primi passi nella politica militando, negli anni settanta, nel Fronte della Gioventù, movimento giovanile del Msi, oltre che attraverso i microfoni di radio Ondaeuropa, emittente triestina legata al mondo della destra. Una vita, la sua, che si è mossa tra la tv, in quanto responsabile dei contatti con il mondo dell’informazione per il Fronte della Gioventù, e la cultura, in quanto dal 2017 al 2022, anno in cui è stato eletto in Parlamento, ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato della società che gestisce le attività televisive e live dell’Arena di Verona.
Approdato in Alleanza Nazionale, Mazzi per diversi anni ha ispirato la comunicazione del movimento nato dalle ceneri del Msi e ha aiutato l’ex senatore del Msi (e poi Alleanza Nazionale, Polo delle Libertà e Casa delle Libertà), Paolo Danieli, a organizzare diverse campagne elettorali, tra cui quella del 2001, significativa perché, come scrive Danieli nella sua biografia: «Bisognava mandare a casa la sinistra che governava dal 1996».
Mazzi è sempre rimasto un passo indietro, ma uno avanti a tutti: nella stessa campagna del 2001 fu lui a dare a Gianfranco Fini i mezzi per farsi amare dalla folla, raccontando la storia di uno zuccherificio. La reazione dell’autore della svolta di Fiuggi non si fece attendere e da lì, il neoministro ha cominciato a sedere nelle stanze dei bottoni, parlando quando serve e mai a vanvera.
Quanto alla cultura e agli spettacoli il suo curriculum parla chiaro: manager e produttore tra musica, TV e solidarietà: dalla Nazionale Cantanti con Mogol e Gianni Morandi, ha lavorato con Adriano Celentano, Luciano Ligabue e Mina. Ha diretto diverse edizioni del Festival di Sanremo e ha firmato grandi eventi TV e solidali di successo internazionale.
Profetizzare che il nome di Mazzi potrebbe essere inserito nella lista dei papabili sindaci di Verona sarebbe fuorviante, certo è che il suo parere dovrà un peso, sia a livello nazionale, visto il ruolo affidatogli da Meloni, un ministero che nell’ultimo periodo non ha certo brillato per iniziative.
E forse, perché no, potrà risvegliare un partito che alle ultime elezioni ha visto due ex forzisti sorpassare a mani basse i candidati della “vecchia guardia” spinti dalla segreteria del partito.