Una nuova strada per la stenosi aortica

Curare il cuore dei pazienti più anziani e fragili è una sfida sempre più frequente. Molte persone che soffrono di stenosi aortica severa, una grave malattia delle valvole cardiache che ostacola il passaggio del sangue dal cuore al resto dell’organismo, presentano anche restringimenti nelle arterie coronarie. Stabilire se queste lesioni debbano essere trattate oppure no è una delle decisioni più delicate per i cardiologi.
Una ricerca pubblicata sull’European heart journal e coordinata dall’Università di Verona suggerisce che un approccio più mirato, basato sullo stato funzionale delle coronarie, può migliorare gli esiti clinici e ridurre la mortalità.
Lo studio, chiamato Faitavi (Functional assessment in Tavi), è stato guidato dai cardiologi Flavio L. Ribichini, direttore della Clinica Cardiologica dell’AOUI di Verona, Roberto Scarsini e Gabriele Pesarini della sezione di Cardiologia del dipartimento di Medicina, con il coinvolgimento di numerosi centri cardiologici italiani.
Di questo studio e degli altri condotti in questo ambito si è parlato in occasione del seminario “Building the future of cardiology together” che si è tenuto venerdì 13 marzo al Centro Marani dell’ospedale di Borgo Trento. Nel corso dell’evento, è stato presentato il nuovo bando della borsa di studio intitolata alla memoria diMichele Pighi, cardiologo e docente di Cardiologia dell’ateneo scaligero scomparso nel settembre 2022. Ha partecipato all’evento Stefano Andreaggi, specialista in Cardiologia e vincitore della scorsa edizione, in collegamento dal Massachusetts General Hospital di Boston. Presente anche Daniele Pighi, padre di Michele. La stenosi della valvola aortica colpisce soprattutto gli anziani e negli ultimi anni viene spesso trattata con una procedura mini-invasiva chiamata impianto transcatetere della valvola aortica, nota con l’acronimo Tavi (Transcatherer aortic valve implantation). Durante questa procedura i medici inseriscono una nuova valvola cardiaca attraverso un sottile catetere introdotto generalmente da un’arteria della gamba e guidato fino al cuore. La valvola artificiale viene quindi posizionata all’interno di quella malata e la sostituisce senza la necessità di un intervento chirurgico a torace aperto.
Tuttavia, una parte significativa dei pazienti che devono sottoporsi a questa procedura presenta anche malattia coronarica, cioè restringimenti delle arterie che portano sangue al cuore. In questi casi i medici devono decidere se intervenire con angioplastica e stent oppure se evitare il trattamento.
La ricerca, condotta in 15 centri italiani, ha coinvolto 320 pazienti con un’età media di 86 anni sottoposti alla procedura Tavi. I risultati mostrano un vantaggio significativo per l’approccio basato sulla fisiologia delle coronarie. Dopo un anno di osservazione, gli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori – tra cui morte, infarto, ictus o nuove procedure coronariche – si sono verificati nell’8,5 per cento dei pazienti trattati con la strategia guidata dalla misurazione del flusso coronarico, contro il 16 per cento di quelli trattati sulla base della sola angiografia. La differenza è stata legata soprattutto a una riduzione della mortalità complessiva.
Secondo i ricercatori, questo metodo permette di intervenire solo sulle lesioni realmente pericolose, evitando procedure non necessarie e riducendo il rischio di complicanze in pazienti particolarmente fragili.