“Un mondo in fiamme”

(di Giulio Ferrarini)

“Un mondo in fiamme”. Così si chiamerà l’edizione 2026 del Festival del Giornalismo di Verona. Un titolo evocativo che vuole rappresentare in poche parola quella che è situazione geopolitica attuale.
L’evento è organizzato dall’Associazione culturale Heraldo con la co-organizzazione Comune di Verona.
Quest’anno al Festival, che inizierà il 28 febbraio e terminerà l’11 aprile, ci saranno oltre 90 fra relatori e moderatori che si divideranno in 10 location diverse tra la città e la provincia veronese. Ci saranno quattro giorni di Festival all’Officina Machiavelli, che però saranno anticipati da altrettanti appuntamenti extra in provincia: si andrà a Negrar, Povegliano, Affi e Garda.
“Ogni anno – ha detto Ernesto Kieffer, presidente Associazione Culturale Heraldo – cerchiamo di aggiungere un piccolo tassello a quelle che sono le caratteristiche, gli elementi già ormai consolidati nel corso degli anni. Quindi cerchiamo di confermare quelle che a noi sembrano le cose positive che hanno funzionato, come ad esempio le location o comunque gli argomenti trattati. Anche quest’anno avremo i tre giorni principali che saranno dopo l’inaugurazione del giovedì sera, il venerdì dedicato all’ambiente e alle migrazioni, il sabato la mattina l’intelligenza artificiale, il pomeriggio all’attualità e la domenica generalmente, e anche quest’anno è confermato, interamente dedicato alla geopolitica.Una novità di quest’anno – ha proseguito – sarà la mostra fotografica del giornalista, reporter Lorenzo Colantoni. Poi – ha concluso Kieffer – ci saranno tre spettacoli teatrali il venerdì, il sabato e la domenica sera, tutti dedicati ai temi che saranno stati trattati nel corso della giornata”.
L’assessora alle manifestazione del Comune di Verona Alessia Rotta ha sottolineato come questo Festival sia un’enorme risorsa per la città in quanto tutti gli ingressi sono gratuiti.
Sara Meneghetti di Fucina Culturale Machiavelli ha poi evidenziato come sia fondamentale parlare dei temi che già vengono annunciati nel titolo della rassegna e come tutto ciò possa essere un fondamentale spunto di riflessione.