Una tragedia che diventa pandemia emotiva

A distanza di tempo, la tragedia di Capodanno a Crans-Montana continua a farsi sentire come un’eco persistente, difficile da silenziare.
L’incendio divampato all’interno del locale “Le Constellation”, che ha causato 41 vittime e oltre 115 feriti – molti dei quali giovanissimi – non appartiene più soltanto alla cronaca, ma alla memoria emotiva collettiva. Per chi ha perso familiari o amici, e per chi è sopravvissuto, le ferite non si sono chiuse con il silenzio delle sirene e dei titoli dei giornali.
Al contrario, è spesso proprio nel tempo successivo che il trauma emerge con maggiore forza.
Esperienze di questa portata possono infatti evolvere in Disturbi da Stress Post-Traumatico (PTSD) con sintomi quali flashback, insonnia, ansia persistente, iper-vigilanza e un senso costante di allarme. Per molte famiglie, il dolore resta amplificato dall’attesa di risposte chiare e definitive su quanto accaduto.
Questa sospensione, fatta di domande senza soluzione, può ostacolare il processo di elaborazione del lutto e cristallizzare l’angoscia. Il bisogno di giustizia e di comprensione diventa parte integrante del percorso emotivo. Un trauma di tale portata richiede un supporto psicologico strutturato e continuativo. Ma l’impatto non si limita a chi era presente quella notte.
Anche chi ha seguito la vicenda attraverso i media può aver sperimentato conseguenze psicologiche reali. È il cosiddetto “trauma vicario” o traumatizzazione indiretta: un’onda emotiva che si propaga attraverso i racconti, le immagini, le storie delle giovani vite spezzate.
Il cervello umano, attraverso l’empatia, può reagire come se l’evento fosse stato vissuto in prima persona. Ansia, tristezza, difficoltà di concentrazione, pensieri intrusivi e paure legate alla sicurezza, propria e dei propri cari, sono reazioni frequenti. In un’epoca in cui le tragedie vengono consumate quasi in tempo reale, il confine tra esperienza diretta e osservata si assottiglia sempre di più.
A rendere particolarmente destabilizzante quanto accaduto a Crans-Montana è l’elemento di normalità del contesto. Una notte simbolo di passaggio e speranza si è trasformata improvvisamente in un evento di morte. Lo shock pertanto non è stato solo individuale, ma sociale e identitario.
La Psicologia definisce questo meccanismo “violazione del senso di prevedibilità”, ovvero quando un evento traumatico irrompe in un contesto percepito come sicuro, infrange l’illusione di controllo su cui la mente costruisce la propria stabilità. Routine, aspettative e certezze vengono spezzate, lasciando spazio a una ricerca di senso irrisolta. Nel tempo, questa frattura interna può manifestarsi con angoscia diffusa, evitamento di luoghi affollati, difficoltà a partecipare a momenti di condivisione.
Parlare dell’accaduto, dare voce alle emozioni, riconoscere il bisogno di aiuto e rivolgersi a professionisti della salute mentale restano passaggi fondamentali. Solo attraverso l’elaborazione condivisa e il sostegno è possibile trasformare una tragedia collettiva in un percorso di resilienza, restituendo dignità al dolore e spazio alla ricostruzione.

*Sara Veronica Rosa, psicologa e psicoterapeuta